mercoledì 4 novembre 2009

Comunicare

Ad agosto avevo scritto un post intitolato "Bellissima serata del 6, stupenda mattinata del 7. Grazie."
Ho trascorso l'ultimo fine settimana provando tanti sentimenti, forti e allo stesso tempo piacevoli, come in quell'occasione.
Questo fine settimana l'ho trascorso in viaggio, come di consueto; però, l'unico momento di solitudine è avvenuto durante il tratto in auto verso il Piemonte, verso Alessandria precisamente. Ci sono andato per ritrovare una persona con la quale mi sono visto solo in tre occasioni: durante il congresso che ha organizzato ad Ischia nel 2006; a Napoli due mesi dopo quell'evento e lo scorso gennaio a Genova. Abbiamo i contatti su facebook e su MSN e quando possibile riusciamo a trascorrere del tempo scambiando due chiacchiere.
Un pò pochi gli incontri ma la verità è che sono stati più che sufficienti per instaurare un ottimo rapporto e scoprire tanto su di lei e su di noi. Specialmente quest'ultimo, fondamentalmente direi.

Probabilmente non mi conosce abbastanza eppure è stata "coraggiosa" nell'ospitarmi a casa sua, senza sapere con chi avesse a che fare. Mi ha confidato tantissimo su di lei, sulla sua vita, sulla famiglia, sulle giornate trascorse ad Alessandria e al lavoro; sulle sue storie passate ... quella presente ... gli "errori" commessi.

Abbiamo toccato argomenti ancor più personali, intimi, a tratti ridendoci sopra e sdrammatizzando con ironia.

Ho principalmente ascoltato, come al mio solito e per amore, ed ho incamerato una mole di informazioni su di lei tale da capire quanti cambiamenti ha effettuato in tre anni e quanti altri ne ha in cantiere di compiere se solo riuscisse ad esprimere, come vorrebbe lei, quanto ha dentro. E devo dire che il modo in cui li ha espressi sabato, e domenica in particolare, mi ha profondamente colpito. Non potrò dimenticare, tra tante, come ha descritto il suo nuoto teatrale.
Era reale.

Vivere momenti così particolari non mi capita spesso. Vivevo in maniera fortemente empatica.

Nonostante questo, non ho trovato il coraggio di esprimere e di dire quanto effettivamente sentivo in quei frangenti, per paura probabilmente di rovinare tutto. Per consuetudine familiare e sociale.

Il mio famoso "Rischiare".

Me lo ha anche fatto notare lei, quando mi ha chiesto di raccontarle della mia relazione vissuta a Ferrara e perchè ho avuto solo quella storia fino ad ora: non bisogna temere di provare, male che vada si prende un rifiuto, si incassa e si ritenta.

Molte di quelle cose non dette le può trovare scritte nelle pagine di questo blog. Lei non sa che l'anno scorso, poco dopo l'apertura della sua pagina, anch'io ho cominciato a scrivere i miei pensieri e stati d'animo su uno spazio, senza che NESSUNO sapesse cosa scrivessi.

Ho pensato che lei possa essere la prima persona alla quale far leggere la mia vita.

Mi piacerebbe darle questo URL per farmi conoscere meglio.

martedì 27 ottobre 2009

Faziosità

Gran rabbia oggi al lavoro.
Avrei voluto non sentire "di nascosto" quanto veniva detto dal mio capo e da un senior al mio collega di lavoro nonchè amico conosciuto a Ferrara.

Io ero ad evaporare del solvente alle spalle della scena: la cappa dove il mio amico stava lavorando.

Il mio capo lo cercava per dirgli e chiedergli qualcosa. Parte di quel discorso me lo ha riferito il mio stesso amico, dato che non trattiene nulla dei discorsi che lo riguardano.

Il discorso è partito dalla conferma di Michele sul posto di lavoro. In questi giorni scadrà il suo periodo di prova di tre mesi e son contento per lui che non lo mandino via, evento raro ma non impossibile visto che una sola volta è accaduto da quando ci sono anch'io in quest'ambiente.

I discorsi successivi riguardavano una sua carissima amica, la stessa che l'ha invitato a candidarsi in università a Ferrara. Lui sta cercando di farla rientrare in Italia, spargendo il CV al lavoro, in modo da potersi accaparrare un contratto di sostituzione di maternità, dato che in questo periodo ci sono due ricercatrici in stato interessante. Gli hanno chiesto come conosceva la ragazza, come lei l'avesse fatto arrivare dal mio prof e di cosa si stava interessando in ambito lavorativo.

Poi, dalla mia postazione al rotavapor, non so come il mio capo ha tirato fuori il discorso sul mio vecchio ricercatore con il quale ho avuto il piacere e l'orgoglio di lavorarci assieme per quasi tre anni e con il quale ho stretto un certo legame di confidenza, non profondo ma comunque buono.
Ha chiesto qualcosa sul suo attuale progetto di ricerca, di quanto se ne intendesse e cose così.
Ripeto, i nessi tra i tre discorsi non li ho ascoltati.

Mi ha fatto davvero tanta rabbia che queste domande sul progetto del mio vecchio ricercatore fossero state rivolte a lui e non a me.

