Giorni fa, ero al lavoro ed, improvvisamente, mi è ritornato alla mente qualcosa successo più di venti anni fa.
Un fatto che avevo totalmente rimosso dalla mia memoria per moltissimo tempo; ricordo che quando ero più piccolo, a volte ci ripensavo.
E’ qualcosa che è successo all’epoca delle elementari.
Un giorno invitai un mio compagno di classe a trascorrere il pomeriggio a casa mia, per stare un pò assieme. Per giocare. Ad un tratto, pronunciò parole dette dal nostro maestro che si rivolgeva a me: ero addormentato.
Si riferiva mentalmente.
Questo mio amico ebbe la grande idea di gridarlo davanti ai miei genitori ed a sua madre, suscitando la reazione incuriosita e perplessa di mia madre. Proprio mentre sto scrivendo, ho avuto un altro “flash-back”. Non appena gli ospiti uscirono di casa, mia madre si rivolse a me chiedendomi spiegazioni. Le risposi che era dovuto a stanchezza e che a volte mi sentivo molto assonnato a lezione.
Ricordo che mentre il mio compagno di classe pronunciava quelle parole, io sprofondavo sulla sedia, muovendo frettolosamente sul tavolo una macchina costruita con i lego e accumulando tanta rabbia dentro, reagendo come al mio solito in queste occasioni: ignorandolo.
E’ davvero tanto strano come sia ritornato in mente questo ricordo, che avevo totalmente rimosso dalla memoria.
A ripensarci adesso, il mio maestro aveva a volte ragione.
E’ vero che mi sento mentalmente addormentato, come se non avessi la prontezza di elaborare un pensiero o di capire cosa mi viene detto, oppure di non prestare la giusta attenzione alle cose che faccio. Proprio come quando si dice ad una persona di svegliarsi perchè non arriva a comprendere anche delle banalità.
Se ripenso agli anni delle elementari, le cose che ora mi sembrano semplici, all’epoca mi erano davvero pesantissime e difficilissime. Non sapevo riassumere, non ricordavo, non riuscivo ad assimilare i concetti teorici di storia e geografia. Facevo una fatica da matti ed avevo sempre la necessità di farmi spiegare le cose da mia madre, come con una seconda lezione. Al mattino presto, quando mio padre si alzava dal letto alle 7 per andare al lavoro, io mi intrufolavo nel lettone e chiedevo a mia madre di ripetere nuovamente tutto ciò che avevamo fatto la sera precedente perchè non lo ricordavo. E se capitava di essere interrogato a scuola, inventavo la scusa di sentirmi malissimo di pancia e mi facevo venire a prendere. E’ successo una volta, anche questo è un ricordo che avevo totalmente rimosso! Interrogazione di geografia in terza elementare, un’interrogazione a sorpresa. Ho avuto un’infinità di paura e ho cominciato a piangere, fingendo di star male! Ho cominciato a piangere come infinite altre volte in cui è successo alle scuole elementari e medie, tanto da farmi dare l’appellativo di “cocco piagnone” da coloro che pensavo fossero miei buoni amici, avendo trascorso con loro ben 20 anni delle nostre vite.
Fino a sentirmi dire da lei che un uomo non deve piangere, mi verrebbe da aggiungere.
Penso che questi fatti abbiano un’estrema importanza nel tentativo di capire da dove hanno origine le mie paure, incertezze e incapacità.
So già che arriverò a dire che sarà colpa della mia famiglia, dei miei genitori e delle mie sorelle in particolare.
Ancora adesso, a quasi 30 anni, mi sento a volte addormentato come allora. Ancora oggi, quelle tensioni che provocavano quelle reazioni, hanno un effetto deleterio su di me.
Non è più possibile ed accettabile.
giovedì 16 aprile 2009
martedì 24 marzo 2009
Basic life-support
Un mio carissimo amico direbbe che un titolo inglese ci sta sempre bene, perchè altrimenti non fai tendenza e non sei parte del mondo.
Per fortuna, o forse grazie all' insistenza del mio vecchio capo universitario che propendeva a non usare parole di origine inglese in frasi italiane, non ne sono avvezzo.
Oggi, invece, lo faccio perchè questo titolo è la traduzione della sigla BLS, il corso da volontario del soccorso che sto frequentando da inizio marzo.
Mi sento come ritornato ad un anno fa: non era più il lavoro, non erano più le attività ad esse collegate che mi attraevano, ma ciò che più mi interessava e mi piaceva fare. Un anno fa vivevo solo per la salsa cubana. Credo che sarei riuscito a fare maratone ed overdosi di ballo senza sentire la necessità di fermarmi o, peggio ancora, stufarmi.
Purtroppo, causa il trasferimento in altra città, ho perso l'occasione di continuare a ballare; sembrerà strano, ma le figure ed i loro nomi che insegnano in una città sono diverse dalle altre e questo provoca un "problema di comunicazione ed apprendimento". Se in più si aggiunge che alcune scuole richiedono la partecipazione dell'intera coppia alle lezioni, e non del singolo, la voglia di ballare passa velocemente! Ma queste sono altre questioni.
Dicevo, in questi giorni vivo solo per ciò che non riguarda il lavoro, cosa che sto cominciando a sentire pesantissimo. Sono veramente svogliatissimo e questo mi preoccupa tanto. In questo periodo, non aspetto altro che arrivi il lunedì o il mercoledì per andare al corso di primo soccorso, imparare come assistere un malato o un paziente, osservare ed eseguire manovre di vitale importanza per garantire le possibilità di sopravvivenza dell'assistito.
Infatti, ci hanno spiegato che non è nostro compito salvare le vite umane: a questo ci pensano i medici; non siamo noi a doverci buttare tra le fiamme di un incendio: a questo ci pensano i pompieri; non siamo noi a fermare un assassino: ci penserà la polizia. Il nostro compito è solo assistere chi è in stato di necessità vitale e tentare di mantenere le funzioni vitali in attività.
