domenica 5 luglio 2009

30

Ieri ho trascorso ancora una volt 13 ore a far servizio di volontariato.
Non ho un modo migliore di trascorrere i fine settimana, in assenza di amici preferisco tutte queste ore di "straordinario" piuttosto che affossarmi davanti al computer a non combinare nulla di buono (l'unica cosa buona è scrivere).
Per la prima volta, ho fatto servizio con il medico a bordo, quindi ci hanno assegnato casi di una certa importanza sanitaria.
Non avevo mai avuto modo di parlare con questo medico, di trascorrere molto tempo in sua presenza.
Abbiamo fatto diversi servizi in mattinata ed altrettanti nel pomeriggio, tutti in successione. L'unico momento di riposo è stato, fortunatamente, all'ora di pranzo.
Io, essendo dovuto rimanere al centralino per l'assenza del dipendente, ho avuto modo di pranzare con calma mentre il resto della squadra era in attività per un codice rosso. Al loro ritorno, ho voluto intrattenermi con loro, sperando che si avviasse una buona conversazione.

E' stata l'occasione perchè mi venissero rivolte parecchie domande, le solite di rito, insomma: cosa faccio, se studio o se lavoro, e dove, e che tipo di lavoro svolgo, da dove provengo, dove ho studiato etc.
Chimico.
L'esame per cui la dottoressa ha preso l'unico 18 durante la sua vita universitaria, volendo far intendere che a tutti gli altri ha sempre preso 30, specificando anche che alla seduta di laurea era arrivata con la votazione di 105.
Poi, si è rivolta a me così, dopo aver risposto a tutto il resto: " Allora tu sei uno grande".
Già, sto per compiere 30 anni, oramai.

"Ah, non li dimostri per niente".

Li per li, l'ho preso come un complimento anche perchè non è la prima volta che mi viene detto che sembro più giovane di quanto effettivamente ho.

Dopo, però, la mia mente ha cominciato a formulare un mucchio di "menate mentali", ripensando anche al passato.

Non dimostro di essere una persona adulta. Chissà quanto questo abbia influito sulla mia precedente esperienza con una donna 9 anni più grande di me.

Perchè tendono a darmi meno anni di quanti ne ho effettivamente? Sarà forse per il mio aspetto fisico molto magro ed asciutto, alle spalle strette ed ai pettorali con pochissimo muscolo? Dò l'impressione di essere giovane per la mia fisicità? Anche su questo, in passato, mi era stata mossa "critica", con quelle "spalle strette" e "correre a confrontarti con Flavio". Affermazione che mi aveva spinto ad iniziare l'attività in palestra, durata da agosto 2007 ad aprile 2008 tutto d'un fiato, tutti i giorni; il motivo non era solo quelle parole ma presagivo in quel momento che qualcosa sarebbe andato molto storto nella mia vita e mi è venuto naturale sfogarmi fisicamente, picchiandoci duramente nonostante la mia magrezza. La rabbia, tuttavia, era incalcolabile.

Tendenzialmente, sono sempre stato criticato sulla mia magrezza, da tutti. La colpa è dei miei genitori che non mi hanno mai spinto a fare sport, nè mi hanno concesso di praticarlo in modo agonistico ed impegnativo. Colpevolmente perchè in passato anche i miei fratelli maggiori hanno attraversato lo stesso "problema", risolto con lo sport. Ma, anche quando ho lasciato casa, non ho trovato mai una motivazione costante nel fare attività fisica, a parte la breve parentesi cestistica di strada che ho raccontato qualche post indietro.

Alla fine, la somma di queste riflessioni mi ha fatto formulare questa ipotesi: non sono visto dalle donne perchè non sono sessualmente attraente dal punto di vista fisico? Non avrò mai visibilità se non sono "bello ed abbronzato, dato che l'aspetto fisico è importante" ?

Ho 30 anni, sono alto 1,77 m e peso 66-67 kg; non posso fare più un gran chè, non posso pretendere di allargare l'ossatura, forse posso sviluppare un pò di più i muscoli ma il mio fisico è questo e lo sarà per qualche altro anno ancora, poi con la vecchiaia o ingrasserò fino all'inverosimile oppure continuerò a smagrirmi fino a pelle ed ossa, come un anziano signore cui abbiamo prestato assistenza proprio ieri.