Mi ha fatto credere che non sia mai stato a Ferrara, come se le mie memorie fossero state frettolosamente cancellate, come se io non potessi sapere nulla di quanto accada ora in dipartimento. Questo mi ha rattristato veramente tanto.

Loro non sanno, invece, che io sto aiutando nei limiti delle mie possibilità il mio vecchio ricercatore per trovargli un partner aziendale da dedicare al suo progetto di ricerca, mandandogli proprio il contatto del mio capo per potergli illustrare il progetto in corso.
Mi sono sentito ancora una volta estremamente poco considerato dalla parte di chi detiene il comando, perchè già in passato avevo proposto un contatto tra le due parti e perchè "my boss" sa che durante il dottorato ho lavorato proprio per e con lui.

E' come se fossi stato tagliato fuori ancora una volta.
Potrei pensare che l' abbia fatto perchè io sono troppo coinvolto nella vicenda o perchè sa fin troppo bene cosa penso del mio carissimo ricercatore, volendo sentire così una campana diversa. Questo però mi sfiducia, mi da il sapore che quello che dico non sia giusto o da prendere in considerazione.
Questo discorso lo ripeteva Lei, quando mi accusava di essere sentimentalmente parziale e fazioso, perchè coinvolto.

Rabbia, rabbia e rabbia!

giovedì 22 ottobre 2009

Qualcosa che [non] c'è

Sono in dubbio se scrivere un'unico commento oppure separarlo in due, data la vastità di parole che scriverò. Intanto inizio, poi deciderò in corsa.
Tra ieri ed oggi sono successe un paio di cose che non mi stanno affatto bene e di cui ne ho risentito parecchio oggi mentre ero al lavoro.

Ieri sera, ho prestato servizio sull'ambulanza, assieme alla solita squadra del mercoledì sera, cioè un uomo ed una ragazza di 19 anni. Ci sono stati solo un paio di casi di una certa importanza. Il primo, una signora anziana caduta in casa con sospetta frattura del femore. Si è pensato un pò sul da farsi prima di prendere la tavola spinale e caricarla sopra, sperando di fare il meno male possibile all'anziana donna. La mia proposta era di usare l'estricatore in posizione invertita, in modo tale da immobilizzare anche il bacino oltre che la gamba. A pensarci ancora meglio, sarebbe stato anche di aiuto l'uso della barella a cucchiaio per posizionarla sulla tavola spinale.

Noto solo adesso che la manovra dell'estricatore è quella suggerita nel manuale che ci avevano fornito durante il corso. Bene, proprio a questo volevo arrivare con il discorso: ancora una volta suggerisco qualcosa di corretto ma non viene preso minimamente in considerazione.

Difatti, la risposta che mi viene data dalla ragazza è che l'estricatore non serve a nulla perchè non immobilizza l'arto fratturato. Si fa come dicono loro.

E uno.

Secondo caso. Incidente stradale sulla Siena-Firenze. Fortunatamente nulla di grave all'unica persona coinvolta nell'accaduto, tant'è che lo abbiamo trovato fuori dalla macchina al lato della strada. Dell'incidente di per sè niente da dire ... solo qualcosa che è accaduto durante il tragitto verso l'ospedale. Alla domanda della vittima sulla quantità di fila e d'attesa, stavo rispondendo che di solito con l'ambulanza c'è una certa priorità e che si avanza lungo la fila. Neanche il tempo di dire la metà di questo pensiero che subito vengo zittito e invitato, sempre dalla ragazza, a non rispondere mai in questo modo per evitare che i furbi se ne approfittino.
Come se già non lo facessero o non si sapesse.

Ancora una volta, una mia opinione stroncata di netto.
Con due aggravanti.
La prima, che mi faccio mettere i piedi in testa anche da una ragazza di 19 anni che per quanta esperienza da soccorritrice possa avere (1, 2 anni al massimo), non ne ha di vita.
La seconda, è che io stesso lo lascio permettere e non faccio/dico nulla in risposta!
Non so se per evitare di attaccare liti (il che è probabile) o per lasciar spazio alla prepotenza e all'incapacità di ascolto da parte delle persone.

Sta di fatto, che queste situazioni aumentano solo il mio malessere, ancor di più perchè ne sono ormai pienamente cosciente e consapevole.

Grazie alla mia famiglia, che si è sempre comportata in questo modo nei miei confronti e che non mi ha dato modo di difendermi nella giusta maniera.

L'avvenimento di oggi, invece, ha luogo sul lavoro. Purtroppo, oggi per la prima volta ho combinato un serio danno ad uno strumento. Nulla di irreparabile o di estremamente costoso, l'unico fastidio è stato solo una lunga attesa e ben tre persone che si sono adoperate per risistemarlo. Non mi sono sentito in colpa per l'accaduto, è stato un incidente ed una disattenzione certo ma, proprio per definizione di incidente, cioè qualcosa di imprevedibile ed involontario, non ho provato sensi di colpa. Ripeto, solo fastidio per il disagio creato, ed essermi "messo in mostra" in questo modo.
Non so perchè ma a questo incidente ho collegato la mia vita da bambino. Se fosse successo in casa un fatto del genere, sarebbero volate grida e mazzate dure. Ed ho ripensato a quando andavo in bicicletta e magari cadevo, proprio per incidente. L'unica cosa che mi ricordo è che avrei avuto il terrore di tornare a casa e farmi vedere ferito e con i pantaloni strappati perchè sarebbero volate botte pesanti. E' successo tante volte.

