...è bello sapere che sei sempre presente! >>
Ed ancora, il giorno delle nozze di questo mio carissimo amico, prima che tutore: "Grazie Munk, sei proprio una bella persona".
Anni prima lei, che mi scriveva: "Grazie per la musica ... per la disponibilità ... per esserci sempre ... Non essere triste torno presto e poi se non ti fanno fare una piega mille Km allora per duemila sarà la stessa identica cosa."
Quest'ultimo messaggio, lo avevo interpretato come LA SUA dichiarazione d'amore nei miei confronti ... troppo lungo spiegare il motivo.
Ognuno di questi messaggi mi ferisce, sempre: perchè esprimono una sensibilità sorprendente e giungono dritti al cuore, sciogliendomelo.
Ci vivo per questo!
E poi perchè è vero: sono sempre attento e presente con le persone che mi stanno veramente a cuore, specialmente se si tratta della donna che vivo.
Credo nella bontà di questi testi ... ma solo in determinate occasioni quest'affetto mi viene dimostrato, come oggi ... come per la musica ... e vorrei che avvenisse molto, molto più frequentemente ... quotidianamente ... in maniera più "disinteressata" e desiderata.
Mi ha fatto piacere leggere l'sms appena arrivato, ma ho pensato che non devo farmi più sciogliere il cuore.
Lo sto rendendo sclerotizzato, a causa delle illusioni che mi sono, e che lei, mi ha procurato.
Per il mio modo di vedere la vita e l'amore ... è davvero brutto agire così.
Inimmagginabile. Perchè non ci ero abituato e non vorrei vivere così.
La mia vita senza questi intensi sentimenti varrebbe nulla.
E' un modo che mi è rimasto per proteggermi, per non ingannarmi più.
E' il solo modo che ho per donare il mio amore alla donna giusta ... un giorno ... spero.
venerdì 13 febbraio 2009
mercoledì 11 febbraio 2009
Conoscere ... solo se stessi, non gli altri
Leggevo un commento di de Andrè su di una sua canzone, Anime Salve:
"Quel ripetere 'gli ultimi saranno i primi' forse non voleva essere una profezia metafisica. Ieri cantavo i vinti, mentre oggi canto i futuri vincitori: quelli che coltivano la propria diversità con dignità e coraggio. I nomadi, per esempio, e tutti quelli che attraversano i disagi dell'emarginazione senza rinunciare ad assomigliare a se stessi. Sono loro, saranno loro, i vincenti. Perchè muovono la Storia. I perdenti sono le persone che più mi affascinano. Per me dietro ogni barbone si nasconde un eroe. E' la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente. Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto. E forse la vita, più che una corsa verso la morte, è una fuga dalla nascita."
Uno "stupido" test diceva che la canzone di de Andrè che più mi rassomiglia è proprio "Anime Salve": "Sei una persona buona. Sei dolce, romantico, tenero, sognatore; ami al 100% ed in modo appassionato e completo. Soffri con facilità perchè per te il sentimento conta più di tutto: ciò che dai è tantissimo ma spesso non riesci ad averlo indietro del tutto. Il tuo amore e la tua capacità di donarti non hanno limiti: chi ti ha al fianco si sente un re perchè sei fedele, leale, generoso e sincero in ogni azione e parola."
Tralasciando il sempre giusto "prendere con le molle" qualunque cosa venga riferito da chissàchi, capaci solo di aumentare l'ego e di sparare speranze e fantasticherie strane ...
molte di queste parole le avevi dette tu, a me, quando avevi ribattuto, e ti eri messa sullo stesso mio piano, alla domanda su cosa mi piacesse di te.
Ho ripreso il nostro "libro", dove avevo annotato molti dei nostri messaggi e delle corrispondenze, per ritrovare quelle stesse parole ... e tanto altro dolore ... erano mesi che non l'aprivo.
Ho improvvisamente rivangato uno dei tuoi ultimi pensieri da rivolgermi: "Devi conoscere le persone".
Sembra che tu mi conoscessi, dato che mi hai descritto con parole simili a quelle del presunto test.
Alla lunga, quando la nostra relazione volgeva al termine, ho intuito qualcosa di te. Usare la parola "capito" sarebbe troppo. Perchè pensavo di capirti, e quindi di conoscerti, sulla base di ciò che mi raccontavi e che mostravi. Sono stato molto brusco anche al telefono, una delle ultime volte.
Non eri veramente innamorata di me.
Volevi davvero stare sola.
Comunque, desideravi e per questo cedevi. (Chissà se ti accontentavi di me, io certamente, non di te).
Sapevi che mi avresti fatto tanto male.
Tutto ciò che io ti donavo, dovevo volgerlo ad altre donne.
Queste parole, mi facevano star male.
Quando ti sei allontanata, mi sono sentito perso ed enormemente tradito nella fiducia.
L'elemento fondamentale che, più di ogni altra cosa, una persona che ha a che fare con uno come me, deve sapersi conquistare.
Quando conquisti questo, non fai che aprire serrature su serrature. Probabilmente, credevo l'avessi conquistata ma ... tante e tante volte ... le cose che avrei voluto esprimere ... le ho represse ... a volte perchè non mi davi spazio e quando lo facevi ... in seguito mi "bastonavi".
Le mie erano attenzioni sincere, è vero nate da un tuo momento di difficoltà.
Forse sai che il mio modo di intraprendere una relazione sentimentale è difficilmente complicato: ho davvero tanta paura a manifestare in generale, poi interesse, verso una donna.
Devo percepire corrispondenza o tutto diventa ancor più difficile. Questo mi blocca e mi fa andare in palla.
So per certo che tu mi interessavi già da prima, te lo dissi altre volte.
Con te, non sarei mai riuscito a provarci perchè non l'ho fatto finora in vita mia: non mi ritroverei senza una donna da 29 anni e mezzo.
Non avevo e non ho bisogno di termini di paragone. Basta ciò che qualcuno suscita in me perchè sono estremamente empatico.
Potrei stare anni e anni silente, aspettando a vedere quella spinta interiore agire e, quasi sempre, non si esprime mai. La affosso, la reprimo, piuttosto che manisfestarla, questa spinta.
Abituato all'idea che, tanto, uno come me, non ce la può mai fare con le donne. Abituato a pensare a quanto rinfacciatomi. Abituato all'idea inculcata che, tanto, dico solo cose senza senso e non degne di essere ascoltate. Per questo, faccio fatica a far decollare una conversazione con persone poco familiari e, quando succede, è perchè è una condizione molto particolare.
