Oggi, per la prima volta, ho commentato il post di un altro blog.
Seguo i suoi scritti da qualche mese perchè li trovo interessanti, a volte mi immedesimo nei suoi pensieri e nelle sue ansie.
Questa persona ha paura di un cambiamento che, spero per lui, possa verificarsi al più presto.
Ho imparato che cambiare non deve essere motivo di paure: stimola la crescita personale, mi aiuta ad affrontare e superare le difficoltà che mi creo con il pensiero ed anche quelle oggettive.
Io sono sempre più convinto che, inconsciamente, tutti gli uomini abbiano un "codice di sopravvivenza" regolato da geni, che si attivano nel momento in cui stiamo entranto in un'area di turbolenze. Se siamo bravi a farci guidare da questo istinto, usciremo fuori dai problemi e dalle paure, prima o poi. Dobbiamo solo seguire l'istinto di sopravvivenza.
Per quanto mi riguarda, sulla base delle mie esperienze ho scorporato l'oggetto cambiamento in due grossi insiemi: cambiamenti indipendenti e cambiamenti dipendenti dagli altri.
Dei primi, oramai ho pieno controllo e l'ultima esperienza vissuta, cioè il trasferimento da Siena a Genova, è stato il fatto che ha definitivamente sancito la mia totale autonomia decisionale.
Delle seconde, invece, purtroppo ho ancora molto da imparare e da gestire.
Questo tipo di cambiamenti li desidero ma non riesco a realizzarli.
La mia più grande paura è quella di rischiare quando in mezzo ci si trovano persone che ruotano attorno al motivo del cambiamento desiderato.
La paura più grande riguarda il rischio nel dichiararsi alla persona verso cui si prova interesse: è enorme, ed è tale da generarmi un'infinità di paure e di bloccarmi totalmente.
Dicevo a Enzo: la novità è sempre un grosso stimolo per affrontare il cambiamento; il cambiamento aiuta a scoprire meglio chi siamo, perchè ci mostra aspetti a cui prima di questo momento magari non avevamo mai minimamente pensato; affronta il cambiamento senza grilli per la testa e goditi momento per momento tutte la novità che si presenteranno, lasciandoti trasportare dall'istinto.
Spero quanto prima di realizzare quel cambiamento che sto ricercando da molto tempo.
Vorrei che i due insiemi convergano in un unico grande contenitore per sentirmi pienamente soddisfatto.
sabato 13 novembre 2010
martedì 26 ottobre 2010
Proattività
Rileggere questa parola, stamani, durante una riunione, mi ha fatto ritornare indietro con il pensiero a quando lavoravo a Siena. Era uno dei criteri di valutazione per il piano di sviluppo personale, il famigerato PDP che pesava sul 10% del mio lordo, ovvero quasi due mesi di stipendio che potevo o non potevo prendere.
A Siena, proattività significava, quindi, percepire in pieno o solo parzialmente il mio salario; a Genova, mi ha provocato un'enorme arrabbiatura che tutti (ma veramente tutti !!!) se ne sono accorti.
E' lungo spiegare tutti i motivi ...
Sostanzialmente, mi sono sentito come il rompicoglioni della situazione, che voleva imporre qualcosa agli altri, specialmente su dettagli che taluni potrebbero prendere per scontato ma che in pratica potrebbe essere visto come imperizia: cioè, pensare che una mancanza provocata per pigrizia da qualcuno è una mancanza che si propaga verso tutte le persone che lavorano nello stesso ambiente. Tanto ...
Non ho sentito nessuna critica mossa nei miei confronti però è come se le avessi percepite, forse sbagliando.
Anche perchè, a sostegno di questa mia sensazione, c'è stata la e-mail di una persona che scriveva " vediamo ora di mantenere le promesse ! ".
Mi è sembrato di risentire tutte quelle persone che incontravo ogni volta che ricercavo un appartamento in cui vivere, dove si affermavano grandi propositi sui turni di pulizie ma che, alla prova dei fatti, non sono mai stati realizzati.
Le chiacchiere sono bellissime, fare veramente è bellissimo di più, però.
Nonostante la felicità, l'orgoglio e i ringraziamenti a tutti da parte del mio capo per una notizia del genere, non mi sono sentito per nulla soddisfatto per questa mia proattività. Ho percepito ancora una volta la sensazione di essere una persona che viene da un altro pianeta e diversissimo dai miei amici, non facendomi affatto star bene.
A Siena, proattività significava, quindi, percepire in pieno o solo parzialmente il mio salario; a Genova, mi ha provocato un'enorme arrabbiatura che tutti (ma veramente tutti !!!) se ne sono accorti.
E' lungo spiegare tutti i motivi ...
Sostanzialmente, mi sono sentito come il rompicoglioni della situazione, che voleva imporre qualcosa agli altri, specialmente su dettagli che taluni potrebbero prendere per scontato ma che in pratica potrebbe essere visto come imperizia: cioè, pensare che una mancanza provocata per pigrizia da qualcuno è una mancanza che si propaga verso tutte le persone che lavorano nello stesso ambiente. Tanto ...
Non ho sentito nessuna critica mossa nei miei confronti però è come se le avessi percepite, forse sbagliando.
Anche perchè, a sostegno di questa mia sensazione, c'è stata la e-mail di una persona che scriveva " vediamo ora di mantenere le promesse ! ".
Mi è sembrato di risentire tutte quelle persone che incontravo ogni volta che ricercavo un appartamento in cui vivere, dove si affermavano grandi propositi sui turni di pulizie ma che, alla prova dei fatti, non sono mai stati realizzati.
Le chiacchiere sono bellissime, fare veramente è bellissimo di più, però.