Ovvio che non accade più ora, alla mia età, e ci mancherebbe pure! Ma ho pienamente compreso come la mia famiglia mi abbia troppo negativamente influenzato il carattere. Come altre istituzioni sociali.
L'introversione, la mancanza di fiducia in me stesso, il non farsi ascoltare e il non rispettare le mie idee, le mie aspirazioni, i miei desideri. Ci credo che ho sempre vissuto una situazione difficile con tutti quelli con cui coabitavo sotto lo stesso tetto di casa! Ci credo che ero insistente quando volevo stare in compagnia dei miei fratelli perchè desideravo la loro presenza e considerazione e invece finiva sempre a botte!

Quando ero a Ferrara, avevo cambiato molto sull'introversione e stavo iniziando a lavorare con minimi successi sugli altri aspetti.
Mi rendo conto che qui a Siena ho fatto un lungo e spaventoso balzo all'indietro. "Casus belli" è stata anche la vicenda sentimentale di due anni fa che ha frantumato tutto il lavoro compiuto.

Per questo, non voglio far altro che viaggiare, stare solo con me stesso e dare libero sfogo alle mie volontà senza che nessuno si permetta di dirmi cosa fare e non fare.
La conseguenza di tutto ciò è che, nonostante abbia il desiderio di avere qualcuno vicino, non riesco più a sopportare la presenza degli altri perchè "prevaricatori".

Banalità, quale vedersi superati come se si fosse trasparenti mentre controllavo una lastra cromatografica !
Ho pensato subito alle parole della canzone di Elisa, "Qualcosa che non c'è" :

E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette senza umiltà
Senza cuore
così
Solo per far rumore

Ancora una volta, mi sono domandato cosa ci sia di "sbagliato" in me, cosa non mi permette di essere felice e di esprimermi come desidero, senza blocchi psicologici, senza provare senso di inadeguatezza.
Vorrei tanto vedere solo il sole, non smettere di sognare ma è da un bel pezzo che non credo più a queste frottole !!!!
Vorrei gratificazione !!!!

Vorrei solo riavere vicino quelle poche persone, ma fidatissime; nessuno della mia famiglia se non mio fratello maggiore che, per ironia della sorte, è l'unico che ha vissuto poco in famiglia, in mia presenza.
Voglio rompere questo muro di silenzi e di solitudini che mi sto creando attorno, possibile solo che non riesca a trovare persone giuste che mi aiutino in tutto ciò?
Mi è stato detto che da soli non si va avanti; purtroppo è ciò che sto facendo da un mucchio di tempo a questa parte e la pentola a pressione non regge ormai più.


Tutto questo tempo a chiedermi Cos'è che non mi lascia in pace Tutti questi anni a chiedermi Se vado veramente bene Così Come sono Così Così un giorno Ho scritto sul quaderno Io farò sognare il mondo con la musica Non molto tempo Dopo quando mi bastava Fare un salto per Raggiungere la felicità E la verità è che Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare il sole sorgere Questo è sempre stato un modo Per fermare il tempo E la velocità I passi svelti della gente La disattenzione Le parole dette Senza umiltà Senza cuore così Solo per far rumore Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare Il sole sorgere E miracolosamente non Ho smesso di sognare E miracolosamente Non riesco a non sperare E se c'è un segreto E' fare tutto come Se vedessi solo il sole Un segreto è fare tutto Come se Fare tutto Come se Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole E non Qualcosa che non c'è

domenica 18 ottobre 2009

Altoforno

Quanto ho faticato per premere il tasto "invio" sul mio computer, inviandole quattro semplici parole: "ciao, sei impegnata, studi?". Ci avrò messo 20 minuti, oltre a tutto il tempo impiegato a pensare se scriverle o meno.
Chi mi ha tolto la paura della conversazione è stato il prepararsi ad uscire.
Tanto timore nel premere quel tasto, tanto "sollievo" nel non avviare la conversazione.

Fottutissima stranezza.

Come sono impaurito di fronte a situazioni che desidero sperimentare ma che non sono solito vivere.

La cosa buffa è che mi rendo spaventosamente conto di quali siano i miei blocchi eppure non riesco a controllarli e superarli.

Non mi sembra piacevole vivere in questo modo. Non mi permette di essere libero, di esprimere ancora una volta le mie emozioni ed i sentiementi verso altri con la paura di non "esser capito" o, peggio ancora, "deriso".
Già, deriso. A ripensarci bene, mi sa che in tante situazioni della mia vita mi sono sentito in imbarazzo per questo distorto modo di percepire le sensazioni altrui.
Penso che proprio il motivo per cui un'infinità di volte non seguo il mio istinto è proprio dovuto all'alta probabilità di sentirmi deriso. Anche quando ho la certezza assoluta nel rispondere ad una domanda/affermazione, il più delle volte non parlo. Poi, capita di mangiarmi le mani per l'occasione persa.