Remiamo contro una cabala, una lotteria, una statistica. Solo questo!
E' bene che ci abbiano spiegato che bisogna avere sangue freddo e che non dobbiamo sentirci troppo coinvolti emozionalmente, ma soprattutto che abbiamo sempre a che fare con PERSONE che vanno trattate con il massimo del rispetto e dell'accoglienza solidale.
Conoscere le nozioni di base del primo soccorso mi ha sempre attratto, per cultura generale; principalmente, prendo quest' occasione come una sfida contro me stesso, per sondare i miei limiti e le mie paure ma anche per scoprire quanto coraggio e forza d'animo posso avere dentro di me. Non che non lo sappia già, ma riossigenarlo è sempre meglio che anestetizzarlo.
Temo solo di diventare un pò troppo insensibile e cinico; non vorrei che l'esperienza che mi accingo a vivere mi deturpi caratterialmente più di quanto non l' abbia già fatto negli ultimi due anni.
Però, ho bisogno di levare quella "fetta di prosciutto" che ti mettono sugli occhi quando sei giovane, facendoti credere che tutto è bello e felice e che le speranze ed i desideri possono realizzarsi.
Sono tutte balle!
Per fortuna, o forse grazie all' insistenza del mio vecchio capo universitario che propendeva a non usare parole di origine inglese in frasi italiane, non ne sono avvezzo.
Oggi, invece, lo faccio perchè questo titolo è la traduzione della sigla BLS, il corso da volontario del soccorso che sto frequentando da inizio marzo.
Mi sento come ritornato ad un anno fa: non era più il lavoro, non erano più le attività ad esse collegate che mi attraevano, ma ciò che più mi interessava e mi piaceva fare. Un anno fa vivevo solo per la salsa cubana. Credo che sarei riuscito a fare maratone ed overdosi di ballo senza sentire la necessità di fermarmi o, peggio ancora, stufarmi.
Purtroppo, causa il trasferimento in altra città, ho perso l'occasione di continuare a ballare; sembrerà strano, ma le figure ed i loro nomi che insegnano in una città sono diverse dalle altre e questo provoca un "problema di comunicazione ed apprendimento". Se in più si aggiunge che alcune scuole richiedono la partecipazione dell'intera coppia alle lezioni, e non del singolo, la voglia di ballare passa velocemente! Ma queste sono altre questioni.
Dicevo, in questi giorni vivo solo per ciò che non riguarda il lavoro, cosa che sto cominciando a sentire pesantissimo. Sono veramente svogliatissimo e questo mi preoccupa tanto. In questo periodo, non aspetto altro che arrivi il lunedì o il mercoledì per andare al corso di primo soccorso, imparare come assistere un malato o un paziente, osservare ed eseguire manovre di vitale importanza per garantire le possibilità di sopravvivenza dell'assistito.
Infatti, ci hanno spiegato che non è nostro compito salvare le vite umane: a questo ci pensano i medici; non siamo noi a doverci buttare tra le fiamme di un incendio: a questo ci pensano i pompieri; non siamo noi a fermare un assassino: ci penserà la polizia. Il nostro compito è solo assistere chi è in stato di necessità vitale e tentare di mantenere le funzioni vitali in attività.
Remiamo contro una cabala, una lotteria, una statistica. Solo questo!
E' bene che ci abbiano spiegato che bisogna avere sangue freddo e che non dobbiamo sentirci troppo coinvolti emozionalmente, ma soprattutto che abbiamo sempre a che fare con PERSONE che vanno trattate con il massimo del rispetto e dell'accoglienza solidale.
Conoscere le nozioni di base del primo soccorso mi ha sempre attratto, per cultura generale; principalmente, prendo quest' occasione come una sfida contro me stesso, per sondare i miei limiti e le mie paure ma anche per scoprire quanto coraggio e forza d'animo posso avere dentro di me. Non che non lo sappia già, ma riossigenarlo è sempre meglio che anestetizzarlo.
Temo solo di diventare un pò troppo insensibile e cinico; non vorrei che l'esperienza che mi accingo a vivere mi deturpi caratterialmente più di quanto non l' abbia già fatto negli ultimi due anni.
Però, ho bisogno di levare quella "fetta di prosciutto" che ti mettono sugli occhi quando sei giovane, facendoti credere che tutto è bello e felice e che le speranze ed i desideri possono realizzarsi.
Sono tutte balle!
venerdì 13 marzo 2009
La cura
Ciò che sto per scrivere è basato su una lezione (quindi, da un approccio molto razionale) frequentata mercoledì al corso per i volontari soccorritori.
Alcuni concetti e modi di approcciare la persona da soccorrere, che sono stati detti quella sera, si sovrapponevano alle mie osservazioni e riflessioni degli ultimi due anni.
Non nego di esser uscito, alla fine della lezione, un pò toccato.
Queste parole erano RELAZIONE, PERCEZIONE, SPERANZA, AFFIDARSI, PRENDERSI CURA, CONTENIMENTO EMOTIVO, CAPIRE.
Tutte parole che hanno avuto a che fare con la mia distruzione interiore degli ultimi due anni.
RELAZIONE: mi aveva detto che questa parola, scritta in una lettera che lei considerava bellissima, era stata usata in maniera impropria e sbagliata perchè la nostra non poteva (o doveva?) definirsi una relazione.
PERCEZIONE: uno dei verbi maggiormente usati da me per descrivere la sua presenza continua nella mia mente, solo che le percezioni di lei si concretizzavano veramente, essendo accadute diverse volte.
SPERANZA: ciò in cui credevo molto; qualcosa a cui lei non dava credito a parole, ma che alimentava pesantemente con i fatti, con i gesti, con le azioni (fisiche).