Nonostante la felicità, l'orgoglio e i ringraziamenti a tutti da parte del mio capo per una notizia del genere, non mi sono sentito per nulla soddisfatto per questa mia proattività. Ho percepito ancora una volta la sensazione di essere una persona che viene da un altro pianeta e diversissimo dai miei amici, non facendomi affatto star bene.
sabato 23 ottobre 2010
Trial & Error
E' un modo di dire usato in ambito scientifico: si studia un certo fenomeno sperimentandolo, senza metterci troppo lavoro intellettuale. Si prova, si registra il risultato, se non è soddisfacente si ritenta facendo esperienza degli esperimenti precedenti, fino a giungere al risultato desiderato.
Dicono che la vita sia un "trial & error" continuo: si impara dalle proprie esperienze positive e negative, si ritenta se è andato male, cercando di migliorare durante le volte successive.
Non ci si dovrebbe sentire frustrati se, per qualsiasi motivo, le cose non andassero come ci si aspettasse: si è fortunati, o dotati di qualche talento speciale, se si realizzassero ... magari questo talento potrebbe chiamarsi esperienza ... chissà.
Non ci si dovrebbe neanche aspettare che qualcuno sostenga i nostri tentativi perchè è difficile, una volta abbandonata la tenera età, che qualcuno comprenda quanto bisogno di fiducia si abbia bisogno da parte degli altri: si vuole che ognuno trovi fiducia prima di tutto in sè stessi, nelle proprie capacità.
Provare e constatare che certe cose vanno (sempre) male, fa tendenzialmente cadere nella sensazione di incapacità.
Questo, scoraggia nel ritentare e riprovare.
Mi fa strano ripensare a quelle persone che ho conosciuto nel corso della mia vita, le quali ci provavano indiscriminatamente con chiunque, pur di conquistarle. Una volta, non concepivo questo modo di fare. Forse, oggi riesco a comprendere il perchè di alcuni loro atteggiamenti, almeno di una parte di essi, non di tutti: cercavano solo d'imparare.
Oggi, ho guardato le cose da un altro punto di vista: non più dal livello quotidiano "zero" ma da più in alto.
Ho visto sempre le stesse cose che si trovano giù, ma la prospettiva era diversa.
Non è una differenza da poco.
E' e n o r m e.
Dicono che la vita sia un "trial & error" continuo: si impara dalle proprie esperienze positive e negative, si ritenta se è andato male, cercando di migliorare durante le volte successive.
Non ci si dovrebbe sentire frustrati se, per qualsiasi motivo, le cose non andassero come ci si aspettasse: si è fortunati, o dotati di qualche talento speciale, se si realizzassero ... magari questo talento potrebbe chiamarsi esperienza ... chissà.
Non ci si dovrebbe neanche aspettare che qualcuno sostenga i nostri tentativi perchè è difficile, una volta abbandonata la tenera età, che qualcuno comprenda quanto bisogno di fiducia si abbia bisogno da parte degli altri: si vuole che ognuno trovi fiducia prima di tutto in sè stessi, nelle proprie capacità.
Provare e constatare che certe cose vanno (sempre) male, fa tendenzialmente cadere nella sensazione di incapacità.
Questo, scoraggia nel ritentare e riprovare.
Mi fa strano ripensare a quelle persone che ho conosciuto nel corso della mia vita, le quali ci provavano indiscriminatamente con chiunque, pur di conquistarle. Una volta, non concepivo questo modo di fare. Forse, oggi riesco a comprendere il perchè di alcuni loro atteggiamenti, almeno di una parte di essi, non di tutti: cercavano solo d'imparare.
Oggi, ho guardato le cose da un altro punto di vista: non più dal livello quotidiano "zero" ma da più in alto.
Ho visto sempre le stesse cose che si trovano giù, ma la prospettiva era diversa.
Non è una differenza da poco.
E' e n o r m e.
martedì 12 ottobre 2010
Criticità
Per esser visto come un razionale, dovrei possidere un'enorme spirito critico con cui sviluppare pensieri indipendenti.
Ebbene, non mi sembra di essere una persona dotata di un profondo spirito critico nei confronti di ciò che mi circonda.
Non mi domando i perchè, a meno che non sia accaduto qualcosa che rapisca totalmente i miei pensieri o sia qualcosa che riguardi il mio essere. Quel "quid" in più che fa la differenza, pesante, tra me ed i miei amici/colleghi.
Mi sono accorto di questa mia limitata criticità domenica sera, mentre ero in compagnia di due amici nonchè colleghi di lavoro.
"Casus" dell'interessante discussione è stata la difficoltà nel reclutare nuovo personale e siamo giunti a parlare d'incapacità del nostro dipartimento ad assumere personale straniero.
Spero di riuscire a descrivere tutto in maniera concisa e lineare.
I capi fanno fatica a reclutare nuovo personale. Sarà che hanno una soglia di aspettative altissima ma accade anche che mormorano per alcune assunzioni già fatte perchè spinti dal fare paragoni. Sembra che questi soggetti li abbiano scelti perchè costretti a portare avanti il lavoro. A questo punto della discussione, sono intervenuto io dicendo che basterebbe estendere il reclutamento all'estero per soddisfare i nostri bisogni.
Troppo semplicistica la proposta!
In linea di principio, noi siamo inquadrati come "Post-doc", cioè persone capaci di portare avanti un filone di ricerca in maniera del tutto indipendente da tutto e da tutti e tale da indicarci la carriera per diventare un futuro ricercatore. La realtà dei fatti è che noi siano "Scientist", cioè figure professionali che lavorano per un progetto già esistente, determinato e supervisionato da altri, come avviene in un'azienda privata.
Uno straniero non verrebbe mai a lavorare da noi perchè non farebbe mai le funzioni di vero "post-doc" ma di "Scientist": americani, inglesi, tedeschi e chiunque provenga da una nazione un minimo migliore dell'Italia, non accetterebbe mai una condizione del genere. Avrebbero lavoro all'estero che soddisferebbe in pieno le loro richieste, ad ogni angolo.