Avevo imparato a non dare troppa importanza alla "critica" degli altri, giustificandola con la naturale diversità di vedute e di opinione, rispettando l'altro. Quando la faccenda diventa troppo personale ed intima, mi faccio prevaricare dall'ipotetico giudizio altrui, immaginando di considerarmi come un poveraccio, nella migliore delle ipotesi.

Questo lato del mio carattere sarà durissimo a morire, lo vedo come un'ostacolo enorme, un iceberg, di cui la punta rappresenta solo il niente della massa totale da scongelare.

Così, non farò altro che continuare a indurire il cuore verso gli altri e verso me, principalmente. Sarà difficile usare una comune fonte di calore per liquefarlo; dovrò andare direttamente di altoforno, sempre che funzioni.

mercoledì 7 ottobre 2009

2 euro 2 speranze

La vicenda che desidero raccontare oggi è lo scambio di una moneta da 2 euro tra me ed una vecchia conoscenza di questo blog.
Questa persona ora è mio collega di lavoro, è un buon amico ma ogni tanto mi ferisce pur facendolo involontariamente.

Mi ha portato una moneta da 2 euro tedesca con effigie speciale, per le celebrazioni dei 20 lander.

Ovviamente, l'ho ringraziato molto per il gesto, gli ho restituito il controvalore ma l'ho esortato a non istigarmi a collezionare anche le monete da 2 euro altrimenti sono tanti bei soldi che vengono meno!

Lui, che ha sempre qualcosa da dire, sempre e subito, risponde che la collezione è un valore e mal che vada sono soldi sempre spendibili in futuro, magari in caffè o a bere qualcosa specialmente quando smetterò di chiudermi a riccio e ricomincerò a pensare alle donne.

Grande! Ottimo modo per rovinarmi il resto della giornata (tanto per intenderci: abbiamo parlato di questo verso le 10 del mattino ...).

Sto proprio cercando di aprirmi, con immense difficoltà e con tempi lunghissimi ma non ne vedo via d'uscita.
C'è una ragazza che mi interessa molto, molto amica del vecchio inquilino di casa che ho sostituito e con il quale ho stretto una certa relazione d'amicizia, che spesso mi parla di lei.
Il problema è che non riesco a trovare un punto di contatto, non ce la faccio proprio. Mi sento bloccatissimo e più ci penso e più i blocchi aumentano.
Abbiamo bevuto un caffè assieme, una volta; sapeva che ero suo collega e che conoscevo Andrea dato che le aveva parlato lui di me. Quando ero ad Urbino, ho ricevuto una sua e-mail in cui mi chiedeva chi fossi.
Ho pensato che parlarne di persona sarebbe stato meglio, ecco come si è arrivati all'incontro.
Ovviamente le ho detto chi ero, tramite una foto, ma l'ho anche invitata per un caffè.
Ci siamo scambiati i profili su Facebook, l'indirizzo su MSN, ho provato una volta a chiacchierare con lei via internet e a domandarle se voleva prendere un altro caffè ma non ho sentito "mordente". Ci incrociamo solo un attimo a mensa, ci salutiamo, al massimo uno scambio di battute brevi. Poi, null'altro. Mi piacerebbe scoprirla di più, ma non so come fare, non trovo il coraggio di superarmi. Quell'unica volta che abbiamo parlato, ho scoperto che è una persona interessante con alcune attività comuni. Tramite Andrea, poi, ho saputo che abbiamo trascorso più o meno le stesse vicende sentimentali.
E' una ragazza che non passa inosservata e questo non mi facilita le cose, affatto.

Alle donne ci penso; chiudermi a riccio lo faccio in conseguenza di paure insormontabili.

Magari bastassero solo due euro per risolvere tutto!

venerdì 2 ottobre 2009

La vita

Stavo risistemando lo spazio sul mio computer, oggi pomeriggio.
Sono rimasto meravigliato dal fatto che metà dello spazio disponibile l'ho occupato in canzoni!
Ho aperto la cartella per sentirla tutta mentre rifacevo ordine.
Il primo brano andato in esecuzione in realtà è stato un video.
Era lo spot della nuova 500.
Video molto particolare ...
E' stato trasmesso 4 luglio 2007, lo ricordo bene perchè in tutti i giorni 4 dei mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto di quell'anno successe sempre qualcosa che mi ha segnato a vita ...
Queste parole non le ascoltavo da tantissimo, non ne ricordavo neanche il video.
Forse, inconsciamente, mi sono rimaste nella testa in questi due anni e mi hanno aiutato a maturare e far mio il pensiero che volevano esprimere.

Come confrontarmi per stabilire se sono cresciuto e maturato attraverso queste esperienze?




La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo.

Il nostro tempo.

Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze.

Sono queste che poi vanno a definirci.

Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere.

Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

La differenza tra il bene e il male.

Cosa essere e cosa non essere.

Ci insegnano chi vogliamo diventare.

In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo spontaneo e inestricabile.

Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci.

Ci legittimano nell’essere autentici e veri.


E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve.