La stessa spinta interiore (prontamente repressa) che ieri mi ha pervaso e che alla quale ho resistito solo perchè ho "razionalizzato" che non ti interessavo. Tante cose che volevo dire e fare ... auto-bloccate ... tanto non sarebbero servite a cambiare le cose. Le avevi prontamente, precedentemente, ribadite.
La nostra relazione non mi aiuterà a risolvere il problema, probabilmente lo avrà accentuato perchè porta maggiori paure.
Sono cosciente delle mie capacità, so che posso essere un buon compagno di vita, sono stato bravo in quel poco che sono riuscito a mostrare. Ma non era il massimo della mia espressione e adesso non trovo una valvola di sfogo.
Quest'incapacità mi strugge ancor di più.
Inconsciamente, mi spingo ad agire in solitaria per amare e dare fiducia all'unica persona che possa capirmi e rendermi contento, forse non felice: me stesso.
Perchè, consciamente, desidero che un "altra" sia a quel posto.
"Quel ripetere 'gli ultimi saranno i primi' forse non voleva essere una profezia metafisica. Ieri cantavo i vinti, mentre oggi canto i futuri vincitori: quelli che coltivano la propria diversità con dignità e coraggio. I nomadi, per esempio, e tutti quelli che attraversano i disagi dell'emarginazione senza rinunciare ad assomigliare a se stessi. Sono loro, saranno loro, i vincenti. Perchè muovono la Storia. I perdenti sono le persone che più mi affascinano. Per me dietro ogni barbone si nasconde un eroe. E' la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente. Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto. E forse la vita, più che una corsa verso la morte, è una fuga dalla nascita."
Uno "stupido" test diceva che la canzone di de Andrè che più mi rassomiglia è proprio "Anime Salve": "Sei una persona buona. Sei dolce, romantico, tenero, sognatore; ami al 100% ed in modo appassionato e completo. Soffri con facilità perchè per te il sentimento conta più di tutto: ciò che dai è tantissimo ma spesso non riesci ad averlo indietro del tutto. Il tuo amore e la tua capacità di donarti non hanno limiti: chi ti ha al fianco si sente un re perchè sei fedele, leale, generoso e sincero in ogni azione e parola."
Tralasciando il sempre giusto "prendere con le molle" qualunque cosa venga riferito da chissàchi, capaci solo di aumentare l'ego e di sparare speranze e fantasticherie strane ...
molte di queste parole le avevi dette tu, a me, quando avevi ribattuto, e ti eri messa sullo stesso mio piano, alla domanda su cosa mi piacesse di te.
Ho ripreso il nostro "libro", dove avevo annotato molti dei nostri messaggi e delle corrispondenze, per ritrovare quelle stesse parole ... e tanto altro dolore ... erano mesi che non l'aprivo.
Ho improvvisamente rivangato uno dei tuoi ultimi pensieri da rivolgermi: "Devi conoscere le persone".
Sembra che tu mi conoscessi, dato che mi hai descritto con parole simili a quelle del presunto test.
Alla lunga, quando la nostra relazione volgeva al termine, ho intuito qualcosa di te. Usare la parola "capito" sarebbe troppo. Perchè pensavo di capirti, e quindi di conoscerti, sulla base di ciò che mi raccontavi e che mostravi. Sono stato molto brusco anche al telefono, una delle ultime volte.
Non eri veramente innamorata di me.
Volevi davvero stare sola.
Comunque, desideravi e per questo cedevi. (Chissà se ti accontentavi di me, io certamente, non di te).
Sapevi che mi avresti fatto tanto male.
Tutto ciò che io ti donavo, dovevo volgerlo ad altre donne.
Queste parole, mi facevano star male.
Quando ti sei allontanata, mi sono sentito perso ed enormemente tradito nella fiducia.
L'elemento fondamentale che, più di ogni altra cosa, una persona che ha a che fare con uno come me, deve sapersi conquistare.
Quando conquisti questo, non fai che aprire serrature su serrature. Probabilmente, credevo l'avessi conquistata ma ... tante e tante volte ... le cose che avrei voluto esprimere ... le ho represse ... a volte perchè non mi davi spazio e quando lo facevi ... in seguito mi "bastonavi".
Le mie erano attenzioni sincere, è vero nate da un tuo momento di difficoltà.
Forse sai che il mio modo di intraprendere una relazione sentimentale è difficilmente complicato: ho davvero tanta paura a manifestare in generale, poi interesse, verso una donna.
Devo percepire corrispondenza o tutto diventa ancor più difficile. Questo mi blocca e mi fa andare in palla.
So per certo che tu mi interessavi già da prima, te lo dissi altre volte.
Con te, non sarei mai riuscito a provarci perchè non l'ho fatto finora in vita mia: non mi ritroverei senza una donna da 29 anni e mezzo.
Non avevo e non ho bisogno di termini di paragone. Basta ciò che qualcuno suscita in me perchè sono estremamente empatico.
Potrei stare anni e anni silente, aspettando a vedere quella spinta interiore agire e, quasi sempre, non si esprime mai. La affosso, la reprimo, piuttosto che manisfestarla, questa spinta.
Abituato all'idea che, tanto, uno come me, non ce la può mai fare con le donne. Abituato a pensare a quanto rinfacciatomi. Abituato all'idea inculcata che, tanto, dico solo cose senza senso e non degne di essere ascoltate. Per questo, faccio fatica a far decollare una conversazione con persone poco familiari e, quando succede, è perchè è una condizione molto particolare.
La stessa spinta interiore (prontamente repressa) che ieri mi ha pervaso e che alla quale ho resistito solo perchè ho "razionalizzato" che non ti interessavo. Tante cose che volevo dire e fare ... auto-bloccate ... tanto non sarebbero servite a cambiare le cose. Le avevi prontamente, precedentemente, ribadite.
La nostra relazione non mi aiuterà a risolvere il problema, probabilmente lo avrà accentuato perchè porta maggiori paure.
Sono cosciente delle mie capacità, so che posso essere un buon compagno di vita, sono stato bravo in quel poco che sono riuscito a mostrare. Ma non era il massimo della mia espressione e adesso non trovo una valvola di sfogo.
Quest'incapacità mi strugge ancor di più.
Inconsciamente, mi spingo ad agire in solitaria per amare e dare fiducia all'unica persona che possa capirmi e rendermi contento, forse non felice: me stesso.
Perchè, consciamente, desidero che un "altra" sia a quel posto.
martedì 10 febbraio 2009
"Come è andata?"
...sarà la domanda che domattina il mio capo mi rivolgerà.
"Più male che bene", la mia risposta.
Oggi ho rivisto la donna che ho amato.
Che desidero amare ancora.
Quella donna che scatena in me una tempesta di emozioni, ogni volta che la rivedo.