Per vedere uno straniero, bisognerà aspettare che il nostro dipartimento si faccia un nome, delle pubblicazioni e scopra qualcosa di estremamente importante. Solo allora, gli stranieri arriverebbero ... ed io aggiungo come opportunisti, perchè ... allora ... quando ci si mette in gioco e si scommette su se stessi e sulla nuova attività? ... un pò come ho fatto io lasciando un lavoro per un'altro, sapendo cosa mi aspetterà tra qualche anno.
I miei amici mi facevano notare il motivo per cui, da un pò di tempo a questa parte, non si fa altro che attribuire a noi ricerche fatte da altre parti, si pubblicano pezzi di articoli sui maggiori quotidiani nazionali con una frequenza tale da far ingelosire qualsiasi VIP e riceviamo e-mail (insistenti) da parte della "segretaria" affinchè le annunciassimo gli articoli pubblicati di recente da persone afferenti al dipartimento: tutte queste informazioni, saranno utilizzate dal dipartimento per farsi pubblicità ed attirare con specchietti per le allodole gli stranieri.
Vero è che gran parte di questo ragionamento è frutto di domande fatte da parte di uno dei due colleghi presenti con me ad alcuni degli anziani ... però le domande ed i perchè se li pongono!
Alla fine di tutta questa storia: non è che la mancanza di criticità possa in qualche modo influenzare la mia capacità di suscitare interessamento verso gli altri?
Ebbene, non mi sembra di essere una persona dotata di un profondo spirito critico nei confronti di ciò che mi circonda.
Non mi domando i perchè, a meno che non sia accaduto qualcosa che rapisca totalmente i miei pensieri o sia qualcosa che riguardi il mio essere. Quel "quid" in più che fa la differenza, pesante, tra me ed i miei amici/colleghi.
Mi sono accorto di questa mia limitata criticità domenica sera, mentre ero in compagnia di due amici nonchè colleghi di lavoro.
"Casus" dell'interessante discussione è stata la difficoltà nel reclutare nuovo personale e siamo giunti a parlare d'incapacità del nostro dipartimento ad assumere personale straniero.
Spero di riuscire a descrivere tutto in maniera concisa e lineare.
I capi fanno fatica a reclutare nuovo personale. Sarà che hanno una soglia di aspettative altissima ma accade anche che mormorano per alcune assunzioni già fatte perchè spinti dal fare paragoni. Sembra che questi soggetti li abbiano scelti perchè costretti a portare avanti il lavoro. A questo punto della discussione, sono intervenuto io dicendo che basterebbe estendere il reclutamento all'estero per soddisfare i nostri bisogni.
Troppo semplicistica la proposta!
In linea di principio, noi siamo inquadrati come "Post-doc", cioè persone capaci di portare avanti un filone di ricerca in maniera del tutto indipendente da tutto e da tutti e tale da indicarci la carriera per diventare un futuro ricercatore. La realtà dei fatti è che noi siano "Scientist", cioè figure professionali che lavorano per un progetto già esistente, determinato e supervisionato da altri, come avviene in un'azienda privata.
Uno straniero non verrebbe mai a lavorare da noi perchè non farebbe mai le funzioni di vero "post-doc" ma di "Scientist": americani, inglesi, tedeschi e chiunque provenga da una nazione un minimo migliore dell'Italia, non accetterebbe mai una condizione del genere. Avrebbero lavoro all'estero che soddisferebbe in pieno le loro richieste, ad ogni angolo.
Per vedere uno straniero, bisognerà aspettare che il nostro dipartimento si faccia un nome, delle pubblicazioni e scopra qualcosa di estremamente importante. Solo allora, gli stranieri arriverebbero ... ed io aggiungo come opportunisti, perchè ... allora ... quando ci si mette in gioco e si scommette su se stessi e sulla nuova attività? ... un pò come ho fatto io lasciando un lavoro per un'altro, sapendo cosa mi aspetterà tra qualche anno.
I miei amici mi facevano notare il motivo per cui, da un pò di tempo a questa parte, non si fa altro che attribuire a noi ricerche fatte da altre parti, si pubblicano pezzi di articoli sui maggiori quotidiani nazionali con una frequenza tale da far ingelosire qualsiasi VIP e riceviamo e-mail (insistenti) da parte della "segretaria" affinchè le annunciassimo gli articoli pubblicati di recente da persone afferenti al dipartimento: tutte queste informazioni, saranno utilizzate dal dipartimento per farsi pubblicità ed attirare con specchietti per le allodole gli stranieri.
Vero è che gran parte di questo ragionamento è frutto di domande fatte da parte di uno dei due colleghi presenti con me ad alcuni degli anziani ... però le domande ed i perchè se li pongono!
Alla fine di tutta questa storia: non è che la mancanza di criticità possa in qualche modo influenzare la mia capacità di suscitare interessamento verso gli altri?
sabato 2 ottobre 2010
Baci & Abbracci
Oggi, sono riuscito a dar vita ad un'idea che era nata la scorsa estate, camminando per i carrugi ed i pontili in prossimità del Porto Antico di Genova, in compagnia della mia "assassina".
L'idea è quella di fare un album fotografico con persone che si baciano, senza alcuna discriminazione.
Mi attrae moltissimo vedere le persone baciarsi: le invidio un casino, possono baciarsi senza problemi di esser scoperti, e lo fanno alla luce del giorno. Inoltre, si amano.
Sono stato un paio d'ore fermo in Piazza de Ferrari, oggi pomeriggio. Ho anche perso un paio di scatti molto importanti e bellissimi, tra due coppie, una eterosessuale e l'altra omosessuale: davvero un gran peccato non esser riuscito a immortalare quei due istanti!
Sembra, però, che oggi le persone avessero voglia di abbracciarsi: così, ho deciso di espandere la mia idea e d'includere anche quest'aspetto dell'affettività nell'ideale album che ho iniziato a creare.
Questo è il risultato di oggi: un paio di foto le trovo particolarmente belle.