E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno.


martedì 29 settembre 2009

Una vita fa

Ultimo fine settimana trascorso nella mia cara Ferrara. Erano mesi che non ci ritornavo. Ho avuto modo di ritornare a vivere "clandestinamente" nel mio vecchio appartamento, ripercorrendo situazioni e stati d'animo che in qualche modo non mi appartengono più, soprattutto legate alla vicenda sentimentale che ho vissuto in quel luogo.

Non mi appartengono più perchè temo di essere diventato molto insensibile. Cerco di non lasciarmi più trascinare da quel ciclone di emozioni che hanno caratterizzato per tanti anni il mio modo di essere, chissà se per carattere, chissà se per condizionamenti esterni dovuti a mancanze.

Ogni qual volta la mia mente torna a rivivere situazioni passate, specialmente quelle vissute a Ferrara, cerco di metterci maggiormente la testa piuttosto che il cuore.

Due anni fa, mi era stato detto che ero stato troppo razionale, adesso cosa sono diventato a confronto?

L'unico modo, in questo momento, per "sopravvivere" è di tirare dritto per la mia strada, senza interporre ostacoli, senza crearmene altri rispetto a quelli che già ho e di cui faccio fatica a superare. Questo, lo realizzo non facendomi condizionare troppo da quelle emozioni che mi hanno sempre spinto a compiere qualcosa che poteva sembrarmi eroico, sovrumano, romantico, nell'accezione più letteraria del termine.

Noto che tendo ad essere meno coinvolto nelle vicende altrui che mi si presentano e che non partecipo o condivido la loro passione. Riesco a tenerlo vivo solo con i miei più stretti amici, quelli che per me contano davvero tanto, più di altro.
Questo minor coinvolgimento si riflette negativamente sulla mia famiglia, purtroppo. E' come se fossero già tutti morti e fossi rimasto solo io a vivere. Mi circondo solo delle persone che continuano a ricercarmi, come i miei due più cari amici di Ferrara o alcune persone qui a Siena. Mi sento più "egoista".

Non so quanto normale ed adulto sia. Un pò mi fa riflettere, un pò mi fa paura ma la razionalizzo e la spazzo via senza effettivamente risolverla.

domenica 20 settembre 2009

Chi non rischia non vive

E' tantissimo che non scrivo sul mio blog.
Sono stato in ferie dal giorno dopo l'ultima mia pubblicazione.
Ho trascorso delle ottime, se non indimenticabili, vacanze in Russia; ho avuto modo di veder pubblicato un racconto sul mio viaggio; sono stato ad una scuola di aggiornamento ad Urbino per una settimana.
Ho meditato, ho maturato altro nella mia testa e prima o poi, con calma, riuscirò a metterle per scritto in questo mio spazio tutto personale.

Per ora, voglio pubblicare un articolo di Francesco Alberoni apparso sul Corriere della Sera del 14 settembre. Mi trovavo ad Urbino, quando ho notato sul giornale questo bellissimo intervento. Sono solito leggere i suoi pezzi, sono spesso d'accordo con quanto egli scrive.
Aggiungo anche che in passato avevo pubblicato un mio post dal titolo "Rischiare" ed i concetti non mi sembrano tanto lontani da quelli che lui vuole esprimere qui.




L' amore è rischio, il sesso no

Ma chi non rischia non vive

Nella seconda metà dell' Ottocento la sessualità era nascosta, proibita, rimossa. Guardando l' arco isterico delle pazienti di Charcot, il giovane Freud ha subito pensato che fosse provocato da un desiderio sessuale che, non potendo soddisfarsi, si esprimeva nel corpo. Invece si poteva parlare e scrivere a piacimento di amore. C' è una continuità ideale fra libri come «Anna Karenina», «Cime tempestose» e film come «L' amore è una cosa meravigliosa» e «Un uomo una donna» di Truffaut. Ma oggi troviamo sempre meno romanzi e film che hanno al loro centro un grande amore appassionato. In compenso sono più diffusi l' erotismo e il sesso senza amore. Nella vita reale ci sono ragazze che a trent' anni hanno avuto esperienze sessuali che le loro madri non avrebbero nemmeno potuto immaginare, però non hanno ancora vissuto un grande amore. Non hanno trovato l' uomo giusto o si sono inibite, frenate. E come se fosse avvenuto un rovesciamento del rapporto sessualità-amore. Prima era pericolosa la sessualità (per il rischio di una maternità indesiderata) e quindi veniva controllata e repressa. Oggi è più rischioso abbandonarsi all' amore perché può farti molto soffrire. Soprattutto da quando la sessualità è libera e la fedeltà non viene più considerata una virtù e un dovere essenziale. La psicoanalisi ci dice che quando un impulso è stato rimosso, si manifesta attraverso sintomi sostitutivi. L' arco isterico era il sostituto di un desiderio sessuale proibito. Ci sono dei sostituti dell' amore appassionato rimosso? Nel libro «Il nuovo mondo» di Aldous Huxley, dove tutto veniva pianificato e non esisteva l' innamoramento, il suo bisogno inconscio veniva soddisfatto con una «iniezione di passione violenta». Nel nostro tempo c' è qualcosa che corrisponde alla «iniezione di passione violenta»? Ho l' impressione di sì: la ricerca dell' eccitamento parossistico della discoteca, la sfrenatezza dei rave party, l' annullamento di se stessi nello sballo, le orge e, più in generale, lo stato indotto da droghe. Una volta separato dall' amore, il sesso diventa facile mentre l' amore diventa difficile e viene sostituito con stati parossistici artificiali. Qualcuno come Attali prevede la scomparsa dell' amore esclusivo. Alcuni neuropsicologi cercano farmaci per accendere e spegnere l' amore. Personalmente credo che siano tutte strade che impoveriscono la nostra umanità. L' amore è rischio, ma chi non si prende questo rischio non vive.