Non appena entrato nel corridoio del dipartimento, la prima figura visibile all'orizzonte è stata la sua.
Riconoscibile da 35 metri di distanza pur con scarsità di illuminazione.
Perchè la sua immagine è sempre presente nella mia mente.
Perchè male? Perchè ho voluto "affrontarla" dopo tanti mesi che non si parlava più, sapendo che dopo sarei stato male.
Ti interessa la descrizione di cosa ho provato?
Le stesse emozioni che ho provato la prima volta che sono uscito con lei, le emozioni che ho provato alla notizia di poter ritornare a vivere a Ferrara.
Le farfalle nello stomaco, il battito del cuore accelerato, ansia spasmodica di poter godere di quei momenti.
Il desiderio (irre)frenabile di baciarla, di stringerla a me, di far scivolare la mia mano sul suo volto e sul suo corpo fino a sentirlo vibrare.
Due anni scivolati in fretta, quando la nostra relazione era all'inizio, proprio di questo periodo. Due anni in cui invece di smorzare i sentimenti nei suoi confronti, sono schizzati alle stelle al solo rivederla.
Abbiamo anche parlato, nel suo nuovo studio.
Parole che come sempre mi resteranno scolpite nella memoria e che non faranno altro che tormentarmi ancor di più perchè non danno speranza.
Gli sguardi che troppe volte si incrociavano, e si mantenevano fissi a lungo.
Non so se è stato casuale, ma mentre sfilava le chiavi dalla porta ho sentito toccare le mie dita, un pò come la scena del film "La lettera d'amore", il suo film che le ho procurato tanto amorevolmente.
Il fato, esattamente come due anni fa, ha voluto ancora farci incontrare una terza volta nel corso della giornata, in un luogo simbolico, dove la nostra relazione ha sempre più avuto spazio: il distributore delle bevande al seminterrato.
Ero andato giù a prendere qualcosa da mangiare e, una volta prelevato il prodotto, mi sono diretto immediatamente verso l'ascensore. Qualcosa mi ha suggerito di ritornare indietro, con la scusa di buttare l'incarto: ancora le percezioni che mi hanno accompagnato nei mesi dei nostri incontri!
Sullo sfondo c'era ancora lei, prima non era presente. Si dirigeva proprio verso il distributore.
Io l'ho aspettata.
Le chiesi se volesse qualcosa.
Fece un cenno, si.
Le porsi la chiavetta, prese il caffè.
Si parlava in compagnia di altre persone, sedute sulla nostra panchina, dove sostavamo per decine e decine di minuti alla volta, a confessarci.
"Sali su adesso" dicevo in cuor mio. Perchè questa volta, in ascensore, avrei non più contato fino a 14 ... ma premuto il pulsante rosso di stop.
Mi ha sempre guidato il desiderio di lei e le emozioni che riusciva a creare in me.
Mi ha come stregato.
Si è definita come "il diavolo" in un giorno ben preciso: il mio 28esimo compleanno.
Le ho venduto la mia anima, probabilmente.
"Più male che bene", la mia risposta.
Oggi ho rivisto la donna che ho amato.
Che desidero amare ancora.
Quella donna che scatena in me una tempesta di emozioni, ogni volta che la rivedo.
Non appena entrato nel corridoio del dipartimento, la prima figura visibile all'orizzonte è stata la sua.
Riconoscibile da 35 metri di distanza pur con scarsità di illuminazione.
Perchè la sua immagine è sempre presente nella mia mente.
Perchè male? Perchè ho voluto "affrontarla" dopo tanti mesi che non si parlava più, sapendo che dopo sarei stato male.
Ti interessa la descrizione di cosa ho provato?
Le stesse emozioni che ho provato la prima volta che sono uscito con lei, le emozioni che ho provato alla notizia di poter ritornare a vivere a Ferrara.
Le farfalle nello stomaco, il battito del cuore accelerato, ansia spasmodica di poter godere di quei momenti.
Il desiderio (irre)frenabile di baciarla, di stringerla a me, di far scivolare la mia mano sul suo volto e sul suo corpo fino a sentirlo vibrare.
Due anni scivolati in fretta, quando la nostra relazione era all'inizio, proprio di questo periodo. Due anni in cui invece di smorzare i sentimenti nei suoi confronti, sono schizzati alle stelle al solo rivederla.
Abbiamo anche parlato, nel suo nuovo studio.
Parole che come sempre mi resteranno scolpite nella memoria e che non faranno altro che tormentarmi ancor di più perchè non danno speranza.
Gli sguardi che troppe volte si incrociavano, e si mantenevano fissi a lungo.
Non so se è stato casuale, ma mentre sfilava le chiavi dalla porta ho sentito toccare le mie dita, un pò come la scena del film "La lettera d'amore", il suo film che le ho procurato tanto amorevolmente.
Il fato, esattamente come due anni fa, ha voluto ancora farci incontrare una terza volta nel corso della giornata, in un luogo simbolico, dove la nostra relazione ha sempre più avuto spazio: il distributore delle bevande al seminterrato.
Ero andato giù a prendere qualcosa da mangiare e, una volta prelevato il prodotto, mi sono diretto immediatamente verso l'ascensore. Qualcosa mi ha suggerito di ritornare indietro, con la scusa di buttare l'incarto: ancora le percezioni che mi hanno accompagnato nei mesi dei nostri incontri!
Sullo sfondo c'era ancora lei, prima non era presente. Si dirigeva proprio verso il distributore.
Io l'ho aspettata.
Le chiesi se volesse qualcosa.
Fece un cenno, si.
Le porsi la chiavetta, prese il caffè.
Si parlava in compagnia di altre persone, sedute sulla nostra panchina, dove sostavamo per decine e decine di minuti alla volta, a confessarci.
"Sali su adesso" dicevo in cuor mio. Perchè questa volta, in ascensore, avrei non più contato fino a 14 ... ma premuto il pulsante rosso di stop.
Mi ha sempre guidato il desiderio di lei e le emozioni che riusciva a creare in me.
Mi ha come stregato.
Si è definita come "il diavolo" in un giorno ben preciso: il mio 28esimo compleanno.
Le ho venduto la mia anima, probabilmente.
martedì 13 gennaio 2009
Indole e comportamento
Era molto tempo che non "chiacchieravo" con "questa persona".
Conosce il mio carattere, sa che sono molto introverso, che non mi affaccio troppo coraggiosamente alla vita, a causa della "paura" verso gli altri e per le mie paure.
Ha riepilogato in poco tempo cosa mi caratterizza ed ha capito che c'era qualcosa di diverso in me, dall'ultima volta che ci siamo visti.