Non mi è mai interessato molto del mio aspetto fisico, ho pensato solo a mantenermi in salute e a trarre divertimento con le brevi attività sportive che ho fatto. Ma se questo aspetto CONCORRERA' a precludermi una relazione ADULTA ... non avrò mai speranza?
Non è un caso che concluda così il mio intervento, perchè relazione adulta sarà il successivo argomento. Voglio, cioè, dare una mia definizione in base all'osservazione di questi ultimi anni.

lunedì 29 giugno 2009

Canzone

Stavo rincasando dal lavoro poco fa, sotto la pioggia, non avendo l'ombrello.
Lo stesso è accaduto venerdì.
Non mi spaventa affatto bagnarmi, nè temo i giudizi delle persone che mi vedono bagnarmi. Ci sono abituato fin dai tempi in cui, al liceo, ritornavo a casa con la vespa, inzuppandomi fino al midollo.
Uno, perchè è solo acqua; due, perchè tanto rientro a casa, quindi posso farmi una doccia e mettermi su qualcosa di asciutto. Il resto, non importa.
Poi, è molto piacevole.
E stasera, ritornando a casa appunto sotto la pioggia, mi è ritornata in mente una vecchia canzone di Niccolò Fabi, canzone che adoro. Ho ripensato a tutto il testo, ricantandolo e riflettendo sulle parole:

Non ho visto nessuno
andare incontro a un calcio in faccia
con la tua calma, indifferenza
sembra quasi che ti piaccia

camminare nella pioggia
ti fa sentire più importante
perché stare male è più nobile per te

ricordati che c'è
differenza tra l'amore e il pianto
fatti un regalo almeno ogni tanto e poi se puoi

fai finta che è normale
non riuscire a stare più con me
cerca un modo per difenderti
una ragione per pensare a te

la vita può cambiare in un momento
mi fa paura e anche se
il pavimento del paradiso sei per me…

fai finta che è normale
non riuscire a stare più con me
c'è soltanto un modo per riprendersi
lasciarsi un giorno e poi dimenticarsi

e qual è il grado di dolore
che riesci a sopportare
prima di fermare l'esecuzione

e chiedere soccorso a me
che non ti do
un motivo ancora per restare
nella storia di una storia che non c'è.

fai finta che è normale
non riuscire a stare più con me
cerca un modo per difenderti una ragione per pensare a te

lasciarsi un giorno
lasciarsi un giorno a roma
un giorno lasciarsi
e poi dimenticarsi
lasciarsi un giorno
lasciarsi un giorno a roma
un giorno a roma
lasciarsi e poi dimenticarsi

Ho ritrovato tutto il mio attuale (nonchè pregresso) stato d'animo, descritto in maniera perfetta.
In più, qualcosa a cui non spero, o credo, più.


giovedì 18 giugno 2009

Non aspettarsi nulla

Tiro da 3


Facendo volontariato, avrei occasione di conoscere un mucchio di gente.
Il problema è che non ci riesco, mi sento bloccato e così impiego dieci volte di più a sciogliermi.
E' successo alla finale di pallacanestro tra Siena e Milano. Una "collega" delle mie stesse origini era sempre li a chiedermi come andava, a chiamarmi, perchè mi vedeva troppo serio. In effetti, lo ero. Estremamente taciturno. Come anche in sede, quando si è in attesa di intervenire.

Durante quella partita, un giocatore mensanino ha lanciato la palla a canestro dalla distanza, segnando tre punti. Come sempre, ogni qual volta un tiro così va a punti, il pubblico esplode. In effetti, è apprezzabilissimo. Non so perchè ma quel tiro mi ha spinto indietro di 15 anni, riportandomi al primo anno di liceo quando, volendo emulare uno dei miei fratelli maggiori con il passato da giocatore, mi iscrissi hai campionati studenteschi. Ero una schiappa, non ero atleticamente a mio agio, non sapevo coordinarmi con la palla, non avevo la forza fisica. Eppure, nonostante le delusioni, continuavo ad allenarmi con la squadra, pur con tutti i complessi di inferiorità. Siamo arrivati alla fase finale regionale e quel giorno, non so perchè, ero particolarmente "furia" ed in formissima. Ispirato, psicologicamente pronto a giocare. Stranissimo. Ed infatti, durante gli allenamenti, lancia la palla dalla linea dei tre punti ed andai a canestro. Io ero stupefatto, anche se mi sentivo veramente in formissima e pronto; ancora di più, i miei compagni e l'allenatore, che non mi avevano visto mai in quella condizione, e ricordo ancora bene gli applausi ed i complimenti. Fu il mio primo tiro da tre.
Quella partita, poi, non si giocò mai perchè essendo giunti sul campo di gara in ritardo, la squadra in casa optò per la vittoria a tavolino.
Un giorno che ero in forma e non ho neanche potuto godermelo!
Decisi in seguito che non era cosa per me lo sport, mi sentivo troppo inferiore.