L'idea è quella di fare un album fotografico con persone che si baciano, senza alcuna discriminazione.
Mi attrae moltissimo vedere le persone baciarsi: le invidio un casino, possono baciarsi senza problemi di esser scoperti, e lo fanno alla luce del giorno. Inoltre, si amano.
Sono stato un paio d'ore fermo in Piazza de Ferrari, oggi pomeriggio. Ho anche perso un paio di scatti molto importanti e bellissimi, tra due coppie, una eterosessuale e l'altra omosessuale: davvero un gran peccato non esser riuscito a immortalare quei due istanti!
Sembra, però, che oggi le persone avessero voglia di abbracciarsi: così, ho deciso di espandere la mia idea e d'includere anche quest'aspetto dell'affettività nell'ideale album che ho iniziato a creare.
Questo è il risultato di oggi: un paio di foto le trovo particolarmente belle.
venerdì 1 ottobre 2010
Razionale
So adattare il mio modo di agire e di decidere in base alle situazioni contigenti, tuttavia non concedo troppo spazio alle mie esigenze personali: per questo motivo, dovrei trovare più coraggio per mettermi in gioco: solo chi presta attenzione ai propri desideri e bisogni può raggiungere davvero la piena realizzazione in un rapporto di coppia. Dovrei ascoltare maggiormente la voce del cuore e dell'istinto, cercando anche di lasciar correre.
Le mie necessità personali non riesco a realizzarle per pura e semplice sfortuna. Non posso andare dietro a qualsiasi persona per soddisfare il mio più importante desiderio. Perciò mettersi in gioco, specialmente con le altre persone, mi risulta molto difficile e lo faccio solo nel caso in cui senta un fortissimo interesse ... e non è neanche detto! Quante persone non hanno saputo e non sapranno cosa mi suscitano!
Mi fa molto strano sapere di essere eccessivamente razionale, come se pianificassi a tavolino le esperienze che vorrei vivere di volta in volta. Purtroppo, non funziona così: magari potesse accadere che se mi comportassi in un determinato modo, le donne mi cadrebbero ai piedi! Il ragionamento logico-deduttivo non comporta arrivare al risultato ovvio e univoco: godere della persona da amare.
Ecco perchè non riesco a dare spazio al mio istinto, non ci riesco se non c'è corrispondenza di sentimenti: mi blocca, sapendo che prima o poi la relazione terminerà e mi ritorverò nuovamente punto e a capo.
Io non desidero più ricominciare sempre da zero.
Per fortuna, mi lascio trasportare ancora dal mio cuore e dalle emozioni, che continuo a sentire: per un lungo periodo, ho temuto di esser divenuto una persona di ghiaccio. So che non è così, ma so che spesso non posso comunicarle per bene.
Mi ha fatto incazzare ascoltare per la terza volta "metterci troppo la testa e di concedere più spazio alla pancia": sarà forse questo il motivo per cui non suscito interesse?
Su questo, non c'è dubbio: pari peso per autoaffermazione e tendenza a tirarmi indietro.
Le mie necessità personali non riesco a realizzarle per pura e semplice sfortuna. Non posso andare dietro a qualsiasi persona per soddisfare il mio più importante desiderio. Perciò mettersi in gioco, specialmente con le altre persone, mi risulta molto difficile e lo faccio solo nel caso in cui senta un fortissimo interesse ... e non è neanche detto! Quante persone non hanno saputo e non sapranno cosa mi suscitano!
Mi fa molto strano sapere di essere eccessivamente razionale, come se pianificassi a tavolino le esperienze che vorrei vivere di volta in volta. Purtroppo, non funziona così: magari potesse accadere che se mi comportassi in un determinato modo, le donne mi cadrebbero ai piedi! Il ragionamento logico-deduttivo non comporta arrivare al risultato ovvio e univoco: godere della persona da amare.
Ecco perchè non riesco a dare spazio al mio istinto, non ci riesco se non c'è corrispondenza di sentimenti: mi blocca, sapendo che prima o poi la relazione terminerà e mi ritorverò nuovamente punto e a capo.
Io non desidero più ricominciare sempre da zero.
Per fortuna, mi lascio trasportare ancora dal mio cuore e dalle emozioni, che continuo a sentire: per un lungo periodo, ho temuto di esser divenuto una persona di ghiaccio. So che non è così, ma so che spesso non posso comunicarle per bene.
Mi ha fatto incazzare ascoltare per la terza volta "metterci troppo la testa e di concedere più spazio alla pancia": sarà forse questo il motivo per cui non suscito interesse?
Su questo, non c'è dubbio: pari peso per autoaffermazione e tendenza a tirarmi indietro.
domenica 26 settembre 2010
La felicità è autentica se condivisa
E' la frase finale di un film che adoro terribilmente: "Into the wild".
La trovo più che perfetta come filosofia di vita ed i miei desideri tendono essenzialmente a questo: condividere. Non sempre mi riesce, specialmente se c'è "confusione" e "precarietà" nella situazione in cui i miei piedi battono il terreno. Ho necessità di sentire sicurezza attorno a me.
Sarà stata la condivisione di piaceri e, mi auguro, di sentimenti a farmi pensare continuamente alla sera di venerdì, trascorsa in compagnia della mia "assassina", a casa sua.
Due ore che si sono rivelate troppo poche per tutto ciò che desideravo da lei, ma che ho dovuto farmele bastare in quel momento ... poi, ho continuato a goderne per conto mio tutto ieri ed ancora oggi e chissà per quanto ancora nei prossimi giorni.
Difficilissimo staccare i miei pensieri da lei, adesso: mi prende d'impeto.
Venerdì sera, abbiamo condiviso due e più momenti d' intimità "fuori dal normale", nella mia scarsa esperienza. Qualcosa di estremamente buffo ed eccitante al contempo.
Non descriverò nessun dettaglio, riguarda solo me e lei.