Maggiore voglia di rimettermi in moto in modo solitario, seppur con rammarico, alquanto duro, impulsivo.
Credo che se non agirò così, non mi sbloccherò più.
Necessito di una fortissima scossa.
Agire d'impeto, ma mai mettendo a repentaglio la mia incolumità: di sicuro, non voglio buttarmi da una torre pur di provare l'esperienza.
Non agirò in modo da ferirmi, tutto sommato cosa mi sono proposto di organizzare nella mia vita sono diversi viaggi ... considerare gli altri come persone adulte e responsabili delle proprie volontà, azioni, parole ... superare gli ostacoli che mi inibiscono nel conoscere nuove persone, ed in particolare persone che mi attirano e che alimentano la mia immaginazione.
Non ci riuscirò sempre, so che continuerò a fare molta fatica nel tentativo che mi sono proposto. Già è accaduto ieri sera ad una festa: avevo la possibilità di conoscere una donna che sedeva a mezzo metro da me, mentre entrambi eravamo soli ... donna che mi attrae molto, mi fa volare con la mente.
I motivi per cui non l'ho fatto è perchè non so assolutamente nulla sul suo conto, se non il suo nome, e mi troverei in imbarazzo se scoprissi che è già impegnata ... o che ha ancora una volta molti anni più di me (cosa che francamente temo) ... o che pensi che ci stia provando con risultati deludenti.
Serve tempo.
E' il credito che sto dando a questa città da quasi un anno a oggi.
Credito a fondo perduto, fino ad ora.
Credito che ero riuscito a far fruttare quando ero nella mia vecchia città, che mi ha fatto superare altri ostacoli e che forse poteva continuare ad aiutarmi, visto che mi aveva "lanciato".
Tempo che sto concedendo a me stesso, diceva invece "questa persona".
Credito che sto fornendo alla mia capacità di (ri)trovare fiducia in me stesso e negli altri.
Credito che non so a quale fondo appartenga.
Di certo, tempo che dovrà servire per imparare e prendere consapevolezza nell' osare.
Senza "prevederne" il risultato finale.
Senza sapere se c'è modo di raccogliere buoni frutti e continuare a sbloccarmi ulteriormente ...
nella speranza di non ricadere in una nuova illusione scoprendo, alla fine del gioco, che ho solo vinto una nuova, brutta bastonata (secondo la mia indole).
Anche questo serve a crescere, a forgiare il carattere.
Non sempre tutto prende la piega di come vorremmo che le nostre aspettative vadano.
C'è l'occasione buona, c'è l'occasione cattiva.
E ci sono molte occasioni intermedie, da cui bisogna sempre ricavare un' esperienza di vita che ci abbia insegnato qualcosa.
Comunque vada ... deve essere un successo.
Devo starci bene io, prima di tutto.
Conosce il mio carattere, sa che sono molto introverso, che non mi affaccio troppo coraggiosamente alla vita, a causa della "paura" verso gli altri e per le mie paure.
Ha riepilogato in poco tempo cosa mi caratterizza ed ha capito che c'era qualcosa di diverso in me, dall'ultima volta che ci siamo visti.
Maggiore voglia di rimettermi in moto in modo solitario, seppur con rammarico, alquanto duro, impulsivo.
Credo che se non agirò così, non mi sbloccherò più.
Necessito di una fortissima scossa.
Agire d'impeto, ma mai mettendo a repentaglio la mia incolumità: di sicuro, non voglio buttarmi da una torre pur di provare l'esperienza.
Non agirò in modo da ferirmi, tutto sommato cosa mi sono proposto di organizzare nella mia vita sono diversi viaggi ... considerare gli altri come persone adulte e responsabili delle proprie volontà, azioni, parole ... superare gli ostacoli che mi inibiscono nel conoscere nuove persone, ed in particolare persone che mi attirano e che alimentano la mia immaginazione.
Non ci riuscirò sempre, so che continuerò a fare molta fatica nel tentativo che mi sono proposto. Già è accaduto ieri sera ad una festa: avevo la possibilità di conoscere una donna che sedeva a mezzo metro da me, mentre entrambi eravamo soli ... donna che mi attrae molto, mi fa volare con la mente.
I motivi per cui non l'ho fatto è perchè non so assolutamente nulla sul suo conto, se non il suo nome, e mi troverei in imbarazzo se scoprissi che è già impegnata ... o che ha ancora una volta molti anni più di me (cosa che francamente temo) ... o che pensi che ci stia provando con risultati deludenti.
Serve tempo.
E' il credito che sto dando a questa città da quasi un anno a oggi.
Credito a fondo perduto, fino ad ora.
Credito che ero riuscito a far fruttare quando ero nella mia vecchia città, che mi ha fatto superare altri ostacoli e che forse poteva continuare ad aiutarmi, visto che mi aveva "lanciato".
Tempo che sto concedendo a me stesso, diceva invece "questa persona".
Credito che sto fornendo alla mia capacità di (ri)trovare fiducia in me stesso e negli altri.
Credito che non so a quale fondo appartenga.
Di certo, tempo che dovrà servire per imparare e prendere consapevolezza nell' osare.
Senza "prevederne" il risultato finale.
Senza sapere se c'è modo di raccogliere buoni frutti e continuare a sbloccarmi ulteriormente ...
nella speranza di non ricadere in una nuova illusione scoprendo, alla fine del gioco, che ho solo vinto una nuova, brutta bastonata (secondo la mia indole).
Anche questo serve a crescere, a forgiare il carattere.
Non sempre tutto prende la piega di come vorremmo che le nostre aspettative vadano.
C'è l'occasione buona, c'è l'occasione cattiva.
E ci sono molte occasioni intermedie, da cui bisogna sempre ricavare un' esperienza di vita che ci abbia insegnato qualcosa.
Comunque vada ... deve essere un successo.
Devo starci bene io, prima di tutto.
giovedì 8 gennaio 2009
L'inferno
L' inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:
CERCARE E SAPER RICONOSCERE CHI E COSA, IN MEZZO ALL'INFERNO, NON E' INFERNO, E FARLO DURARE E DARGLI SPAZIO.
(Marco Polo, < Il milione >)
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:
CERCARE E SAPER RICONOSCERE CHI E COSA, IN MEZZO ALL'INFERNO, NON E' INFERNO, E FARLO DURARE E DARGLI SPAZIO.
(Marco Polo, < Il milione >)
giovedì 1 gennaio 2009
Ne abbiamo avute di occasioni, perdendole ...
Oggi, mi sono veramente reso conto di quanto poco dialogo ho con la mia famiglia e di quanto silenzio ho creato da ormai quasi un anno, in generale.