Anni più tardi, dopo la laurea, tra la fine del 2003 e la prima metà del 2004, per uno strano coinvolgimento che non voglio descrivere, ritornai su quei campetti e ci stetti tutti i giorni per diversi mesi, fin quasi la mia partenza per la mia città d'adozione. Giocavo da solo all'inizio, poi conobbi un gruppetto di dodicenni con i quali trascorsi tantissimi pomeriggi assieme a giocare, a sfidarci, sempre nella condizione psicologica di inferiorità perchè loro erano bravi ed agili, sapevano portare e giocare con la palla mentre io no. Uno di quei ragazzi è nella foto in alto.
Capitò ancora una volta di fare un tiro da tre; capitò anche di mettere a canestro per dieci volte di fila la palla dalla lunetta, davvero incredibile. Anche quel giorno ero sbloccato con la mente.

Ecco come mi sento in questo momento. Sto aspettando il mio tiro da tre punti, che mi permetta di centrare un obiettivo importante per la mia vita personale (non lavorativa), che mi dia enorme soddisfazione e che mi rimetta il piacere di vivere, che oramai ho nuovamente perso. Quel tiro da tre che mi ridia felicità, non mi faccia sentire inferiore, che mi sblocchi ancora una volta.
Carico troppo di aspettative questo tiro?


Research e Family Day

Sei mesi fa avevo parlato di come un'azienda funzioni allo stesso modo di un'orchestra. Fu l'occasione dell' incontro annuale aziendale.

Oggi, ancora una volta, c'è stato il meeting di metà anno.
Alcune parole e frasi sono rimaste ridondanti nella testa. Per le troppe volte che sono state affermate, per non credere a quelle parole.

Bisogna raggungere il successo ... il successo siamo noi ... noi siamo il valore dell'azienda ... la persona è al centro di tutto ... un'azienda non è una democrazia ... la democrazia sta fuori.

Successo. Sarà stata la parola più pronunciata, oggi. Una piccola società di 148 persone, di cui 100 ricercatori, che si atteggia a grande società farmaceutica, pur non sapendosi sostentare con le proprie forze economiche, ma avendo alle spalle una banca che sgancia quattrini. Onorevole l'idea di tagliare il cordone ombelicale da essa, ma fintanto che non si trovi un farmaco da commercializzare credo che si dovrebbe volare un tantino basso.
"Noi dobbiamo contribuire al successo. Noi, siamo il successo di quest'azienda, nonchè il suo valore".
Peccato, però, che come nella vita, puoi comunque suggerire le tue idee ma al 95% delle volte non vieni considerato. E comunque, lo fanno per permettere la nostra crescita ... o sbaglio?

Non ho la percezione positiva di tutte quelle parole dette. Davvero, mi sa solo che ci vogliono ingannare psicologicamente, farci credere che tutto sta andando per il verso giusto, convincerci che tutto andrà per il verso giusto e che noi siamo "diversi", "migliori" dagli altri perchè "con i nostri valori ci facciamo riconoscere nel mondo".

Ma valà ...

Mi sembrava un'assemblea di plagio collettivo.

Ma a parte questo, ciò che caratterizzava questa giornata era l'apertura agli estranei delle porte della società. Chiunque poteva portare famiglia, parenti e/o amici a visitare il nostro luogo di lavoro.
E' stato bello vedere l'azienda in maniera informale, con bimbi di tutte le età, come le persone, muoversi per i corridoi ed i piani, venire incuriositi a visitare gli esperimenti allestiti per loro e rimanere divertiti, con qualche bimbo spaventato ed addirittura in preda al pianto perchè voleva far da se gli esperimenti!

E' stato però tagliente vedere che la stragrande maggioranza dei dipendenti ha portato qualcuno, mentre io non avevo nessuno.
E' strano, ci pensavo poco prima, una volta ai tempi dell'università desideravo non avere nessuno dei parenti con me in occasioni importanti, come la laurea. Desideravo solo la presenza degli amici. Dopo il mio trasferimento a Ferrara, avendo compreso molti aspetti del mio carattere, desideravo avere qualcuno vicino a me ... finchè non ho cominciato a star male e a rinchiudermi nuovamente in me stesso, come nel passato remoto. Desideravo rimanere solo, avere magari solo le due persone più confidenziali vicino a me, come è stato nel giorno del mio dottorato ... oltre a desiderare principalmente la presenza di qualcuno che mi fosse affettivamente legato, non essendo possibile.
Oggi, desideravo veramente avere qualcuno con me. Ma, non avendo amici, non potevo invitarne; non avendo parenti vicino, non potevo invitarne; non avendo una donna vicino, non potevo invitarla.
Così, alla fine della parte ludica con gli esperimenti, mentre tutti scendevano giù in giardino per il rinfresco, io mi sono ritirato verso casa. Mi sarei sentito profondamente in disagio a stare in mezzo a così tanta gente senza avere nessun confidente vicino.