AFFIDARSI: si rivolgeva a me ogni qual volta si trovava in profonda difficoltà, come è stato il giorno in cui c'è stata la svolta nella nostra amicizia, quel giorno in cui io la vidi fortemente scossa nel corridoio del piano dove lavoravamo; oppure, di ritorno dal lago di Garda, fermandomi a Verona per far visita alle mie sorelle, lei mi cercava disperatamente scrivendo "Dove sei ho una crisona" perchè aveva visto una coppia di amici, sposati, con il loro piccolo; infine, nel giorno del mio compleanno, quando una settimana prima mi aveva detto che la nostra "cosa" doveva finire e invece si ripresentava li da me per raccontarmi che il suo ex, uscito con lei ed il loro piccolo, ad un bar attaccava bottone con la cameriera.
PRENDERSI CURA: lavata, coccolata, protetta e guardata durante il suo sonno.
CONTENIMENTO EMOTIVO: un uomo non deve piangere, soleva dirmi perchè diverse volte mi aveva visto piangere in sua presenza: succede perchè sono molto empatico e mi immedesimo nelle difficoltà altrui e quando vengono manifestati i sentimenti umani.
CAPIRE: un intercalare da me pronunciato eccessivamente durante il nostro primo incontro, troppo preso dall'emozione e dalla foga di distruggere quel muro che circonda la mia interiorità. Prontamente, mi fece notare che dire "capisci?" ad una persona pesasse molto e sembrasse quasi di trattarla come una deficiente.
Un soccorritore deve saper controllare le sue emozioni, non esprimerle, contenersi.
Come ha fatto notare l'insegnante (una psicologa di professione) bisogna immedesimarsi per prendersi cura del paziente, ma farlo con un piede dentro ed uno fuori.
Ritorna così un' altra mia osservazione, che aveva suscitato la curiosità di "qualcuno" che non vedo da molto tempo: il distacco emotivo nelle relazioni di coppia.
La psicologa, infatti, aggiungendo: "come in qualsiasi relazione nella vita di tutti i giorni".
Allora, ci avevo azzeccato.
Mi disturba pensare che bisogna nascondere le proprie emozioni nei rapporti sentimentali, altrimenti che c'entra l'aggettivo "sentimentali"?
Comprendo, in una situazione difficile come in un soccorso, che farsi prendere dalle emozioni comporti un peggioramento della qualità d'intervento ... ma nella vita di tutti i giorni no, perchè per come sono fatto io, vivo e sento moltissimo le mie emozioni, sono il mio modo principale e naturale di comunicare non-verbalmente.
Alcuni concetti e modi di approcciare la persona da soccorrere, che sono stati detti quella sera, si sovrapponevano alle mie osservazioni e riflessioni degli ultimi due anni.
Non nego di esser uscito, alla fine della lezione, un pò toccato.
Queste parole erano RELAZIONE, PERCEZIONE, SPERANZA, AFFIDARSI, PRENDERSI CURA, CONTENIMENTO EMOTIVO, CAPIRE.
Tutte parole che hanno avuto a che fare con la mia distruzione interiore degli ultimi due anni.
RELAZIONE: mi aveva detto che questa parola, scritta in una lettera che lei considerava bellissima, era stata usata in maniera impropria e sbagliata perchè la nostra non poteva (o doveva?) definirsi una relazione.
PERCEZIONE: uno dei verbi maggiormente usati da me per descrivere la sua presenza continua nella mia mente, solo che le percezioni di lei si concretizzavano veramente, essendo accadute diverse volte.
SPERANZA: ciò in cui credevo molto; qualcosa a cui lei non dava credito a parole, ma che alimentava pesantemente con i fatti, con i gesti, con le azioni (fisiche).
AFFIDARSI: si rivolgeva a me ogni qual volta si trovava in profonda difficoltà, come è stato il giorno in cui c'è stata la svolta nella nostra amicizia, quel giorno in cui io la vidi fortemente scossa nel corridoio del piano dove lavoravamo; oppure, di ritorno dal lago di Garda, fermandomi a Verona per far visita alle mie sorelle, lei mi cercava disperatamente scrivendo "Dove sei ho una crisona" perchè aveva visto una coppia di amici, sposati, con il loro piccolo; infine, nel giorno del mio compleanno, quando una settimana prima mi aveva detto che la nostra "cosa" doveva finire e invece si ripresentava li da me per raccontarmi che il suo ex, uscito con lei ed il loro piccolo, ad un bar attaccava bottone con la cameriera.
PRENDERSI CURA: lavata, coccolata, protetta e guardata durante il suo sonno.
CONTENIMENTO EMOTIVO: un uomo non deve piangere, soleva dirmi perchè diverse volte mi aveva visto piangere in sua presenza: succede perchè sono molto empatico e mi immedesimo nelle difficoltà altrui e quando vengono manifestati i sentimenti umani.
CAPIRE: un intercalare da me pronunciato eccessivamente durante il nostro primo incontro, troppo preso dall'emozione e dalla foga di distruggere quel muro che circonda la mia interiorità. Prontamente, mi fece notare che dire "capisci?" ad una persona pesasse molto e sembrasse quasi di trattarla come una deficiente.
Un soccorritore deve saper controllare le sue emozioni, non esprimerle, contenersi.
Come ha fatto notare l'insegnante (una psicologa di professione) bisogna immedesimarsi per prendersi cura del paziente, ma farlo con un piede dentro ed uno fuori.
Ritorna così un' altra mia osservazione, che aveva suscitato la curiosità di "qualcuno" che non vedo da molto tempo: il distacco emotivo nelle relazioni di coppia.
La psicologa, infatti, aggiungendo: "come in qualsiasi relazione nella vita di tutti i giorni".
Allora, ci avevo azzeccato.
Mi disturba pensare che bisogna nascondere le proprie emozioni nei rapporti sentimentali, altrimenti che c'entra l'aggettivo "sentimentali"?