lunedì 10 agosto 2009

Bellissima serata del 6, stupenda mattinata del 7. Grazie.

Mercoledì sera, mentre ero di servizio in Pubblica, avevo notato sul cellulare un sms inviatomi da un'amica di vecchia data, chiedendomi quando sarei partito per le vacanze.

Per risponderle, ho preferito chiamarla piuttosto che inviarle un freddo messaggio.

Mai idea fu tanto bella!

Tra una chiacchiera e l'altra, siamo arrivati d'un colpo a organizzare una visita a casa mia per il giorno successivo. L'idea era di trascorrere del tempo assieme, chiacchierando in giro per la città, cenando a casa di un amico (ed ora collega di lavoro) in una zona poco distante e restando a dormire a casa mia, essendo solo ed avendo spazio a disposizione.


Mi è piaciuto molto organizzare senza pensarci troppo; come sempre, mi sa di spontaneità, voglia di fare, curiosità ed apertura al nuovo.


Così, in effetti è stato.


Ci siamo incontrati nel pomeriggio di giovedì. Dopo che sono uscito dal lavoro, siamo stati in piazza ad ammirare i palazzi e la torre, a parlare delle nostre vite, confidandoci (più lei che io, purtroppo). Tra una sua sigaretta e un'altra ... due passi verso la fortezza, luogo che non aveva mai visitato, con una punta in ricevitoria per sfidare la fortuna al superenalotto. Nella fortezza, fermi nel punto panoramico che a me piace più di tanti altri, sfilò fuori dal suo zaino la macchina fotografica a cui più tiene e me la consegnò tra le mani, cominciando a spiegarmi, da brava insegnante di mestiere, come fare fotografie. Mi aveva incoraggiato a fare foto, a trovare la mia vena ispiratoria ma, non conoscendo quest'aspetto di me, cioè che più mi viene chiesto di far qualcosa, più mi blocco, di foto alla fine non ne ho fatte neanche una.

Da li, ci siamo diretti verso il parcheggio della fortezza per prendere l'auto e spostarci verso casa ... giusto per il tempo di darci una rinfrescata ... farle vedere gli ambienti di casa ... usare internet e ... nel frattempo ... eravamo già in ritardo per andare a casa di Michele.
La sosta alla coop per comprare una bottiglia di vino è stata tardiva; abbiamo però ripiegato per un dolce, preso in un bar sulla strada per raggiungere il nostro amico.


Il tragitto da casa mia verso quella della persona che stava per conoscere è stato particolare per lei, almeno ho avuto questa sensazione, perchè è rimasta molto colpita dallo scenario naturalistico di quei luoghi. Curiosamente ... per scherzo aveva indicato una casa di pietra, sognando di averne una così, un giorno ... non sapendo che era proprio la casa di destinazione!


E giù a ridere!


Un rapido sguardo nei dintorni, valutare la possibilià di fare qualche foto ... nessuna ispirazione ma tanta fame e voglia di salire su, entrando in casa di Michele.


Con lo sguardo perso e meravigliato per la bellezza dell'appartamento in affitto, purtroppo temporaneamente ... troppo temporaneamente ... l'ho accompagnata per un giro turistico della casa nel mentre che il cibo finisse di cuocere e ... via alla serata.

E' stato bello vedere come due persone che non si erano mai viste prima, si trovassero in gran sintonia. Hanno trovato subito motivo di dialogo parlando delle proprie passioni: la fotografia. Tra una portata e l'altra, poi, i discorsi si facevano sempre più personali e confidenziali.


Non trascorrevo del tempo così da almeno due anni, da quando uscivo con lei e stavamo ore ed ore a confidarci, a parlare delle nostre vite, a scambiarci le nostre opinioni, i nostri sentimenti, i nostri timori ... le nostre speranze.


Un confessionale all'aperto, tra la tavola e l'uscìo di casa, senza regole, senza limiti.


Un bisogno fortissimo di sfogarsi ... lei ... tra chissà quanti altri motivi, per causa del suo ex che l'aveva tradita con quella che poi diventerà la sua migliore amica ... e la voglia di liberarsi di alcune ansie ... io ... per causa di lei ... che mi aveva creato troppi pesi e timori, principalmente dopo la fine della nostra relazione.