E' solo un pensiero che butto così, senza giustificazioni.
Chissà se creando un test di conoscenza che mi riguardi, i miei familiari riuscirebbero ad azzeccare le risposte giuste. Forse, ci riuscirebbero rispondendo "a senso", ma senza sapere veramente i motivi.
Ho pensato a quante occasioni perse ci sono state in passato, a quante ce ne saranno ancora in futuro ... rendendomi conto che il tempo intanto passa e, una volta trascorso, non ritorna più e che quindi ogni lasciata è definitivamente persa. Per sempre.
E magari ... anzi senza magari ... un giorno arriverà la morte e solo in quel momento avrei voluto parlare, dire, raccontare a quella persona.
Non potendolo però più fare.
Non potendo più dire che la si vuole bene ... o chissà che cos'altro.
E forse, ti aggrappi all'esistenza dell'aldilà ed ai sogni ... in cui ti appare la persona defunta ... che ti rassicura sulla sua serenità ... che vuole che ci sia altrettanta serenità nell'aldiquà.
L'unica verità è che non potrò più dire niente a quella persona!
Probabilmente, lo stesso accade con l'amicizia e con l'amore e con il lavoro e con chissà quanti altri aspetti della vita!
E' solo un pensiero che butto così, senza giustificazioni.
Chissà se creando un test di conoscenza che mi riguardi, i miei familiari riuscirebbero ad azzeccare le risposte giuste. Forse, ci riuscirebbero rispondendo "a senso", ma senza sapere veramente i motivi.
Ho pensato a quante occasioni perse ci sono state in passato, a quante ce ne saranno ancora in futuro ... rendendomi conto che il tempo intanto passa e, una volta trascorso, non ritorna più e che quindi ogni lasciata è definitivamente persa. Per sempre.
E magari ... anzi senza magari ... un giorno arriverà la morte e solo in quel momento avrei voluto parlare, dire, raccontare a quella persona.
Non potendolo però più fare.
Non potendo più dire che la si vuole bene ... o chissà che cos'altro.
E forse, ti aggrappi all'esistenza dell'aldilà ed ai sogni ... in cui ti appare la persona defunta ... che ti rassicura sulla sua serenità ... che vuole che ci sia altrettanta serenità nell'aldiquà.
L'unica verità è che non potrò più dire niente a quella persona!
Probabilmente, lo stesso accade con l'amicizia e con l'amore e con il lavoro e con chissà quanti altri aspetti della vita!
La stagione dell'amore viene e va,
i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
La stagione dell'amore viene e va,
all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni perdendole;
non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.
Ancora un'altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.
Nuove possibilità per conoscersi
e gli orizzonti perduti non ritornano mai.
La stagione dell'amore tornerà
con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
Sensibilità pubblica?
Per fortuna, non sono ancora ridotto come il pover'uomo di stamani!
Immagino che per lui, il sentimento più persistente sia stata l'umiliazione.
Molto probabilmente è un caso estremizzato, però emblematico.
Guardavo Forum su Canale 5.
Una coppia si è presentata davanti al giudice, lei era la querelante.
Lei addebitava al marito la colpa di non soddisfarla sessualmente, per questo richiedeva l'annullamento o, meglio, la separazione dal compagno.
Non hanno avuto rapporti pre-matrimoniali perchè lui, essendo cattolico e credendoci sul serio, voleva arrivare vergine al matrimonio. Inoltre, il marito era una persona emotiva, sensibile, pacatissima, che riteneva importanti altri aspetti in una relazione e non la sessualità.
La moglie ha voluto rispettare la volontà del marito di mantenersi casto fino al matrimonio, ma a quanto pare non ha ritenuto di soddisfarsi con lui; riconosceva le sue capacità di rivolgerle attenzioni e di sapersi prendere cura di lei, ma il fattore sesso era fondamentale, più di ogni altra cosa.
Eppure, sapeva della condizione del futuro marito ed ha scelto di prendersi il gioco a scatola chiusa.
Ovvio che il giudice desse ragione alla donna: "lo scopo del matrimonio prevede anche la reiterazione dell'atto sessuale".
Come dargli torto.
Come dare torto anche alla presentatrice, che suggeriva di rivolgersi ad un terapeuta di coppia per risolvere il problema, essendo tutto guidato da una mancanza di comunicazione, di dialogo.
La cosa che mi ha lasciato perplesso, più di tutto, in questa vicenda, è la reazione di scherno da parte del pubblico, che si mostrava molto, troppo intollerante nei confronti di lui e delle sue scelte, dandogli del gay, dimostrando la propria potenza sessuale a parole e nei fatti, descrivendo la quantità di rapporti sessuali che riusciva ad avere in un certo periodo di tempo.
Offendendolo a ripetizione, dicendogli di svegliarsi, che era impossibile che ai tempi d'oggi succedessero cose del genere. Di fare L'UOMO.
Percepivo davvero tanta cattiveria nei suoi confronti, probabilmente lo stesso accadrà anche verso di me ...
Ho provato ad immedesimarmi nei panni di quel pover'uomo: sono arrivato alla conclusione che non avrei retto alla vergogna pubblica e alla gogna mediatica per tutto ciò che era stato detto.
Ho pensato, ancora una volta, al perchè ho aspettato davvero tanto tempo ad avere (un tentativo di) un rapporto sessuale con una donna e a non ricercare avventure prima e dopo (sebbene una volta sia successo).
Questione di sicurezza che lei riesce a trasmettere, di fiducia, di riservatezza dell'intimità, di amore.
Condizioni che non trovo accessibili in un rapporto occasionale, per come sono fatto caratterialmente.
Di sicuro, sarei stato messo alla gogna esattamente come quel pover'uomo per questo mio atteggiamento, specialmente dalle donne.
Anzi, in realtà, senza accorgermene, se non molto tardivamente, sono stato messo alla gogna, proprio da lei.
Provavo molta fiducia in lei, mi procurava sicurezza: per questo non ho faticato molto nello sceglierla come la prima; l'unico dubbio che avevo era solo dovuto al fatto di avermi sempre detto di non essere innamorata di me.
Credevo lo dicesse per paura di intraprendere una nuova relazione, dopo quello che aveva trascorso: in realtà, non era veramente innamorata!
L'unico errore di valutazione ... che ho pagato caro con oltre un anno e mezzo di sofferenze e che da pochissimo credo di aver superato con serenità.
"Lo scopo del matrimonio" è, per me, un delicato equilibrio di infinite caratteristiche, ognuno delle quali ha lo stesso peso senza che alcuna prevalga sulle altre.
Cuore, anima, mente, corpo, parole, silenzio, tatto, ascolto ...