Non ho saputo trattenere il mio piacere ed entusiasmo in questi due giorni e ho sentito la pulsione di raccontarglielo. In passato, non sarebbe mai successo: mi sarei tenuto tutto dentro per paura di dire qualcosa di male e sbagliato. Non avevo tutti i torti: giorni dopo, ero certo che avrei ricevuto la mia bastonata sentimentale, facendomi sentire un verme e stando malissimo, nonostante mi venisse detto che "non è idiota chi esprime i propri sentimenti". Quelle bastonate significavano di non innamorarmi di lei perchè non sarebbe nato null'altro.
Oggi, la questione non mi importa più: preferisco esprimere me stesso e ciò che provo piuttosto che tenermela tutta per me, nonostante tra me e lei non ci sia e non ci sarà una relazione "ufficiale" e stabile. Nonostante anche lei mi abbia detto di non innamorarmi.
Io, ora, me ne fotto e decido per i fatti miei.
Voglio farle sapere di esser felice perchè lei ha contribuito in misura consistente al mio attuale stato, tutto il resto non importa. Quando, poi, tutto questo inevitabilmente finirà, allora ripenserò a star male.
Malissimo, anzi.
Nell'attesa di trovare quella persona a cui piaccia pensarla come me e a cui piaccia godere di ciò che vive per il maggior "sempre" possibile: perchè amare è piacere, non dolore, non bastonate.
Curioso che poi mi venisse chiesto "Perchè me lo dici?" o "Lo senti veramente?"
La trovo più che perfetta come filosofia di vita ed i miei desideri tendono essenzialmente a questo: condividere. Non sempre mi riesce, specialmente se c'è "confusione" e "precarietà" nella situazione in cui i miei piedi battono il terreno. Ho necessità di sentire sicurezza attorno a me.
Sarà stata la condivisione di piaceri e, mi auguro, di sentimenti a farmi pensare continuamente alla sera di venerdì, trascorsa in compagnia della mia "assassina", a casa sua.
Due ore che si sono rivelate troppo poche per tutto ciò che desideravo da lei, ma che ho dovuto farmele bastare in quel momento ... poi, ho continuato a goderne per conto mio tutto ieri ed ancora oggi e chissà per quanto ancora nei prossimi giorni.
Difficilissimo staccare i miei pensieri da lei, adesso: mi prende d'impeto.
Venerdì sera, abbiamo condiviso due e più momenti d' intimità "fuori dal normale", nella mia scarsa esperienza. Qualcosa di estremamente buffo ed eccitante al contempo.
Non descriverò nessun dettaglio, riguarda solo me e lei.
Non ho saputo trattenere il mio piacere ed entusiasmo in questi due giorni e ho sentito la pulsione di raccontarglielo. In passato, non sarebbe mai successo: mi sarei tenuto tutto dentro per paura di dire qualcosa di male e sbagliato. Non avevo tutti i torti: giorni dopo, ero certo che avrei ricevuto la mia bastonata sentimentale, facendomi sentire un verme e stando malissimo, nonostante mi venisse detto che "non è idiota chi esprime i propri sentimenti". Quelle bastonate significavano di non innamorarmi di lei perchè non sarebbe nato null'altro.
Oggi, la questione non mi importa più: preferisco esprimere me stesso e ciò che provo piuttosto che tenermela tutta per me, nonostante tra me e lei non ci sia e non ci sarà una relazione "ufficiale" e stabile. Nonostante anche lei mi abbia detto di non innamorarmi.
Io, ora, me ne fotto e decido per i fatti miei.
Voglio farle sapere di esser felice perchè lei ha contribuito in misura consistente al mio attuale stato, tutto il resto non importa. Quando, poi, tutto questo inevitabilmente finirà, allora ripenserò a star male.
Malissimo, anzi.
Nell'attesa di trovare quella persona a cui piaccia pensarla come me e a cui piaccia godere di ciò che vive per il maggior "sempre" possibile: perchè amare è piacere, non dolore, non bastonate.
Curioso che poi mi venisse chiesto "Perchè me lo dici?" o "Lo senti veramente?"
mercoledì 1 settembre 2010
Palestra di vita
Sembra strano come, a distanza di tre anni, mi sia riiscritto nuovamente in palestra, con le stesse identiche motivazioni di allora: sfogarmi.
Non tanto per eliminare lo stress da lavoro e da una vita che vivo freneticamente, sebbene esternamente dimostri di essere una persona tranquilla.
Lo sfogo in questione è stato ed è, ancora una volta, di tipo sentimentale.
Quando tre anni fa partii per le vacanze estive, percepivo dentro di me che la vita, una volta rientrato a Ferrara, sarebbe completamente cambiata: avrei cominciato a soffrire per il muro di silenzio eretto da quella persona che aveva strizzato il mio cuore, fatto a spezzatino e cucinato a fuoco lentissimo per due lunghissimi anni.
E' stato veramente istintivo iniziare l'attività di muscolazione; in passato, prima di allora, avevo tentato un paio di volte a frequentare l'ambiente ma dopo neanche un mese la voglia di continuare era svanita.
Nel caso di tre anni fa, la vicenda era diversissima. Sentivo che se non avessi proseguito, non sarei stato in grado di svolgere le imminenti scadenze che stavano presentandosi nella mia vita. Dopo tre settimane "preparatorie" di allenamento fatte nel mio paese d'origine ... l'accanimento allo sport è arrivato appena rientrato a Ferrara.
E' bastato rivederla al lavoro solo al primo giorno per farmi andare giù di melone.
Alla palestra, accostai immediatamente il corso di salsa cubana e di fitness. Da allora, tutti i giorni, domenica escluso, compivo un paio d'ore di sfogo al giorno, non un paio d'ore di allenamento. VIVEVO solo per loro, in particolare per il ballo, per cui ad ogni ora del giorno mi ubriacavo di musica latinoamericana ascoltata con l'auricolare bluetooth collegato al mio cellulare, anche mentre lavoravo sotto cappa.