Per un certo tempo, Michele e Felicia hanno voluto mantenere il discorso su di lei, arrivando a pronunciare le stesse parole dette tra tanti messaggi, e-mail e telefonate: lei con la sua esplicità volontà di rimanere sola, pregandomi di lasciarla crescere da sola e continuando, nonostante questo, a frequentarmi ... io con ciò che avevo percepito di lei guardando due film che, a suo avviso, spiegavano benissimo la sua situazione in quel momento. Quando un ben preciso pomeriggio le inviai un messaggio, facendo riferimento a cosa pensavo ... "innamorarsi di una persona è quasi come innamorarsi di sè" ... la sua risposta colpì, come sempre in queste occasioni, dritto al cuore: "quando vuoi sai essere geniale".

Gli sfoghi, sia suo che mio, mi sono serviti per continuare a riflettere sul mio passato, sui miei sentimenti. L'ho fatto inconsciamente anche durante il sonno, sognando Felicia e Michele che continuavano a parlarmi di lei.

Al mattino, mi sono alzato con uno spirito diverso.

Sentivo Felicia muoversi per la casa, entrare in bagno, fare la doccia, forse anche truccarsi dato che sentivo rumori di oggetti che venivano appoggiati ... spostarsi in camera e riuscire verso la cucina.

Non ero fisicamente presente con lei in quei momenti ma riuscivo ad immaginarla, la vedevo compiere tutte quelle azioni quotidiane, nella mia mente. Ho pensato che sarebbe stato bello poterle immortalare con una foto ma, essendo la situazionie troppo intima e non essendoci intimità tra di noi, fare quelle foto non mi era concesso. Sarebbe stata un'invasione barbarica nella sua vita.

Ma ... una volta entrata in cucina e pronta sul balconcino per fare colazione ... ho trovato la mia ispirazione ... il mio impulso. Ho ancora una volta provato la sensazione di essere innamorato di me stesso, con tutti i miei difetti, con quei pregi ... come due anni fa ... grazie a lei ... grazie a Felicia.

lunedì 3 agosto 2009

Volersi bene per non farsi del male

La settimana scorsa, quando ero in servizio in Pubblica Assistenza con due persone che ritengo tra le migliori dell'associazione, era uscito fuori il discorso sul volersi bene.
Sua figlia, mi raccontava Marcello, stava attraversando un periodo di crisi amorosa per colpa di un ragazzo che, pur frequentandola, non era sicuro sui sentimenti e chiedeva una pausa di riflessione.
Marcello, comprensivo sul periodo adolescenziale della figlia, ma fino ad un certo punto, ormai arrivato al limite della sopportazione, proclamava come soluzione proprio il concetto di volersi bene, di non soffrire più a causa di quel ragazzo, di mettere al centro prima di tutto se stessa.

Non sono riuscito a trovare tempo da allora per scrivere, ma ci ho pensato sopra di tanto in tanto. Ho pensato, ad esempio, come levarmi dalla testa "lei", la persona che da due anni a questa parte mi ha totalmente distrutto nella mente e che mi ha generato tantissima confusione e tanti, troppi complessi, fobie che si riflettono nelle relazioni con gli altri, esaltando quelle incapacità che mi porto dietro da una vita.
Incapacità che sono totalmente svanite con lei, rendendomi conto che so essere bravo nell'accudire l'altro, quando provo qualcosa di molto forte ... ma probabilmente non me stesso.

Questa sera, digitando su Google le parole "volersi bene" è uscito come link la pagina che allego qui di sotto e che mi ha particolarmente colpito.
Descrive proprio quanto la mia autostima sia troppo bassa, inesistente forse.
Descrive anche quelle mie sensazioni di incapacità, che in passato non mi hanno permesso di avere una relazione con una ragazza.
Aggiunge anche di farsi un regalo ogni tanto ... qualcosa che non riesco a sopportare se fatto dagli altri; qualcosa che sottovaluto se sono io stesso a farmene, tipo ultimamente con la macchina, sulla quale non ho voluto fare grossi salti di gioia per evitare di subire ulteriori mazzate indesiderate.
Ancora più importante, parla della troppa severità ed autocritica: qualcosa che mi opprime. Paradossalmente, riesco ad essere tanto critico con me stesso ma molto comprensivo e dolce quando gli altri si autocriticano.
Curiosità: il motore del mio comportamento è proprio la frase del Vangelo alla quale la scrittrice si ispira: non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te stesso, l'equivalente di ama il prossimo tuo come te stesso.