Qualcuno mi rimprovererà un giorno di aver perso un'occasione per stare assieme ai miei colleghi e conoscere nuove persone; ho solo seguito le mie emozioni che mi dicevano di stare lontano, di non sentirmi a disagio in mezzo a tanta gente.
Che era meglio ritirarsi nella mia solitudine.

giovedì 11 giugno 2009

Gli altri hanno sempre ragione: questo è il dato di fatto


Ecco un esempio concreto di come mi basti pochissimo affinchè le persone mi rovinino la giornata e mi uccidano sempre più dentro.
Mi sono sempre chiesto se sono sempre io a cercarmi certe situazioni, se davvero non capisco nulla, se gli altri sono sempre più bravi di me.
Magari avessi trovato mai risposta!
Alla fine, mi convinco sempre che gli altri siano migliori di me e che abbiano sempre ragione, ed io mai. Parto sempre da questo presupposto quando mi trovo in situazioni nuove, in concorsi, dove c'è sempre interazione con tanti altri. Tanto, si verifica sempre questo.
A fine aprile, ho presentato alla mia azienda il modello 730 per detrarre dalle tasse un mucchio di spese sanitarie, alcune donazioni effettuate e l'affitto. Avevo deciso di provare a compilare da me il modello, essendo anche la prima volta in assoluto. Pensavo che non era nulla di complicato: è un documento che viene rilasciato a tutta la popolazione, perciò doveva essere qualcosa di estremamente semplice da compilare.
Non è superiorità la mia, penso che sia così e basta.
Mi sono informato anche a dovere sul sito dell'Agenzia delle Entrate per sapere quali documenti allegare alla dichiarazione ed ho letto testualmente: "Vi sono, infine, alcuni dati per i quali non è necessario esibire la relativa documentazione: ad esempio, i certificati catastali relativi ai terreni e ai fabbricati posseduti, i contratti di locazione stipulati e altri documenti relativi alle detrazioni soggettive spettanti."
Bene, c'era scritto che il contratto di locazione non doveva essere presentato alla domanda. Pensavo io che, essendo già registrato presso l'agenzia, potessero subito verificare la veridicità della mia dichiarazione. Così, ho pensato e deciso di non allegarlo. Ho consegnato la domanda ed adesso aspetto l'arrivo di luglio per conteggiare quanto mi rimborseranno.
Oggi, arriva una e-mail da parte della nostra responsabile alle risorse umane in cui mi viene chiesto urgentemente una copia del contratto. Il consulente aziendale, infatti, scrive: "Sollecita una pronta risposta eventualmente anche di rinuncia alla detrazione oppure fammi mandare i documenti per e-mail mi stanno pressando grazie".
Mi stanno pressando. E' proprio come mi sono sentito io alla lettura di questa e-mail.
Io rispondo subito così:
"Cristina:
io non ho allegato copia del contratto di locazione nella mia dichiarazione dei redditi 2009 perche’ cosi’ e’ previsto, secondo quanto e’ anche riportato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, di cui ti do il collegamento:

http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connect/Nsi/Documentazione/Adempimenti+cosa+fare+per/Archivio+adempimenti+scaduti/Consegna+del+730+sostituto+imposta/#sostituto
Nel file allegato alla e-mail, c’e’ semplicemente lo stralcio, evidenziato.