Nonostante tutto, per due mesi non ho avuto nessuno stimolo nel montare una reazione, scrivevo a fatica l'opera più importante del mio dottorato, la tesi, durata cinque faticosissimi mesi, in cui tutto mi sembrava degno di esser mandato all'aria.
Penso sempre a come sarei adesso se non mi fossi sfogato fisicamente, in quei giorni.
Lo sport lo vedo come un toccasana per i momenti difficili da superare.
Per ben 9 mesi di fila, sono stato bravo nel mantenere questo ritmo, fino al mio trasferimento "forzato" da Ferrara a Siena. I nuovi ritmi lavorativi, serrati e legati al cartellino delle timbrature, sono stati più forti e mi hanno allontanato ancora una volta da me, lasciandomi rimuginare e arrovellare nei miei pensieri.
A distanza di tre anni, qualche giorno fa la donna descritta nei post sottostanti, mi ha sparato con un proiettile d'argento, dritto al cuore. Era necessario, purtroppo. Una lunga relazione estiva, da giugno a fine agosto (repetita iuvant, eh!), ha segnato per la seconda volta la mia vita sentimentale. Fortunatamente, questa volta nel segno del bene: non ci sono muri di silenzio, al lavoro riusciamo a parlare seppur pochissimo, i contatti via sms li manteniamo ma chissà ... per quanto tempo si manterranno ... con che "qualità" ... e se si manterranno anche i contatti più personali e privati, i più rischiosi come li definisco. Perchè la posta in ballo in quegli incontri è altissima e la mancanza si fa sentire come una carogna.
Ecco perchè, spinto dalla testa a rinunciare ad iscrivermi, contando le poche volte che riuscirò ad andare in palestra a causa degli impegni di lavoro, mi sono lasciato trascinare dal cuore che mi ha detto di riprendere a sfogarmi.
Maledetta mancanza, non maledetta primavera.
Non tanto per eliminare lo stress da lavoro e da una vita che vivo freneticamente, sebbene esternamente dimostri di essere una persona tranquilla.
Lo sfogo in questione è stato ed è, ancora una volta, di tipo sentimentale.
Quando tre anni fa partii per le vacanze estive, percepivo dentro di me che la vita, una volta rientrato a Ferrara, sarebbe completamente cambiata: avrei cominciato a soffrire per il muro di silenzio eretto da quella persona che aveva strizzato il mio cuore, fatto a spezzatino e cucinato a fuoco lentissimo per due lunghissimi anni.
E' stato veramente istintivo iniziare l'attività di muscolazione; in passato, prima di allora, avevo tentato un paio di volte a frequentare l'ambiente ma dopo neanche un mese la voglia di continuare era svanita.
Nel caso di tre anni fa, la vicenda era diversissima. Sentivo che se non avessi proseguito, non sarei stato in grado di svolgere le imminenti scadenze che stavano presentandosi nella mia vita. Dopo tre settimane "preparatorie" di allenamento fatte nel mio paese d'origine ... l'accanimento allo sport è arrivato appena rientrato a Ferrara.
E' bastato rivederla al lavoro solo al primo giorno per farmi andare giù di melone.
Alla palestra, accostai immediatamente il corso di salsa cubana e di fitness. Da allora, tutti i giorni, domenica escluso, compivo un paio d'ore di sfogo al giorno, non un paio d'ore di allenamento. VIVEVO solo per loro, in particolare per il ballo, per cui ad ogni ora del giorno mi ubriacavo di musica latinoamericana ascoltata con l'auricolare bluetooth collegato al mio cellulare, anche mentre lavoravo sotto cappa.
Nonostante tutto, per due mesi non ho avuto nessuno stimolo nel montare una reazione, scrivevo a fatica l'opera più importante del mio dottorato, la tesi, durata cinque faticosissimi mesi, in cui tutto mi sembrava degno di esser mandato all'aria.
Penso sempre a come sarei adesso se non mi fossi sfogato fisicamente, in quei giorni.
Lo sport lo vedo come un toccasana per i momenti difficili da superare.
Per ben 9 mesi di fila, sono stato bravo nel mantenere questo ritmo, fino al mio trasferimento "forzato" da Ferrara a Siena. I nuovi ritmi lavorativi, serrati e legati al cartellino delle timbrature, sono stati più forti e mi hanno allontanato ancora una volta da me, lasciandomi rimuginare e arrovellare nei miei pensieri.
A distanza di tre anni, qualche giorno fa la donna descritta nei post sottostanti, mi ha sparato con un proiettile d'argento, dritto al cuore. Era necessario, purtroppo. Una lunga relazione estiva, da giugno a fine agosto (repetita iuvant, eh!), ha segnato per la seconda volta la mia vita sentimentale. Fortunatamente, questa volta nel segno del bene: non ci sono muri di silenzio, al lavoro riusciamo a parlare seppur pochissimo, i contatti via sms li manteniamo ma chissà ... per quanto tempo si manterranno ... con che "qualità" ... e se si manterranno anche i contatti più personali e privati, i più rischiosi come li definisco. Perchè la posta in ballo in quegli incontri è altissima e la mancanza si fa sentire come una carogna.
Ecco perchè, spinto dalla testa a rinunciare ad iscrivermi, contando le poche volte che riuscirò ad andare in palestra a causa degli impegni di lavoro, mi sono lasciato trascinare dal cuore che mi ha detto di riprendere a sfogarmi.