E' la solita legge della Natura: dove c'è uno squilibrio, si crea una forza perturbativa che tende a riportare in posizione di quiete il fenomeno. Dove questa forza persiste, non esiste modo di appianarlo se non mandando all'infinito la causa e l'effetto: separarsi.
Immagino che per lui, il sentimento più persistente sia stata l'umiliazione.
Molto probabilmente è un caso estremizzato, però emblematico.
Guardavo Forum su Canale 5.
Una coppia si è presentata davanti al giudice, lei era la querelante.
Lei addebitava al marito la colpa di non soddisfarla sessualmente, per questo richiedeva l'annullamento o, meglio, la separazione dal compagno.
Non hanno avuto rapporti pre-matrimoniali perchè lui, essendo cattolico e credendoci sul serio, voleva arrivare vergine al matrimonio. Inoltre, il marito era una persona emotiva, sensibile, pacatissima, che riteneva importanti altri aspetti in una relazione e non la sessualità.
La moglie ha voluto rispettare la volontà del marito di mantenersi casto fino al matrimonio, ma a quanto pare non ha ritenuto di soddisfarsi con lui; riconosceva le sue capacità di rivolgerle attenzioni e di sapersi prendere cura di lei, ma il fattore sesso era fondamentale, più di ogni altra cosa.
Eppure, sapeva della condizione del futuro marito ed ha scelto di prendersi il gioco a scatola chiusa.
Ovvio che il giudice desse ragione alla donna: "lo scopo del matrimonio prevede anche la reiterazione dell'atto sessuale".
Come dargli torto.
Come dare torto anche alla presentatrice, che suggeriva di rivolgersi ad un terapeuta di coppia per risolvere il problema, essendo tutto guidato da una mancanza di comunicazione, di dialogo.
La cosa che mi ha lasciato perplesso, più di tutto, in questa vicenda, è la reazione di scherno da parte del pubblico, che si mostrava molto, troppo intollerante nei confronti di lui e delle sue scelte, dandogli del gay, dimostrando la propria potenza sessuale a parole e nei fatti, descrivendo la quantità di rapporti sessuali che riusciva ad avere in un certo periodo di tempo.
Offendendolo a ripetizione, dicendogli di svegliarsi, che era impossibile che ai tempi d'oggi succedessero cose del genere. Di fare L'UOMO.
Percepivo davvero tanta cattiveria nei suoi confronti, probabilmente lo stesso accadrà anche verso di me ...
Ho provato ad immedesimarmi nei panni di quel pover'uomo: sono arrivato alla conclusione che non avrei retto alla vergogna pubblica e alla gogna mediatica per tutto ciò che era stato detto.
Ho pensato, ancora una volta, al perchè ho aspettato davvero tanto tempo ad avere (un tentativo di) un rapporto sessuale con una donna e a non ricercare avventure prima e dopo (sebbene una volta sia successo).
Questione di sicurezza che lei riesce a trasmettere, di fiducia, di riservatezza dell'intimità, di amore.
Condizioni che non trovo accessibili in un rapporto occasionale, per come sono fatto caratterialmente.
Di sicuro, sarei stato messo alla gogna esattamente come quel pover'uomo per questo mio atteggiamento, specialmente dalle donne.
Anzi, in realtà, senza accorgermene, se non molto tardivamente, sono stato messo alla gogna, proprio da lei.
Provavo molta fiducia in lei, mi procurava sicurezza: per questo non ho faticato molto nello sceglierla come la prima; l'unico dubbio che avevo era solo dovuto al fatto di avermi sempre detto di non essere innamorata di me.
Credevo lo dicesse per paura di intraprendere una nuova relazione, dopo quello che aveva trascorso: in realtà, non era veramente innamorata!
L'unico errore di valutazione ... che ho pagato caro con oltre un anno e mezzo di sofferenze e che da pochissimo credo di aver superato con serenità.
"Lo scopo del matrimonio" è, per me, un delicato equilibrio di infinite caratteristiche, ognuno delle quali ha lo stesso peso senza che alcuna prevalga sulle altre.
Cuore, anima, mente, corpo, parole, silenzio, tatto, ascolto ...
E' la solita legge della Natura: dove c'è uno squilibrio, si crea una forza perturbativa che tende a riportare in posizione di quiete il fenomeno. Dove questa forza persiste, non esiste modo di appianarlo se non mandando all'infinito la causa e l'effetto: separarsi.
martedì 30 dicembre 2008
Quantificare il silenzio ...
Tanti giorni di assenza dal mio spazio, dal mio microcosmo.
Diversi i motivi.
La voglia di silenzio, di non dire niente, principalmente;
pigrizia, anche: questa c’entra sempre.
In più, la prima settimana di vacanze l’ho trascorsa a letto, con l’influenza … che questa volta sembra aver colpito duramente, dato il senso di stanchezza che continuamente provo.
Ma basta dare tempo al tempo perché lo spunto di riflessione si materializzi, lanciato per (solita) cattiveria da una (la solita) delle mie sorelle.
Faceva freddo in casa e tentavo di avviare un condizionatore in salotto, dato che fino a pochi minuti prima la stanza era stata esposta al freddo, con le sue finestre ed i suoi balconi spalancati per permettere al pavimento ripulito di asciugarsi. E poi, perché a causa dell’influenza sentivo maggiormente freddo.
Quella scorbutica, non appena ha orecchiato i rumori provocati dal movimento delle pale del condizionatore, mi ha redarguito “suggerendomi” di accendere una stufa alogena (le virgolette sono d’obbligo, perché lei il verbo suggerire, come i suoi derivati, non sa contemplarlo nel suo vocabolario).
Sulla capacità di risparmio energetico … se vogliamo metterla così … ho alcuni dubbi sulla fondatezza del “suggerimento” di mia sorella … ma doveva ancora una volta sottolineare che lei è chi contribuisce maggiormente alla copertura delle spese … “sicuramente più di te”.
Quantificare.
Giudicare.
Ci risiamo: l’usuale atteggiamento di mia sorella.
Chi più dà, migliore è.
Dovrebbe leggersi la parabola dei talenti per capire alcuni concetti spiccioli della vita, senza necessariamente ritenersi cristiani o cattolici per farlo.
Quando so di aver messo da parte una certa cifra per me, allora do. Ho tutti i miei buoni motivi per dire questo, ma di sicuro non sono uno di quelli che non partecipa. Quanto ho dato in passato!