Comunque, se ritieni piu’ utile e veloce avere anche una copia del contratto, dimmi se e’ necessario inviartelo oggi o posso anche domattina."
Perchè mi sentivo pressato per una così semplice richiesta??
Eccolo su scritto il motivo.
Mi dovevo giustificare per una cosa che è riportata ufficialmente sul sito, sito dedicato proprio al "cosa fare per".
Mi dovevo presentare ancora una volta come il saputello di turno, che dell'argomento non sa nulla e che pretende di essere superiore, sapendo che tanto mi avrebbero risposto picche e che la copia avrei dovuto mandargliela lo stesso.
Così, mi sarei sentito ancora una volta come una persona superiore ma che in realtà non sa e non capisce cosa sta leggendo. Esattamente come la stragrande maggioranza delle persone che mi hanno circondato nella vita, che mi hanno giudicato, a partire dalla famiglia per arrivare a molti amici e finendo con lei, che un bel giorno mi dice che io non ho capito assolutamente nulla di ciò di cui aveva bisogno.
Sono sempre io a non capire?
Ecco la risposta del consulente, difatti:
"Il paragrafo da Lei esibito si riferisce alle locazioni che costituiscono un reddito e non a quelle da portare in detrazione; il CAF mi ha chiesto i documenti in giornata veda quello che può fare non dipende da me."
E la mia collega di lavoro: " Sembra che lo richiedano, se non ti dispiace".
Devo riportare questo per dire tutta la verità. Ho riletto tutto per bene e nella pagina c'è scritto:
Presentazione al sostituto di imposta
Al sostituto d’imposta non deve essere esibita la documentazione tributaria relativa alla dichiarazione, che il contribuente dovrà tuttavia conservare fino al 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione della dichiarazione.
Presentazione al CAF o al professionista abilitato
Il contribuente deve sempre esibire al CAF o al professionista la documentazione necessaria per permettere la verifica della conformità dei dati esposti nella dichiarazione.
Ma anche:
Documentazione da presentare
Prima di recarsi dal CAF o dal professionista abilitato il contribuente deve aver cura di recuperare i documenti relativi a ritenute, oneri deducibili e detraibili, versamenti, eccedenze di imposta.
...
Vi sono, infine, alcuni dati per i quali non è necessario esibire la relativa documentazione: ad esempio, i certificati catastali relativi ai terreni e ai fabbricati posseduti, i contratti di locazione stipulati e altri documenti relativi alle detrazioni soggettive spettanti.
Ancora una volta, quindi, una smentita sulle mie presunte capacità di capire qualcosa.
Ancora una volta.
Ancora una volta, mi hanno fatto sentire piccolissimo, stupido, incapace di tutto.
Non ho più insistito, sono uscito dal lavoro, ho fatto quelle dannate copie e le ho inviate al consulente per posta elettronica. Tanto, avrei solo continuato a scavarmi la fossa con le mie stesse mani, a peggiorare la situazione.
Ho riletto nuovamente il sito web, dove non c'è assolutamente scritto che si riferisce a chi percepisce il reddito da locazione (anche perchè si è nel paragrafo relativo alle detrazioni), ho perfino ricercato il significato della parola "stipulare" nell'intento di trovare se il verbo, giuridicamente, si riferisse solo al locatore. Avevo pensato di chiamare anche all'Agenzia per avere conferma.
C'è scritto quanto dicono loro ma anche quanto dico io.
Reagisco sempre così in queste situazioni, tento di verificare nuovamente tutto proprio perchè sono solito passare per queste situazioni e da un pò di tempo non faccio più nulla se prima non ho la certezza. (Inciso: per questo ho aspettato a baciarla, finchè non avevo la certezza di cosa provasse per me).
Ma tanto so che quella telefonata all'Agenzia non l'avrei mai fatta perchè non avrei sopportato un'altra negazione.
Non ho trovato neanche nella compilazione di uno stupido modello una soddisfazione personale per avercela fatta da solo, perchè qualcuno è intervenuto dall'esterno.
Ho percepito quest'intervento in modo negativo piuttosto che come un suggerimento. Mi sembra di non esser stato ascoltato ancora una volta, perchè c'è scritto quanto sostenevo.
Io avevo seguito passo passo tutto ciò che mi veniva detto dalle istruzioni.
Vuol dire che non capisco neanche le istruzioni, adesso?
Ecco, una cosa così stupida per me è stato motivo di abbattimento fortissimo, oggi. Ed in tante altre occasioni passate.
Come faccio ad essere assertivo e portare avanti le mie idee basandomi su documentazioni, fatti e dati oggettivi se poi si presentano sempre situazioni così ambigue? Ecco che alla fine gli altri hanno sempre ragione.

venerdì 5 giugno 2009

Basta poco, che ce vò? ...

... a rovinare un'intera giornata.

Tirocinio di emergenza. Finalmente, dopo esser passato a volontario effettivo nei servizi ordinari e ad aver superato l'esame finale del corso avanzato, ho iniziato il tirocinio di emergenza per il servizio al 118.

Pochi interventi e, per fortuna, di poco rilievo. Solo martedi sera, poco prima della fine del mio turno, è arrivata una chiamata con codice giallo.
La squadra è pronta ed è costituita dalla formatrice che ha tenuto il corso e da uno dei miei tutor.
Nel mese di giugno, non essendoci l'assistenza del medico a bordo, si ha il supporto dell'auto medica.