Comprendo, in una situazione difficile come in un soccorso, che farsi prendere dalle emozioni comporti un peggioramento della qualità d'intervento ... ma nella vita di tutti i giorni no, perchè per come sono fatto io, vivo e sento moltissimo le mie emozioni, sono il mio modo principale e naturale di comunicare non-verbalmente.
lunedì 2 marzo 2009
Incapacità

Poco più di una settimana fà, ho scattato questa fotografia nei giardini de Tuileries, a Parigi.
L'ho fatto perchè mi suscitava tanta tenerezza, attaccamento l'uno verso l'altra, protezione, anche bisogno.
Dopo averla scattata, ho pensato che avrei voluto essere io l'uomo seduto su quella panca.
Fare di necessità virtù, mi verrebbe da dire. Difficile da applicare questo proverbio, su di me.
La paura e la timidezza mi bloccano, mi inibiscono.
Sono settimane che osservo una donna, al lavoro. Non lavoriamo nello stesso ambito, ma casualmente ci ritroviamo spesso a pranzare su per giù alla stessa ora.
E quando questo succede, mi viene difficile distogliere lo sguardo da lei: dai che gli dai, i miei occhi non fanno altro che cercarla. E capita che i nostri sguardi si incrocino e che non riesco a mantenere fisso lo sguardo, come dire "mi ha scoperto, ora faccio finta che non la stessi guardando" e mi volto da altre parti. Davvero ... come da infantile!
Lei sa, a volte fa finta di osservare altro ma con la coda dell'occhio "mi scruta" ... presente anche quando perde lo sguardo nel vuoto ... ma in realtà vede benissimo.
Non ce la faccio ad andare da lei e parlarle. Non è neanche possibile pranzare uno vicino all'altra perchè siamo "ghettizzati", non c'è intreazione tra persone appartenenti a varie sezioni aziendali.
Spero sempre che capiti l'occasione fortuita di incontrarci chissà dove per l'edificio, da soli, e così dare avvio ad una conversazione (sicuramente banale, perchè mi farò prendere dall'ansia). E' successo giusto una volta che ci siamo salutati ma non potevamo parlare.
C'è stata l' occasione, una volta, di poterla conoscere ad una festa. Eravamo distanti neanche mezzo metro l'uno dall'altra e anche piuttosto soli ... eppure non ho trovato la forza per sbloccarmi. So rendermi conto di queste opportunità, eppure mi faccio prendere da strani sensi di inadeguatezza e lascio perdere tutto.
E' qualcosa più forte di me, invincibile quasi.
E' la mia peculiarità, è qualcosa che mi porto dietro da sempre e non so individuare la causa precisa. Questa "inerzia invisibile" posso ricondurla ad episodi di insicurezza che ho vissuto nel mio passato remoto e recente, ma non ad un fatto ben preciso che ne è la causa primaria. Forse, sarà una sommatoria di piccoli, innumerevoli vissuti. E' successo anche all'inizio della mia unica relazione finora avuta: la paura di dare inizio, di propormi.
A volte soffro davvero tanto nell'immaginarmi su quella panca con una donna da amare.
Il desiderio è talmente forte che devo umiliarmi per non persarci più.
Niente di più sbagliato! ed il brutto è che ne sono pienamente consapevole!
L'ultima volta è successo ieri sera, ho trovato una foto particolare, una foto in cui avrei voluto essere io il soggetto, assieme alla donna verso cui provo molto.
Una situazione che mi ha spedito indietro di due anni ... nel salotto della casa dove abitavo ...
Ho detto tra me e me: "Dio quanto mi manca vivere questo momento! Quanto lo desidero!".
Un desiderio fortissimo ... che evidentemente fortissimo non è, se qualcosa di più potente riesce a soffocarlo.
Questo non fa altro che aumentare il mio senso di insoddisfazione, alimentato dai sogni che mi creo attorno a cosa vorrei vivere con lei ... invece di viverli realmente.
Perchè?
venerdì 13 febbraio 2009
<< Grazie "Secco"...
...è bello sapere che sei sempre presente! >>
Ed ancora, il giorno delle nozze di questo mio carissimo amico, prima che tutore: "Grazie Munk, sei proprio una bella persona".
Anni prima lei, che mi scriveva: "Grazie per la musica ... per la disponibilità ... per esserci sempre ... Non essere triste torno presto e poi se non ti fanno fare una piega mille Km allora per duemila sarà la stessa identica cosa."
Quest'ultimo messaggio, lo avevo interpretato come LA SUA dichiarazione d'amore nei miei confronti ... troppo lungo spiegare il motivo.
Ognuno di questi messaggi mi ferisce, sempre: perchè esprimono una sensibilità sorprendente e giungono dritti al cuore, sciogliendomelo.
Ci vivo per questo!
E poi perchè è vero: sono sempre attento e presente con le persone che mi stanno veramente a cuore, specialmente se si tratta della donna che vivo.
Credo nella bontà di questi testi ... ma solo in determinate occasioni quest'affetto mi viene dimostrato, come oggi ... come per la musica ... e vorrei che avvenisse molto, molto più frequentemente ... quotidianamente ... in maniera più "disinteressata" e desiderata.
Mi ha fatto piacere leggere l'sms appena arrivato, ma ho pensato che non devo farmi più sciogliere il cuore.
Lo sto rendendo sclerotizzato, a causa delle illusioni che mi sono, e che lei, mi ha procurato.
Per il mio modo di vedere la vita e l'amore ... è davvero brutto agire così.
Inimmagginabile. Perchè non ci ero abituato e non vorrei vivere così.
La mia vita senza questi intensi sentimenti varrebbe nulla.
E' un modo che mi è rimasto per proteggermi, per non ingannarmi più.
E' il solo modo che ho per donare il mio amore alla donna giusta ... un giorno ... spero.