"Mi sono chiesta quale contributo valido dare: l'argomento è estremamente vasto, ma mi premeva fornire qualche stimolo che fosse di valido ausilio a chi non si limita a lasciare che la vita gli scorra addosso, ma a chi ne vuole essere anche il protagonista (agente attivo).
Vorrei quindi parlare di un amore particolare, quello per se stessi. Io preferirei chiamarlo in altri termini ed infatti d'ora in poi parlerò della capacità di volersi bene, fatto dato per scontato dai più, ma in realtà molto trascurato.
Non è possibile amare gli altri se non amiamo noi stessi: la stessa frase cristiana: "Ama il prossimo tuo come te stesso"molte volte viene travisata. Ci si impegna ad amare gli altri attraverso gesti di beneficenza o di mutuo soccorso, senza sapere amare noi stessi ed è inutile dire che chi non si ama non sa amare fino in fondo.
Provo a spiegare meglio lo stato di fatto. E' un dato, alquanto triste, che buona parte della nostra educazione venga svolta sottolineandoci gli errori che compiamo, piuttosto che elogiando le cose buone che facciamo. E' ovvio che crescendo introiettiamo il genitore normativo (secondo l'analisi transazionale o ci costruiamo un super-ego secondo la psicoanalisi.. poco importa), quella "vocina" interiore sempre pronta a criticare, a sottolineare gli aspetti negativi, rispetto a quelli positivi.
E' ovvio che in questo modo, più che essere "sostenitori " di noi stessi, diventiamo i nostri più acerrimi nemici: ci critichiamo per ogni piccola cosa, non siamo neppure in grado di riconoscerci tutte le piccole cose positive che facciamo o abbiamo fatto: semplicemente le svalutiamo con le scuse più futili...era mia dovere...era una cosa che chiunque avrebbe saputo fare... era cosa banale... ecc.
Purtroppo quando siamo così severi ed intransigenti con noi stessi, tendiamo ad esserlo anche con gli altri, il che non semplifica i rapporti, anzi tendiamo ad erigerci a giudice di ciò che l'altro compie, seguendo esclusivamente i nostri parametri. Se lavoriamo 15 ore al giorno per un senso di inadeguatezza, poi colpevolizziamo chi lavora le 8 ore canoniche, tacciandolo di essere un lavativo e così via...
Molti di noi purtroppo non sanno volersi bene e perdonarsi per il fatto di essere imperfetti e quindi diventano estremamente rigidi con se stessi: non si danno mai una gratificazione, morale o materiale che sia, sono sempre pronti a criticarsi anziché a sostenersi e darsi auto-appoggio.
La critica fine a se stessa, quella del genitore interno (potevi fare di più, meglio, potevi stare più attento) non è una critica costruttiva, porta solo a un indebolimento dell'immagine del sé, ad una scarsa autostima e ciò non è utile né per la persona, né per chi gli sta accanto.
Volersi bene significa mettersi al primo posto nella nostra scala di valori esistenziali: mettere al primo posto i nostri bisogni rispetto a quelli degli altri ed evitare inutili critiche, a meno che non siano costruttive.
All'apparenza può sembrare un discorso egoistico ed egocentrico, ma nella realtà si rivela ben più proficuo per noi e per gli altri.
Ad es. se io metto al primo posto un'altra persona che non sia io stessa, poi cercherò di soddisfare i bisogni dell'altra prima dei miei... ma non è dato sapere quali siano i bisogni prioritari dell'altra persona e nel frattempo trascuro i miei, aspettandomi che l'altro, considerato il mio sforzo, si attivi per far fronte ai miei...
Quello che molto spesso accade, non essendo possibile la lettura del pensiero altrui, è che noi ci sforziamo per soddisfare bisogni dell'altro, che dall'altro non sono vissuti come tali, ma sono solo nostre proiezioni su ciò di cui l'altro avrebbe bisogno/necessità, nel frattempo trascuriamo noi stessi, ma poi pretendiamo che il fatidico "altro" si faccia carico di ciò di cui abbiamo bisogno....
Credo che già il bisticcio di parole renda chiara l'idea della situazione alquanto complessa in cui ci andiamo a porre assumendo un tale atteggiamento.
Volersi bene, mettersi al primo posto, non è indice di egocentrismo o egoismo: è il primo passo per stare bene con se stessi e col mondo, è il primo passo per mantenere le nostre energie al massimo in modo tale da averne a disposizione anche per gli altri... Da una batteria scarica non si ricava niente, né per sé, né per chi ci sta attorno....volersi bene, proteggersi e sostenersi è il primo grande passo che possiamo fare per potere essere di aiuto anche agli altri, per poterli amare nel vero senso del termine.
Chi non sa amare se stesso con i propri limiti, come potrà accettare quelli degli altri?
Preferisco comunque la frase "Ama il prossimo tuo come te stesso" anche se non sono religiosa: mi piacerebbe tanto che molte persone riflettessero sul significato profondo insito in questo comandamento. A parte qualche psicopatico, nessuno di noi tratta il prossimo come se stesso: critiche, squalifiche, non conferme e chi più ne ha...più ne aggiunga! Nessuno tratterebbe il proprio miglior amico come tratta se stesso... E questo è volersi bene???
Il mio articolo, come anche quelli che potete trovare sul mio sito, non sono rivolti agli "addetti ai lavori" ma vogliono essere solo uno spunto per riflettere o pura e semplice informazione.
Ringrazio tutti quelli che hanno avuto la costanza di leggere fino all'ultima riga e anche quelli che si sono arrestati prima, con la speranza comunque di aver trasmesso un messaggio di amore che ognuno di noi deve a se stesso... se vuole esserci come presenza attiva nel confronto degli altri.
D. C.
PS: Permettetemi ancora una regola che io vado dettando a tutti i miei pazienti/clienti (tutto dipende dal loro grado di pazienza: tanta pazienza=pazienti, poca pazienza=clienti :) )
Non permettere a nessuno, soprattutto a te stesso, di farti del male! "

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