Siamo arrivati a casa dell'assistita. Io ho caricato sulle spalle lo zaino con tutto l'occorrente e la bombola d'ossigeno, pronto a salire al piano superiore della casa.
In attesa del medico, avevamo posizionato i tre elettrodi e stampato i tracciati. Su questa sequenza, mi sentivo alquanto sicuro perchè le volte precedenti, chi era con me mi aveva lasciato fare, seguendomi da vicino.
Dopo poco, è arrivato il medico.
Una sommaria visita, poi ha deciso di infondere una flebo e mi ha chiesto di preparargliela, essendo un tirocinante ed essendo la situazione poco critica.

Lo era, un pò, per me.

Intanto, mettere mano allo zaino è stato difficile; non impossibile, ma difficile. Avevo in mente dove poter trovare le cose necessarie, tipo l'agocannula, il rubinetto, la fisiologica e il deflussore. Ma c'erano due tipi di deflussori: quale prendere? Ho scelto io, in base a quanto avevo visto al corso.

Sapevo anche come si inseriva il deflussore nella fisiologica: in effetti, era una semplicissima operazione ma essendo la prima volta che la facevo, pensavo che sarebbe stato più opportuno che uno dei senior mi seguisse. Ma ... non trovando nessuno di loro a seguirmi ... ho lasciato tutto sul letto ed ho aspettato che l'infermiera del 118 si adoperasse a prepararla.

Tutto poteva sembrare un'azione lenta, ma in verità mi sono sentito investire dalle richieste. Non era solo la fisiologica l'unica richiesta: bisognava passare un ago all'infermiera perchè trovasse la vena, quindi vai a trovare il colore giusto dell'ago; poi, un laccio emostatico per l'infermiera; poi, avendo l'infermiera difficoltà a trovare la vena, le stesse richieste di ago e laccio venivano dal medico.

E me la sono cavata da solo.

Già solo per questo, mi ero sentito soddisfatto perchè con difficoltà ero riuscito a trovare tutto e a passarle avanti. Senza essere seguito da nessuno dei due senior.

Alla fine, la paziente è stata trasportata in ospedale per ulteriori accertamenti.

Nel tragitto, il medico chiacchierava del più e del meno con i due; io, a farmi i fatti miei, anche perchè non sapevo che dire.

Ad un certo punto, il medico si è girata e mi ha detto: " Sai, sull'ambulanza si passa il tempo parlando del più e del meno, non preoccuparti ". "Si, si, non c'è problema!", io in risposta.

Passiamo al dopo.

Abbiamo lasciato la paziente in ospedale e siamo rientrati in sede. Abbiamo quindi cenato. Poi, siamo partiti tutti assieme per far gasolio. Poco prima di arrivare al distributore, la formatrice, rivolgendosi a me, mi ha detto qualcosa come "sei stato fortunato ad aver trovato la dottoressa in forma come era questa sera, ti ha perfino fatto preparare la fisiologica; se te la giochi così con lei, entrerai nelle sue grazie!".
Io: "io non ho preparato la fisiologica, ho solo preso il necessario e li ho adagiati sul letto; è stata l'infermiera a prepararla. Non voglio ammazzare di embolia la prima persona a cui devo preparare la fisiologica".
Tutti si sono voltati verso di me. Non credevano a quanto avevo detto. Mi chiedevano il perchè di questo gesto. Non riuscivano a capacitarsi di questo mio comportamento. Erano convinti che l'avessi preparata io quella fisiologica, non avendomi visto e seguito.

Anzi, mi avevano lasciato completamente solo nel gestire tutte quelle richieste.

Che c'era poi di sbagliato, non lo so. Mi sono proposto (prima di fare troppo il saputello come mi viene sempre mosso contro) di osservare ed imparare bene il da farsi sul campo. Così mi sono comportato in quell'occasione, perchè non mi sentivo del tutto sicuro nel compiere quel gesto semplicissimo di collegare la sacca della fisiologica al deflussore.
" Ma come? non hai mai preparato la fisiologica? non l'hai mai fatto al corso? perchè non ci hai chiesto aiuto? noi eravamo li apposta per darti una mano"

Perchè non mi avete chiesto se avevo bisogno di aiuto, sapendo che sono un tirocinante? Mi sembrava che foste troppo impeganti per seguirmi.

E' bastato questo per rovinarmi la serata, per farmi sentire un deficiente; giudicato da persone che hanno almeno 10 anni di esperienza, contro 4 giorni dall'inizio del mio praticantato.
Passi che mi sono sentito solo; mi ha tanto ferito il sentirmi giudicato negativamente.

E così, pure quella piccola soddisfazione di aver avuto intuito nel trovare il necessario dentro allo zaino, non è stato sufficiente a risollevarmi il morale. La serata, ed anche i giorni a seguire, ormai erano guastati.