Ed ancora, il giorno delle nozze di questo mio carissimo amico, prima che tutore: "Grazie Munk, sei proprio una bella persona".
Anni prima lei, che mi scriveva: "Grazie per la musica ... per la disponibilità ... per esserci sempre ... Non essere triste torno presto e poi se non ti fanno fare una piega mille Km allora per duemila sarà la stessa identica cosa."
Quest'ultimo messaggio, lo avevo interpretato come LA SUA dichiarazione d'amore nei miei confronti ... troppo lungo spiegare il motivo.
Ognuno di questi messaggi mi ferisce, sempre: perchè esprimono una sensibilità sorprendente e giungono dritti al cuore, sciogliendomelo.
Ci vivo per questo!
E poi perchè è vero: sono sempre attento e presente con le persone che mi stanno veramente a cuore, specialmente se si tratta della donna che vivo.
Credo nella bontà di questi testi ... ma solo in determinate occasioni quest'affetto mi viene dimostrato, come oggi ... come per la musica ... e vorrei che avvenisse molto, molto più frequentemente ... quotidianamente ... in maniera più "disinteressata" e desiderata.
Mi ha fatto piacere leggere l'sms appena arrivato, ma ho pensato che non devo farmi più sciogliere il cuore.
Lo sto rendendo sclerotizzato, a causa delle illusioni che mi sono, e che lei, mi ha procurato.
Per il mio modo di vedere la vita e l'amore ... è davvero brutto agire così.
Inimmagginabile. Perchè non ci ero abituato e non vorrei vivere così.
La mia vita senza questi intensi sentimenti varrebbe nulla.
E' un modo che mi è rimasto per proteggermi, per non ingannarmi più.
E' il solo modo che ho per donare il mio amore alla donna giusta ... un giorno ... spero.
mercoledì 11 febbraio 2009
Conoscere ... solo se stessi, non gli altri
Leggevo un commento di de Andrè su di una sua canzone, Anime Salve:
"Quel ripetere 'gli ultimi saranno i primi' forse non voleva essere una profezia metafisica. Ieri cantavo i vinti, mentre oggi canto i futuri vincitori: quelli che coltivano la propria diversità con dignità e coraggio. I nomadi, per esempio, e tutti quelli che attraversano i disagi dell'emarginazione senza rinunciare ad assomigliare a se stessi. Sono loro, saranno loro, i vincenti. Perchè muovono la Storia. I perdenti sono le persone che più mi affascinano. Per me dietro ogni barbone si nasconde un eroe. E' la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente. Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto. E forse la vita, più che una corsa verso la morte, è una fuga dalla nascita."
Uno "stupido" test diceva che la canzone di de Andrè che più mi rassomiglia è proprio "Anime Salve": "Sei una persona buona. Sei dolce, romantico, tenero, sognatore; ami al 100% ed in modo appassionato e completo. Soffri con facilità perchè per te il sentimento conta più di tutto: ciò che dai è tantissimo ma spesso non riesci ad averlo indietro del tutto. Il tuo amore e la tua capacità di donarti non hanno limiti: chi ti ha al fianco si sente un re perchè sei fedele, leale, generoso e sincero in ogni azione e parola."
Tralasciando il sempre giusto "prendere con le molle" qualunque cosa venga riferito da chissàchi, capaci solo di aumentare l'ego e di sparare speranze e fantasticherie strane ...
molte di queste parole le avevi dette tu, a me, quando avevi ribattuto, e ti eri messa sullo stesso mio piano, alla domanda su cosa mi piacesse di te.
Ho ripreso il nostro "libro", dove avevo annotato molti dei nostri messaggi e delle corrispondenze, per ritrovare quelle stesse parole ... e tanto altro dolore ... erano mesi che non l'aprivo.
Ho improvvisamente rivangato uno dei tuoi ultimi pensieri da rivolgermi: "Devi conoscere le persone".
Sembra che tu mi conoscessi, dato che mi hai descritto con parole simili a quelle del presunto test.
Alla lunga, quando la nostra relazione volgeva al termine, ho intuito qualcosa di te. Usare la parola "capito" sarebbe troppo. Perchè pensavo di capirti, e quindi di conoscerti, sulla base di ciò che mi raccontavi e che mostravi. Sono stato molto brusco anche al telefono, una delle ultime volte.
Non eri veramente innamorata di me.
Volevi davvero stare sola.
Comunque, desideravi e per questo cedevi. (Chissà se ti accontentavi di me, io certamente, non di te).
Sapevi che mi avresti fatto tanto male.
Tutto ciò che io ti donavo, dovevo volgerlo ad altre donne.
Queste parole, mi facevano star male.
Quando ti sei allontanata, mi sono sentito perso ed enormemente tradito nella fiducia.
L'elemento fondamentale che, più di ogni altra cosa, una persona che ha a che fare con uno come me, deve sapersi conquistare.
Quando conquisti questo, non fai che aprire serrature su serrature. Probabilmente, credevo l'avessi conquistata ma ... tante e tante volte ... le cose che avrei voluto esprimere ... le ho represse ... a volte perchè non mi davi spazio e quando lo facevi ... in seguito mi "bastonavi".
Le mie erano attenzioni sincere, è vero nate da un tuo momento di difficoltà.
Forse sai che il mio modo di intraprendere una relazione sentimentale è difficilmente complicato: ho davvero tanta paura a manifestare in generale, poi interesse, verso una donna.
Devo percepire corrispondenza o tutto diventa ancor più difficile. Questo mi blocca e mi fa andare in palla.
So per certo che tu mi interessavi già da prima, te lo dissi altre volte.
Con te, non sarei mai riuscito a provarci perchè non l'ho fatto finora in vita mia: non mi ritroverei senza una donna da 29 anni e mezzo.