Restando in casa, solo con mia madre, non sono riuscito a chiederle sulla necessità di contribuire alle spese. Un po’ perché non mi sono mai sentito coinvolto in queste faccende, avendomi sempre tenuto fuori da tutte le decisioni senza chiedere pareri; un po’ perché mia madre negherebbe l’esistenza di una “questione contribuzione”; un po’ perché mi aspettavo certe risposte, come che non era necessario.
Silenzio; solo silenzio, senza scambiare nessuna parola di confronto o di risoluzione del problema, se esistente.
Come è quasi sempre stato.
Ancora una volta nel pomeriggio, quando ho accompagnato mia madre a rifarsi l’acconciatura: solo silenzio in auto, nessuna esternalizzazione di suoni che potessero rassomigliare a parole.
Come è quasi sempre stato.
Come è qualcosa che non riesco a fare con la maggior parte dei membri della mia famiglia: perché non c’è mai stato vero dialogo.
Sfiderei ognuno di loro a raccontare qualcosa su di me, non su fatti “spiccioli” ed “insignificanti” che mi riguardano, ma sul mio carattere.
Sanno solo che quando sono con gli altri, non sono come in loro presenza.
Tutto qui.
Ci sarà un motivo!
"Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti."
Diversi i motivi.
La voglia di silenzio, di non dire niente, principalmente;
pigrizia, anche: questa c’entra sempre.
In più, la prima settimana di vacanze l’ho trascorsa a letto, con l’influenza … che questa volta sembra aver colpito duramente, dato il senso di stanchezza che continuamente provo.
Ma basta dare tempo al tempo perché lo spunto di riflessione si materializzi, lanciato per (solita) cattiveria da una (la solita) delle mie sorelle.
Faceva freddo in casa e tentavo di avviare un condizionatore in salotto, dato che fino a pochi minuti prima la stanza era stata esposta al freddo, con le sue finestre ed i suoi balconi spalancati per permettere al pavimento ripulito di asciugarsi. E poi, perché a causa dell’influenza sentivo maggiormente freddo.
Quella scorbutica, non appena ha orecchiato i rumori provocati dal movimento delle pale del condizionatore, mi ha redarguito “suggerendomi” di accendere una stufa alogena (le virgolette sono d’obbligo, perché lei il verbo suggerire, come i suoi derivati, non sa contemplarlo nel suo vocabolario).
Sulla capacità di risparmio energetico … se vogliamo metterla così … ho alcuni dubbi sulla fondatezza del “suggerimento” di mia sorella … ma doveva ancora una volta sottolineare che lei è chi contribuisce maggiormente alla copertura delle spese … “sicuramente più di te”.
Quantificare.
Giudicare.
Ci risiamo: l’usuale atteggiamento di mia sorella.
Chi più dà, migliore è.
Dovrebbe leggersi la parabola dei talenti per capire alcuni concetti spiccioli della vita, senza necessariamente ritenersi cristiani o cattolici per farlo.
Quando so di aver messo da parte una certa cifra per me, allora do. Ho tutti i miei buoni motivi per dire questo, ma di sicuro non sono uno di quelli che non partecipa. Quanto ho dato in passato!
Restando in casa, solo con mia madre, non sono riuscito a chiederle sulla necessità di contribuire alle spese. Un po’ perché non mi sono mai sentito coinvolto in queste faccende, avendomi sempre tenuto fuori da tutte le decisioni senza chiedere pareri; un po’ perché mia madre negherebbe l’esistenza di una “questione contribuzione”; un po’ perché mi aspettavo certe risposte, come che non era necessario.
Silenzio; solo silenzio, senza scambiare nessuna parola di confronto o di risoluzione del problema, se esistente.
Come è quasi sempre stato.
Ancora una volta nel pomeriggio, quando ho accompagnato mia madre a rifarsi l’acconciatura: solo silenzio in auto, nessuna esternalizzazione di suoni che potessero rassomigliare a parole.
Come è quasi sempre stato.
Come è qualcosa che non riesco a fare con la maggior parte dei membri della mia famiglia: perché non c’è mai stato vero dialogo.
Sfiderei ognuno di loro a raccontare qualcosa su di me, non su fatti “spiccioli” ed “insignificanti” che mi riguardano, ma sul mio carattere.
Sanno solo che quando sono con gli altri, non sono come in loro presenza.
Tutto qui.
Ci sarà un motivo!
venerdì 19 dicembre 2008
Alla luce del buio

Oggi sono ritornato nella mia città adottiva.
Ho notato un repentino cambiamento d'umore sul mio volto: avevo un sorriso che non voleva più andar via.
Ho rivisto un mio carissimo amico, ho trascorso la serata con lui fino a pochi minuti fa.
Abbiamo chiacchierato e fatto gli idioti come ai vecchi tempi!
Ma non è tanto di questo che voglio scrivere, bensì cosa ho visto e cosa ho provato mentre lo aspettavo.
Ho notato un repentino cambiamento d'umore sul mio volto: avevo un sorriso che non voleva più andar via.
Ho rivisto un mio carissimo amico, ho trascorso la serata con lui fino a pochi minuti fa.
Abbiamo chiacchierato e fatto gli idioti come ai vecchi tempi!
Ma non è tanto di questo che voglio scrivere, bensì cosa ho visto e cosa ho provato mentre lo aspettavo.
Ero in piazza centrale ed avevo voglia di bere un buon bicchiere di vino bianco frizzante.
Mentre lo assaporavo e lo gustavo, mi guardavo intorno per vedere come le illuminazioni natalizie rendessero ancora più bello, esaltandolo, l'ambiente della piazza.
Per puro caso, sono stato attirato da una finestra posta di fronte a me. Partendo dall'albero, è il terzo finestrone dal contorno bianco, quello della serie superiore tra le due che ci sono.
C'era una luce strana, o meglio ... in quella camera non c'era luce ma proveniva dal corridoio.
Si è creato un gioco di ombre molto particolare.
Perchè c'era una figura in movimento in quella stanza buia ... anzi ... due.
C'era una coppia.
Prima avevo notato solo lei, poi dal nulla è comparso anche lui.
Vedevo nitidamente le loro silhouettes, vedevo benissimo come si abbracciavano e come si baciavano romanticamente.
Prima avevo notato solo lei, poi dal nulla è comparso anche lui.
Vedevo nitidamente le loro silhouettes, vedevo benissimo come si abbracciavano e come si baciavano romanticamente.
Erano in piedi, con lei che avvolgeva lui con le braccia e mentre si baciavano, si avvitavano. Si, roteavano su se stessi.
Lo hanno fatto tantissime volte.
Tutto molto lentamente, come se un regista invisibile stesse proiettando una pellicola al "rallenty".
Mi piace pensare che stessero facendo un atto di estrema romanticheria.