Nome e cognome


E' bastato digitare il suo nome e cognome per trovare su internet le foto di quando era ragazza. Foto che ha sempre negato di farmi vedere, perchè non si piaceva.
Ricordo come se fosse ieri quando parlava in auto, assieme a me e ad altri quattro "colleghi", della sua fine carriera da pallavolista proprio nella città in cui stavamo andando a cenare.
Aveva raccontato che esistevano le fotografie della squadra in cui aveva giocato, foto che facevano "scandalo".
Un anno fa, cercando di trovare sue notizie sull'attività che svolgeva al lavoro, avevo anche tentato di ricercare sul sito della società sportiva quelle foto, ma senza successo.
Oggi, per purissima coincidenza (e solo perchè ieri ricorreva un importante nostro "anniversario") ho digitato nuovamente il suo nome e cognome e, tra le pagine di Google, è sbucato fuori un collegamento alla società di pallavolo.
Appena caricata la pagina, ho visto la foto e non ho fatto fatica ad individuarla istantaneamente.
Sul sito, ho scovato due sue fotografie. Nella prima, sembrava ancora una ragazzina. Nella seconda, nel giro di un solo anno, il suo viso ha subito una metamorfosi incredibile: più matura, più adulta, più simile a come la ricordo io.
Non so se lei è a conoscenza della pubblicazione. Avevo pensato, così su due piedi e senza rifletterci sopra, che sarebbe stato bello fargliele avere.
Poi, mi sono fermato a pensarci bene. Sono arrivato alla conclusione che tra di noi non c'è più nulla, nessun contatto, nonostante il mio desiderio da una parte e la certezza di continuare a starci male dall'altra. E che quindi, in fondo, non era necessario che lei lo venisse a sapere.
Mi basta sapere che, ancora una volta, forse sbagliando, ho pensato a lei; esattamente come facevo due anni fa.
"Desideravo diventare una campionessa di pallavolo" mi disse, esattamente quella sera di due anni fa di cui ieri era il secondo "anniversario".
Tanti auguri.

lunedì 25 maggio 2009

Senza titolo

Non ho un titolo per questo messaggio, non voglio neanche pensarci. Voglio solo scrivere questa sera, senza riflettere più di tanto sulla correttezza del testo. Butterò solo pensieri senza senso e connessione.

Mi rendo conto che è oltre un mese che non aggiorno la pagina con un mio intervento.
Mi sono dedicato tantissimo nel tirocinio alla Pubblica Assistenza, riuscendo a diventare effettivo per quanto riguarda il trasporto ordinario ed avendo superato l'esame finale del corso da soccorritore d'emergenza, dovendo quindi cominciare con un nuovo praticantato.
Ho iniziato anche a frequentare un corso di elettrotecnica ed elettronica per ottenere la patente di radioamatore, una passione che avevo una decina di anni fà, che per tanto tempo ho sommerso per l'impossibilità economica e logistica di comprare una stazione completa e funzionale, e che adesso con un lavoro tra le mani potrei rinvigorire.

Nello scorso fine settimana sono ritornato a Ferrara, la mia amata città. Erano 5 mesi che non trascorrevo un fine settimana emiliano, l'ultima volta ho solo pernottato un giorno, giusto per trovarmi in università il mattino seguente per ritirare il diploma di dottorato.

E' stato un fine settimana alquanto triste, nel complesso.
Appena arrivato, ho sentito dentro di me contentezza. Più vivevo la città, più la contentezza si trasformava in tristezza.
E' un periodo, questo di maggio, molto particolare per il mio cuore, che ancora risulta essere vittima degli avvenimenti di due anni fa. Ci si mette anche la testa col rispolverare tutto ciò che avevo vissuto nei luoghi in cui siamo stati assieme, trascinandomi fisicamente in quei luoghi.

Ne ho approfittato per pensare un pò a me stesso, per ascoltare le mie sensazioni. Mi sono reso conto, infatti, che tutto il trambusto di impegni che mi sono creato nell'ultimo mese l'ho fatto si con piacere e senza alcun peso (sarà proprio vero, poi?), ma era solo per non badare a me stesso, a non sentire ciò che le mie emozioni volevano riportare alla mente.
Ho pensato se il volontariato è solo un modo per distruggere i miei sentimenti, diventare più duro di cuore, "insensibile" al dolore (perchè dolore e sofferenza sono all'ordine del giorno, sebbene i pazienti cerchino di nascondere e di prenderla col verso giusto, non pensarci insomma, come diceva Davide: hanno solo voglia di distrarsi per un pò e non pensare ai propri problemi) o proprio il contrario, evitare di sclerotizzare l'animo.