Maledetta mancanza, non maledetta primavera.
giovedì 12 agosto 2010
Se l’attrazione vi blocca
Intimidirsi è normale. Rischiate e dichiaratevi senza timori: sentimenti (e desiderio sessuale) sono comunque lusinghieri
"Molte persone, quando si tratta di tentare di conquistare qualcuno dal quale sono molto attratte, si scoprono inspiegabilmente timide. Non sanno più come comportarsi, diventano goffe, tendono a chiudersi e, anzichè tentare di iniziare una qualunque conversazione, si zittiscono con il risultato che, non solo non riescono minimamente ad interessare l’oggetto dei loro desideri, ma rischiano che lui (o lei) non sappia nemmeno della loro esistenza! È sempre solo una questione di bassa autostima? Non solo. L’attrazione sessuale infatti porta a sperimentare un livello di eccitazione che solitamente non è presente nella relazione con semplici conoscenti. Chi si sente attratto da una persona sconosciuta sente di avere delle tensioni non opportune nei confronti di qualcuno che non appartiene alla sfera dell’intimità. Ed è difficile simulare un atteggiamento distaccato quando l’unico desiderio sarebbe di toccare, baciare e abbracciare chi ci si trova. C’è il timore di esser scambiati per individui che “vogliono solo quello” e già questo è sufficiente per scoraggiare ogni iniziativa di seduzione. Il desiderio sessuale e l’attrazione però non sono di per sè disdicevoli. Lo diventano quando rappresentano l’unico motore che spinge alla frequentazione di una persona e soprattutto quando le proprie intenzioni non vengono chiaramente esplicitate all’altra, ma vengono nascoste dietro ipocriti “ti amo” o “non posso vivere senza di te”. Non bisogna quindi vergognarsi di ciò che si prova perchè dichiarare ad una persona la propria attrazione significa esplicitarle la propria considerazione e ammirazione e, anche se non ricambiata, sono comunque sentimenti che lusingano."
"Molte persone, quando si tratta di tentare di conquistare qualcuno dal quale sono molto attratte, si scoprono inspiegabilmente timide. Non sanno più come comportarsi, diventano goffe, tendono a chiudersi e, anzichè tentare di iniziare una qualunque conversazione, si zittiscono con il risultato che, non solo non riescono minimamente ad interessare l’oggetto dei loro desideri, ma rischiano che lui (o lei) non sappia nemmeno della loro esistenza! È sempre solo una questione di bassa autostima? Non solo. L’attrazione sessuale infatti porta a sperimentare un livello di eccitazione che solitamente non è presente nella relazione con semplici conoscenti. Chi si sente attratto da una persona sconosciuta sente di avere delle tensioni non opportune nei confronti di qualcuno che non appartiene alla sfera dell’intimità. Ed è difficile simulare un atteggiamento distaccato quando l’unico desiderio sarebbe di toccare, baciare e abbracciare chi ci si trova. C’è il timore di esser scambiati per individui che “vogliono solo quello” e già questo è sufficiente per scoraggiare ogni iniziativa di seduzione. Il desiderio sessuale e l’attrazione però non sono di per sè disdicevoli. Lo diventano quando rappresentano l’unico motore che spinge alla frequentazione di una persona e soprattutto quando le proprie intenzioni non vengono chiaramente esplicitate all’altra, ma vengono nascoste dietro ipocriti “ti amo” o “non posso vivere senza di te”. Non bisogna quindi vergognarsi di ciò che si prova perchè dichiarare ad una persona la propria attrazione significa esplicitarle la propria considerazione e ammirazione e, anche se non ricambiata, sono comunque sentimenti che lusingano."
martedì 6 luglio 2010
...ed ora KO
A distanza di tre settimane dal nostro ultimo incontro, ieri sera ho ricevuto un messaggio da parte sua, chiedendomi se avessi avuto voglia di trascorrere del tempo insieme a lei.
A fine serata, mi sono sentito come un pugile messo a KO, sopraggiunto a fatica e sconfitto al termine del 15° giro, dopo averle prese tante che la metà erano più che sufficienti.
Ieri sera ho lasciato sbriciolare le mie difese e le ho permesso di far incetta dei miei sentimenti, delle mie paure, dei miei desideri.
Ovvio che alla fine ne abbia risentito per tutto il giorno a seguire, vivendo in uno stato confusionale che non sperimentavo più da tre anni.
Dopo averla incontrata in vicinanza di casa sua, ci siamo spostati verso il Porto Antico, dove abbiamo trascorso il resto della serata.
Dapprima, abbiamo camminato lungo i moli del porto, per poi fermarci definitivamente sul molo più bello, quello dedicato ad uno dei nostri cantanti più adorati: Fabrizio de Andrè.
Qui, le nostre attenzioni si sono rivolte a una coppia di uomini, a nostro parere, in corteggiamento. Palesi erano i gesti, gli sguardi, gli affondi che uno dei due, il più giovane e smaliziato, lanciava verso l'altro, più vecchio e pacato.
E' stato a partire da questo corteggiamento che siamo arrivati a parlare nuovamente di noi e di quanto stiamo vivendo.
Ribadito il mio forte interesse nei suoi confronti, ho cominciato a cedere e a sbriciolare le mie difese, fino a rivelarle i pensieri "cattivi" generati da una parola estrapolata dopo un nostro precedente discorso (questa parola era "considerazione") e spingendomi anche oltre ... raccontandole le ragioni che più mi feriscono quando penso di non riuscire ad avere la capacità di vivere una relazione.
Già nei precedenti due incontri mi aveva chiesto di raccontarle le motivazioni ma io li avevo sempre considerati come segreti, da mantenere tali a tutti i costi.
Ieri sera, quei segreti sono crollati come castelli di sabbia. Questo mi ha turbato tantissimo, mi ha perfino bloccato psicologicamente, rivivendo una sensazione sperimentata un paio di anni fa a Siena ... non riuscivo più a parlare di nulla, a pensare al nulla. Ero completamente frastornato che non sapevo più cosa fare.
Solo una cosa mi rimaneva da fare: avere fiducia in lei.
Mi ha fatto tremare, mi ha fatto piangere, ha affermato tutto il contrario di quanto mi era stato riversato contro tre anni fa. Ha cercato di farmi cancellare dalla testa quei pensieri. Mi ha implorato di non chiudermi nuovamente a riccio ... come disse anche l'altra ...