Non avevo e non ho bisogno di termini di paragone. Basta ciò che qualcuno suscita in me perchè sono estremamente empatico.
Potrei stare anni e anni silente, aspettando a vedere quella spinta interiore agire e, quasi sempre, non si esprime mai. La affosso, la reprimo, piuttosto che manisfestarla, questa spinta.
Abituato all'idea che, tanto, uno come me, non ce la può mai fare con le donne. Abituato a pensare a quanto rinfacciatomi. Abituato all'idea inculcata che, tanto, dico solo cose senza senso e non degne di essere ascoltate. Per questo, faccio fatica a far decollare una conversazione con persone poco familiari e, quando succede, è perchè è una condizione molto particolare.
La stessa spinta interiore (prontamente repressa) che ieri mi ha pervaso e che alla quale ho resistito solo perchè ho "razionalizzato" che non ti interessavo. Tante cose che volevo dire e fare ... auto-bloccate ... tanto non sarebbero servite a cambiare le cose. Le avevi prontamente, precedentemente, ribadite.
La nostra relazione non mi aiuterà a risolvere il problema, probabilmente lo avrà accentuato perchè porta maggiori paure.
Sono cosciente delle mie capacità, so che posso essere un buon compagno di vita, sono stato bravo in quel poco che sono riuscito a mostrare. Ma non era il massimo della mia espressione e adesso non trovo una valvola di sfogo.
Quest'incapacità mi strugge ancor di più.
Inconsciamente, mi spingo ad agire in solitaria per amare e dare fiducia all'unica persona che possa capirmi e rendermi contento, forse non felice: me stesso.
Perchè, consciamente, desidero che un "altra" sia a quel posto.
"Quel ripetere 'gli ultimi saranno i primi' forse non voleva essere una profezia metafisica. Ieri cantavo i vinti, mentre oggi canto i futuri vincitori: quelli che coltivano la propria diversità con dignità e coraggio. I nomadi, per esempio, e tutti quelli che attraversano i disagi dell'emarginazione senza rinunciare ad assomigliare a se stessi. Sono loro, saranno loro, i vincenti. Perchè muovono la Storia. I perdenti sono le persone che più mi affascinano. Per me dietro ogni barbone si nasconde un eroe. E' la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente. Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto. E forse la vita, più che una corsa verso la morte, è una fuga dalla nascita."
Uno "stupido" test diceva che la canzone di de Andrè che più mi rassomiglia è proprio "Anime Salve": "Sei una persona buona. Sei dolce, romantico, tenero, sognatore; ami al 100% ed in modo appassionato e completo. Soffri con facilità perchè per te il sentimento conta più di tutto: ciò che dai è tantissimo ma spesso non riesci ad averlo indietro del tutto. Il tuo amore e la tua capacità di donarti non hanno limiti: chi ti ha al fianco si sente un re perchè sei fedele, leale, generoso e sincero in ogni azione e parola."
Tralasciando il sempre giusto "prendere con le molle" qualunque cosa venga riferito da chissàchi, capaci solo di aumentare l'ego e di sparare speranze e fantasticherie strane ...
molte di queste parole le avevi dette tu, a me, quando avevi ribattuto, e ti eri messa sullo stesso mio piano, alla domanda su cosa mi piacesse di te.
Ho ripreso il nostro "libro", dove avevo annotato molti dei nostri messaggi e delle corrispondenze, per ritrovare quelle stesse parole ... e tanto altro dolore ... erano mesi che non l'aprivo.
Ho improvvisamente rivangato uno dei tuoi ultimi pensieri da rivolgermi: "Devi conoscere le persone".
Sembra che tu mi conoscessi, dato che mi hai descritto con parole simili a quelle del presunto test.
Alla lunga, quando la nostra relazione volgeva al termine, ho intuito qualcosa di te. Usare la parola "capito" sarebbe troppo. Perchè pensavo di capirti, e quindi di conoscerti, sulla base di ciò che mi raccontavi e che mostravi. Sono stato molto brusco anche al telefono, una delle ultime volte.
Non eri veramente innamorata di me.
Volevi davvero stare sola.
Comunque, desideravi e per questo cedevi. (Chissà se ti accontentavi di me, io certamente, non di te).
Sapevi che mi avresti fatto tanto male.
Tutto ciò che io ti donavo, dovevo volgerlo ad altre donne.
Queste parole, mi facevano star male.
Quando ti sei allontanata, mi sono sentito perso ed enormemente tradito nella fiducia.
L'elemento fondamentale che, più di ogni altra cosa, una persona che ha a che fare con uno come me, deve sapersi conquistare.
Quando conquisti questo, non fai che aprire serrature su serrature. Probabilmente, credevo l'avessi conquistata ma ... tante e tante volte ... le cose che avrei voluto esprimere ... le ho represse ... a volte perchè non mi davi spazio e quando lo facevi ... in seguito mi "bastonavi".
Le mie erano attenzioni sincere, è vero nate da un tuo momento di difficoltà.
Forse sai che il mio modo di intraprendere una relazione sentimentale è difficilmente complicato: ho davvero tanta paura a manifestare in generale, poi interesse, verso una donna.
Devo percepire corrispondenza o tutto diventa ancor più difficile. Questo mi blocca e mi fa andare in palla.
So per certo che tu mi interessavi già da prima, te lo dissi altre volte.
Con te, non sarei mai riuscito a provarci perchè non l'ho fatto finora in vita mia: non mi ritroverei senza una donna da 29 anni e mezzo.
Non avevo e non ho bisogno di termini di paragone. Basta ciò che qualcuno suscita in me perchè sono estremamente empatico.
Potrei stare anni e anni silente, aspettando a vedere quella spinta interiore agire e, quasi sempre, non si esprime mai. La affosso, la reprimo, piuttosto che manisfestarla, questa spinta.