E' stato proprio il badare a me stesso che mi ha messo tristezza. Stranissima come affermazione. Forse voglio arrivare a dire anch'io che necessito di distrarmi, ma so benissimo quale è la mia realtà fatta di difficoltà che non riesco a superare. Probabilmente è questo il motivo che mi spinge sempre a pensare alle solite cose, a rivangare, a sentire un fortissimo rancore nei suoi confronti. Per smettere di farmi ossessionare dal passato, penso sempre a qualcosa di estremamente sbagliato, offensivo e insensibile che lei diceva nei miei confronti. Solo così riesco a trovare la forza per sopravvivere.

Mamma mia che confusione che ho per la testa.

giovedì 16 aprile 2009

Il bello addormentato

Giorni fa, ero al lavoro ed, improvvisamente, mi è ritornato alla mente qualcosa successo più di venti anni fa.
Un fatto che avevo totalmente rimosso dalla mia memoria per moltissimo tempo; ricordo che quando ero più piccolo, a volte ci ripensavo.
E’ qualcosa che è successo all’epoca delle elementari.
Un giorno invitai un mio compagno di classe a trascorrere il pomeriggio a casa mia, per stare un pò assieme. Per giocare. Ad un tratto, pronunciò parole dette dal nostro maestro che si rivolgeva a me: ero addormentato.
Si riferiva mentalmente.
Questo mio amico ebbe la grande idea di gridarlo davanti ai miei genitori ed a sua madre, suscitando la reazione incuriosita e perplessa di mia madre. Proprio mentre sto scrivendo, ho avuto un altro “flash-back”. Non appena gli ospiti uscirono di casa, mia madre si rivolse a me chiedendomi spiegazioni. Le risposi che era dovuto a stanchezza e che a volte mi sentivo molto assonnato a lezione.
Ricordo che mentre il mio compagno di classe pronunciava quelle parole, io sprofondavo sulla sedia, muovendo frettolosamente sul tavolo una macchina costruita con i lego e accumulando tanta rabbia dentro, reagendo come al mio solito in queste occasioni: ignorandolo.
E’ davvero tanto strano come sia ritornato in mente questo ricordo, che avevo totalmente rimosso dalla memoria.
A ripensarci adesso, il mio maestro aveva a volte ragione.
E’ vero che mi sento mentalmente addormentato, come se non avessi la prontezza di elaborare un pensiero o di capire cosa mi viene detto, oppure di non prestare la giusta attenzione alle cose che faccio. Proprio come quando si dice ad una persona di svegliarsi perchè non arriva a comprendere anche delle banalità.
Se ripenso agli anni delle elementari, le cose che ora mi sembrano semplici, all’epoca mi erano davvero pesantissime e difficilissime. Non sapevo riassumere, non ricordavo, non riuscivo ad assimilare i concetti teorici di storia e geografia. Facevo una fatica da matti ed avevo sempre la necessità di farmi spiegare le cose da mia madre, come con una seconda lezione. Al mattino presto, quando mio padre si alzava dal letto alle 7 per andare al lavoro, io mi intrufolavo nel lettone e chiedevo a mia madre di ripetere nuovamente tutto ciò che avevamo fatto la sera precedente perchè non lo ricordavo. E se capitava di essere interrogato a scuola, inventavo la scusa di sentirmi malissimo di pancia e mi facevo venire a prendere. E’ successo una volta, anche questo è un ricordo che avevo totalmente rimosso! Interrogazione di geografia in terza elementare, un’interrogazione a sorpresa. Ho avuto un’infinità di paura e ho cominciato a piangere, fingendo di star male! Ho cominciato a piangere come infinite altre volte in cui è successo alle scuole elementari e medie, tanto da farmi dare l’appellativo di “cocco piagnone” da coloro che pensavo fossero miei buoni amici, avendo trascorso con loro ben 20 anni delle nostre vite.

Fino a sentirmi dire da lei che un uomo non deve piangere, mi verrebbe da aggiungere.

Penso che questi fatti abbiano un’estrema importanza nel tentativo di capire da dove hanno origine le mie paure, incertezze e incapacità.
So già che arriverò a dire che sarà colpa della mia famiglia, dei miei genitori e delle mie sorelle in particolare.
Ancora adesso, a quasi 30 anni, mi sento a volte addormentato come allora. Ancora oggi, quelle tensioni che provocavano quelle reazioni, hanno un effetto deleterio su di me.
Non è più possibile ed accettabile.