Ma quelle convinzioni sono oramai dure a morire e non moriranno finchè non si realizzerà il mio desiderio più importante: innamorarmi ed essere ricambiato nella stessa misura. Solo così mi sentirò veramente libero da questa oppressione che mi porto dietro da decenni.
Mi ha consolato. Mi ha preso, mi ha stretto a sè ed ha cominciato a baciarmi, a dimostrarmi tutto il suo affetto e la sua stima nei miei confronti... ma non innamoramento: questo già lo sapevo.
Era evidente che quanto successo desiderava farlo e viveva quei momenti in maniera totalmente empatica.
Ma...
E' doloroso vivere così perchè appare essere una vera coppia.
La realtà è che questa scena dura il tempo di questo momento e non si prolunga in modo da viverla ed averla per "sempre", condizione che aspiro a raggiungere, in generale.
So che è presa da me ... lo è in quel frangente ... ma, poi, una volta separati, tutto ritorna come al giorno precedente.
Ora, conosce i miei punti deboli e i miei bisogni più impellenti: i miei bisogni e le mie mancanze di affetto, di condivisione, di amore.
Ora sa come distruggermi in qualsiasi momento e ogni tentativo di difesa sarà inutile.
Lei può esser per me "un'amica speciale, una confidente, una persona con la quale star bene e che sa come fare e farlo bene" ma tutto ciò senza innamorarmi di lei perchè altrimenti non saprei a quali casini e rischi andrei incontro, se mi innamorassi.
Continuando a guardarmi, a stringermi, a baciarmi, anche sotto casa sua, come veri innamorati.
Innamorati si nasce grazie alla spontaneità dell'incontro ... non lo si diventa conoscendosi.
A fine serata, mi sono sentito come un pugile messo a KO, sopraggiunto a fatica e sconfitto al termine del 15° giro, dopo averle prese tante che la metà erano più che sufficienti.
Ieri sera ho lasciato sbriciolare le mie difese e le ho permesso di far incetta dei miei sentimenti, delle mie paure, dei miei desideri.
Ovvio che alla fine ne abbia risentito per tutto il giorno a seguire, vivendo in uno stato confusionale che non sperimentavo più da tre anni.
Dopo averla incontrata in vicinanza di casa sua, ci siamo spostati verso il Porto Antico, dove abbiamo trascorso il resto della serata.
Dapprima, abbiamo camminato lungo i moli del porto, per poi fermarci definitivamente sul molo più bello, quello dedicato ad uno dei nostri cantanti più adorati: Fabrizio de Andrè.
Qui, le nostre attenzioni si sono rivolte a una coppia di uomini, a nostro parere, in corteggiamento. Palesi erano i gesti, gli sguardi, gli affondi che uno dei due, il più giovane e smaliziato, lanciava verso l'altro, più vecchio e pacato.
E' stato a partire da questo corteggiamento che siamo arrivati a parlare nuovamente di noi e di quanto stiamo vivendo.
Ribadito il mio forte interesse nei suoi confronti, ho cominciato a cedere e a sbriciolare le mie difese, fino a rivelarle i pensieri "cattivi" generati da una parola estrapolata dopo un nostro precedente discorso (questa parola era "considerazione") e spingendomi anche oltre ... raccontandole le ragioni che più mi feriscono quando penso di non riuscire ad avere la capacità di vivere una relazione.
Già nei precedenti due incontri mi aveva chiesto di raccontarle le motivazioni ma io li avevo sempre considerati come segreti, da mantenere tali a tutti i costi.
Ieri sera, quei segreti sono crollati come castelli di sabbia. Questo mi ha turbato tantissimo, mi ha perfino bloccato psicologicamente, rivivendo una sensazione sperimentata un paio di anni fa a Siena ... non riuscivo più a parlare di nulla, a pensare al nulla. Ero completamente frastornato che non sapevo più cosa fare.
Solo una cosa mi rimaneva da fare: avere fiducia in lei.
Mi ha fatto tremare, mi ha fatto piangere, ha affermato tutto il contrario di quanto mi era stato riversato contro tre anni fa. Ha cercato di farmi cancellare dalla testa quei pensieri. Mi ha implorato di non chiudermi nuovamente a riccio ... come disse anche l'altra ...
Ma quelle convinzioni sono oramai dure a morire e non moriranno finchè non si realizzerà il mio desiderio più importante: innamorarmi ed essere ricambiato nella stessa misura. Solo così mi sentirò veramente libero da questa oppressione che mi porto dietro da decenni.
Mi ha consolato. Mi ha preso, mi ha stretto a sè ed ha cominciato a baciarmi, a dimostrarmi tutto il suo affetto e la sua stima nei miei confronti... ma non innamoramento: questo già lo sapevo.
Era evidente che quanto successo desiderava farlo e viveva quei momenti in maniera totalmente empatica.
Ma...
E' doloroso vivere così perchè appare essere una vera coppia.
La realtà è che questa scena dura il tempo di questo momento e non si prolunga in modo da viverla ed averla per "sempre", condizione che aspiro a raggiungere, in generale.
So che è presa da me ... lo è in quel frangente ... ma, poi, una volta separati, tutto ritorna come al giorno precedente.
Ora, conosce i miei punti deboli e i miei bisogni più impellenti: i miei bisogni e le mie mancanze di affetto, di condivisione, di amore.
Ora sa come distruggermi in qualsiasi momento e ogni tentativo di difesa sarà inutile.
Lei può esser per me "un'amica speciale, una confidente, una persona con la quale star bene e che sa come fare e farlo bene" ma tutto ciò senza innamorarmi di lei perchè altrimenti non saprei a quali casini e rischi andrei incontro, se mi innamorassi.
Continuando a guardarmi, a stringermi, a baciarmi, anche sotto casa sua, come veri innamorati.
Innamorati si nasce grazie alla spontaneità dell'incontro ... non lo si diventa conoscendosi.
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