Abituato all'idea che, tanto, uno come me, non ce la può mai fare con le donne. Abituato a pensare a quanto rinfacciatomi. Abituato all'idea inculcata che, tanto, dico solo cose senza senso e non degne di essere ascoltate. Per questo, faccio fatica a far decollare una conversazione con persone poco familiari e, quando succede, è perchè è una condizione molto particolare.
La stessa spinta interiore (prontamente repressa) che ieri mi ha pervaso e che alla quale ho resistito solo perchè ho "razionalizzato" che non ti interessavo. Tante cose che volevo dire e fare ... auto-bloccate ... tanto non sarebbero servite a cambiare le cose. Le avevi prontamente, precedentemente, ribadite.
La nostra relazione non mi aiuterà a risolvere il problema, probabilmente lo avrà accentuato perchè porta maggiori paure.
Sono cosciente delle mie capacità, so che posso essere un buon compagno di vita, sono stato bravo in quel poco che sono riuscito a mostrare. Ma non era il massimo della mia espressione e adesso non trovo una valvola di sfogo.
Quest'incapacità mi strugge ancor di più.
Inconsciamente, mi spingo ad agire in solitaria per amare e dare fiducia all'unica persona che possa capirmi e rendermi contento, forse non felice: me stesso.
Perchè, consciamente, desidero che un "altra" sia a quel posto.
martedì 10 febbraio 2009
"Come è andata?"
...sarà la domanda che domattina il mio capo mi rivolgerà.
"Più male che bene", la mia risposta.
Oggi ho rivisto la donna che ho amato.
Che desidero amare ancora.
Quella donna che scatena in me una tempesta di emozioni, ogni volta che la rivedo.
Non appena entrato nel corridoio del dipartimento, la prima figura visibile all'orizzonte è stata la sua.
Riconoscibile da 35 metri di distanza pur con scarsità di illuminazione.
Perchè la sua immagine è sempre presente nella mia mente.
Perchè male? Perchè ho voluto "affrontarla" dopo tanti mesi che non si parlava più, sapendo che dopo sarei stato male.
Ti interessa la descrizione di cosa ho provato?
Le stesse emozioni che ho provato la prima volta che sono uscito con lei, le emozioni che ho provato alla notizia di poter ritornare a vivere a Ferrara.
Le farfalle nello stomaco, il battito del cuore accelerato, ansia spasmodica di poter godere di quei momenti.
Il desiderio (irre)frenabile di baciarla, di stringerla a me, di far scivolare la mia mano sul suo volto e sul suo corpo fino a sentirlo vibrare.
Due anni scivolati in fretta, quando la nostra relazione era all'inizio, proprio di questo periodo. Due anni in cui invece di smorzare i sentimenti nei suoi confronti, sono schizzati alle stelle al solo rivederla.
Abbiamo anche parlato, nel suo nuovo studio.
Parole che come sempre mi resteranno scolpite nella memoria e che non faranno altro che tormentarmi ancor di più perchè non danno speranza.
Gli sguardi che troppe volte si incrociavano, e si mantenevano fissi a lungo.
Non so se è stato casuale, ma mentre sfilava le chiavi dalla porta ho sentito toccare le mie dita, un pò come la scena del film "La lettera d'amore", il suo film che le ho procurato tanto amorevolmente.
Il fato, esattamente come due anni fa, ha voluto ancora farci incontrare una terza volta nel corso della giornata, in un luogo simbolico, dove la nostra relazione ha sempre più avuto spazio: il distributore delle bevande al seminterrato.
Ero andato giù a prendere qualcosa da mangiare e, una volta prelevato il prodotto, mi sono diretto immediatamente verso l'ascensore. Qualcosa mi ha suggerito di ritornare indietro, con la scusa di buttare l'incarto: ancora le percezioni che mi hanno accompagnato nei mesi dei nostri incontri!
Sullo sfondo c'era ancora lei, prima non era presente. Si dirigeva proprio verso il distributore.
Io l'ho aspettata.
Le chiesi se volesse qualcosa.
Fece un cenno, si.
Le porsi la chiavetta, prese il caffè.
Si parlava in compagnia di altre persone, sedute sulla nostra panchina, dove sostavamo per decine e decine di minuti alla volta, a confessarci.
"Sali su adesso" dicevo in cuor mio. Perchè questa volta, in ascensore, avrei non più contato fino a 14 ... ma premuto il pulsante rosso di stop.
Mi ha sempre guidato il desiderio di lei e le emozioni che riusciva a creare in me.
Mi ha come stregato.
Si è definita come "il diavolo" in un giorno ben preciso: il mio 28esimo compleanno.
Le ho venduto la mia anima, probabilmente.
"Più male che bene", la mia risposta.
Oggi ho rivisto la donna che ho amato.
Che desidero amare ancora.
Quella donna che scatena in me una tempesta di emozioni, ogni volta che la rivedo.
Non appena entrato nel corridoio del dipartimento, la prima figura visibile all'orizzonte è stata la sua.
Riconoscibile da 35 metri di distanza pur con scarsità di illuminazione.
Perchè la sua immagine è sempre presente nella mia mente.
Perchè male? Perchè ho voluto "affrontarla" dopo tanti mesi che non si parlava più, sapendo che dopo sarei stato male.
Ti interessa la descrizione di cosa ho provato?
Le stesse emozioni che ho provato la prima volta che sono uscito con lei, le emozioni che ho provato alla notizia di poter ritornare a vivere a Ferrara.
Le farfalle nello stomaco, il battito del cuore accelerato, ansia spasmodica di poter godere di quei momenti.
Il desiderio (irre)frenabile di baciarla, di stringerla a me, di far scivolare la mia mano sul suo volto e sul suo corpo fino a sentirlo vibrare.
Due anni scivolati in fretta, quando la nostra relazione era all'inizio, proprio di questo periodo. Due anni in cui invece di smorzare i sentimenti nei suoi confronti, sono schizzati alle stelle al solo rivederla.