Mi piace pensare che stessero facendo un atto di estrema romanticheria.
Un momento di vero amore, come quelle scene dei film, quelle che ti creano tante illusioni e che ti fanno pensare che l'amore debba essere sempre così.
Ho visto bene come lui le sfilava i vestiti dal corpo, avendo osservato le sue braccia alzarsi in aria ed i suoi capelli ondulare; poi, lui si è seduto, forse sul letto, ed ha cominciato ad accarezzarle e a baciarle il ventre e, ancora lentamente, risalire verso il suo volto, per riprendere la loro danza roteante mentre si scambiavano lunghi baci.
Poi, li ho visti definitivamente sparire nel buio per godere del loro momento di intimità, senza più esser visti e notati da nessuno.
Da me.
Ho visto bene come lui le sfilava i vestiti dal corpo, avendo osservato le sue braccia alzarsi in aria ed i suoi capelli ondulare; poi, lui si è seduto, forse sul letto, ed ha cominciato ad accarezzarle e a baciarle il ventre e, ancora lentamente, risalire verso il suo volto, per riprendere la loro danza roteante mentre si scambiavano lunghi baci.
Poi, li ho visti definitivamente sparire nel buio per godere del loro momento di intimità, senza più esser visti e notati da nessuno.
Da me.
Ho provato tanta felicità per loro.
Anche quella famosa "indivia".
Ho sempre desiderato vivere un momento così!
Non una volta sola, ma ogni volta che ho al mio fianco la mia lei.
Mi piace pensare che quella fosse una coppia che si amasse totalmente e completamente; che fossero fidanzati; una coppia che non si fosse creata per l'occasione di una notte, senza nulla togliere o giudicare chi vive secondo questo stile.
Per questa sera, voglio pensare che il mondo e l'amore funzionino così.
giovedì 18 dicembre 2008
Rischiare
Oggi ho fatto qualcosa di diverso dal solito.
Specifico: per me è qualcosa di diverso in questo momento.
Sono stato a mensa prima del solito; alcuni miei colleghi pranzavano in compagnia e non c'era un posto aggiuntivo per me.
Mi sono sistemato da solo in un tavolo, con altre persone che conosco solo di vista e con i quali non ho mai scambiato due chiacchiere.
Qualche minuto dopo, giungono tre ragazze e si appostano vicino a me.
Sempre persone che conosco di vista, ma giusto con una di loro ho chiacchierato per qualche istante durante la cena aziendale della settimana precedente (solo perchè ero in compagnia degli altri miei colleghi).
Le ragazze chiacchierano, scambiano opinioni, fanno previsioni su cosa acquistare per i regali di Natale.
Io ascolto, distratto dalla mia "solitudine"; non partecipo.
Ascolto tanto i loro discorsi, quanto il mio silenzio interiore.
C'è una forza che vorrebbe far iniziare un dialogo con loro ... non so da dove cominciare ... ho paura di non sapere come iniziare.
Mi viene in mente che "quella ragazza" mi aveva accennato ad un corso di balli caraibici, così tento di partire da questo argomento.
Ma ho una assurda emozione: provo spavento.
Si, spavento di parlare e di temere che il dialogo non prenda avvio e che mi ignorino!
Cerco di rilassarmi, di pensare che "male che vada non è mia responsabilità", di prendere coraggio nell'esprimere le parole che ho in mente.
Poi ... le dico.
Le chiedo come va il suo corso di salsa cubana ed il discorso parte.
Sembrano tutte e tre interessate e contente: non ci si conosce tra i vari dipendenti dell'azienda: ognuno è ghettizzato, con i propri colleghi, nei vari dipartimenti, senza possibilità di scambio.
Mi domandano ed io rispondo, ed io domando loro.
A pranzo concluso, usciamo assieme dalla mensa, andiamo giù al distributore del caffè e si continua a chiacchierare.
Ci si saluta, ognuno ritorna al proprio lavoro e non ci si rivedrà per tutto il resto della giornata.
Ho provato davvero paura li seduto al tavolo, mentre mangiavo.
Paura di rischiare.
Mi sono sforzato di pensare al nulla in quei minuti trascorsi in compagnia delle tre ragazze; mi sentivo davvero strano, quasi stordito.
Parlavo molto pacatamente, come se mi vergognassi di esprimere i pensieri.
Specifico: per me è qualcosa di diverso in questo momento.
Sono stato a mensa prima del solito; alcuni miei colleghi pranzavano in compagnia e non c'era un posto aggiuntivo per me.
Mi sono sistemato da solo in un tavolo, con altre persone che conosco solo di vista e con i quali non ho mai scambiato due chiacchiere.
Qualche minuto dopo, giungono tre ragazze e si appostano vicino a me.
Sempre persone che conosco di vista, ma giusto con una di loro ho chiacchierato per qualche istante durante la cena aziendale della settimana precedente (solo perchè ero in compagnia degli altri miei colleghi).
Le ragazze chiacchierano, scambiano opinioni, fanno previsioni su cosa acquistare per i regali di Natale.
Io ascolto, distratto dalla mia "solitudine"; non partecipo.
Ascolto tanto i loro discorsi, quanto il mio silenzio interiore.
C'è una forza che vorrebbe far iniziare un dialogo con loro ... non so da dove cominciare ... ho paura di non sapere come iniziare.
Mi viene in mente che "quella ragazza" mi aveva accennato ad un corso di balli caraibici, così tento di partire da questo argomento.
Ma ho una assurda emozione: provo spavento.
Si, spavento di parlare e di temere che il dialogo non prenda avvio e che mi ignorino!
Cerco di rilassarmi, di pensare che "male che vada non è mia responsabilità", di prendere coraggio nell'esprimere le parole che ho in mente.
Poi ... le dico.
Le chiedo come va il suo corso di salsa cubana ed il discorso parte.
Sembrano tutte e tre interessate e contente: non ci si conosce tra i vari dipendenti dell'azienda: ognuno è ghettizzato, con i propri colleghi, nei vari dipartimenti, senza possibilità di scambio.
Mi domandano ed io rispondo, ed io domando loro.
A pranzo concluso, usciamo assieme dalla mensa, andiamo giù al distributore del caffè e si continua a chiacchierare.
Ci si saluta, ognuno ritorna al proprio lavoro e non ci si rivedrà per tutto il resto della giornata.
Ho provato davvero paura li seduto al tavolo, mentre mangiavo.
Paura di rischiare.
Mi sono sforzato di pensare al nulla in quei minuti trascorsi in compagnia delle tre ragazze; mi sentivo davvero strano, quasi stordito.
Parlavo molto pacatamente, come se mi vergognassi di esprimere i pensieri.
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