Abbiamo anche parlato, nel suo nuovo studio.
Parole che come sempre mi resteranno scolpite nella memoria e che non faranno altro che tormentarmi ancor di più perchè non danno speranza.
Gli sguardi che troppe volte si incrociavano, e si mantenevano fissi a lungo.
Non so se è stato casuale, ma mentre sfilava le chiavi dalla porta ho sentito toccare le mie dita, un pò come la scena del film "La lettera d'amore", il suo film che le ho procurato tanto amorevolmente.
Il fato, esattamente come due anni fa, ha voluto ancora farci incontrare una terza volta nel corso della giornata, in un luogo simbolico, dove la nostra relazione ha sempre più avuto spazio: il distributore delle bevande al seminterrato.
Ero andato giù a prendere qualcosa da mangiare e, una volta prelevato il prodotto, mi sono diretto immediatamente verso l'ascensore. Qualcosa mi ha suggerito di ritornare indietro, con la scusa di buttare l'incarto: ancora le percezioni che mi hanno accompagnato nei mesi dei nostri incontri!
Sullo sfondo c'era ancora lei, prima non era presente. Si dirigeva proprio verso il distributore.
Io l'ho aspettata.
Le chiesi se volesse qualcosa.
Fece un cenno, si.
Le porsi la chiavetta, prese il caffè.
Si parlava in compagnia di altre persone, sedute sulla nostra panchina, dove sostavamo per decine e decine di minuti alla volta, a confessarci.
"Sali su adesso" dicevo in cuor mio. Perchè questa volta, in ascensore, avrei non più contato fino a 14 ... ma premuto il pulsante rosso di stop.
Mi ha sempre guidato il desiderio di lei e le emozioni che riusciva a creare in me.
Mi ha come stregato.
Si è definita come "il diavolo" in un giorno ben preciso: il mio 28esimo compleanno.
Le ho venduto la mia anima, probabilmente.
martedì 13 gennaio 2009
Indole e comportamento
Era molto tempo che non "chiacchieravo" con "questa persona".
Conosce il mio carattere, sa che sono molto introverso, che non mi affaccio troppo coraggiosamente alla vita, a causa della "paura" verso gli altri e per le mie paure.
Ha riepilogato in poco tempo cosa mi caratterizza ed ha capito che c'era qualcosa di diverso in me, dall'ultima volta che ci siamo visti.
Maggiore voglia di rimettermi in moto in modo solitario, seppur con rammarico, alquanto duro, impulsivo.
Credo che se non agirò così, non mi sbloccherò più.
Necessito di una fortissima scossa.
Agire d'impeto, ma mai mettendo a repentaglio la mia incolumità: di sicuro, non voglio buttarmi da una torre pur di provare l'esperienza.
Non agirò in modo da ferirmi, tutto sommato cosa mi sono proposto di organizzare nella mia vita sono diversi viaggi ... considerare gli altri come persone adulte e responsabili delle proprie volontà, azioni, parole ... superare gli ostacoli che mi inibiscono nel conoscere nuove persone, ed in particolare persone che mi attirano e che alimentano la mia immaginazione.
Non ci riuscirò sempre, so che continuerò a fare molta fatica nel tentativo che mi sono proposto. Già è accaduto ieri sera ad una festa: avevo la possibilità di conoscere una donna che sedeva a mezzo metro da me, mentre entrambi eravamo soli ... donna che mi attrae molto, mi fa volare con la mente.
I motivi per cui non l'ho fatto è perchè non so assolutamente nulla sul suo conto, se non il suo nome, e mi troverei in imbarazzo se scoprissi che è già impegnata ... o che ha ancora una volta molti anni più di me (cosa che francamente temo) ... o che pensi che ci stia provando con risultati deludenti.
Serve tempo.
E' il credito che sto dando a questa città da quasi un anno a oggi.
Credito a fondo perduto, fino ad ora.
Credito che ero riuscito a far fruttare quando ero nella mia vecchia città, che mi ha fatto superare altri ostacoli e che forse poteva continuare ad aiutarmi, visto che mi aveva "lanciato".
Tempo che sto concedendo a me stesso, diceva invece "questa persona".
Credito che sto fornendo alla mia capacità di (ri)trovare fiducia in me stesso e negli altri.
Credito che non so a quale fondo appartenga.
Di certo, tempo che dovrà servire per imparare e prendere consapevolezza nell' osare.
Senza "prevederne" il risultato finale.
Senza sapere se c'è modo di raccogliere buoni frutti e continuare a sbloccarmi ulteriormente ...
nella speranza di non ricadere in una nuova illusione scoprendo, alla fine del gioco, che ho solo vinto una nuova, brutta bastonata (secondo la mia indole).
Anche questo serve a crescere, a forgiare il carattere.
Non sempre tutto prende la piega di come vorremmo che le nostre aspettative vadano.
C'è l'occasione buona, c'è l'occasione cattiva.
E ci sono molte occasioni intermedie, da cui bisogna sempre ricavare un' esperienza di vita che ci abbia insegnato qualcosa.
Comunque vada ... deve essere un successo.
Devo starci bene io, prima di tutto.
Conosce il mio carattere, sa che sono molto introverso, che non mi affaccio troppo coraggiosamente alla vita, a causa della "paura" verso gli altri e per le mie paure.
Ha riepilogato in poco tempo cosa mi caratterizza ed ha capito che c'era qualcosa di diverso in me, dall'ultima volta che ci siamo visti.
Maggiore voglia di rimettermi in moto in modo solitario, seppur con rammarico, alquanto duro, impulsivo.
Credo che se non agirò così, non mi sbloccherò più.
Necessito di una fortissima scossa.
Agire d'impeto, ma mai mettendo a repentaglio la mia incolumità: di sicuro, non voglio buttarmi da una torre pur di provare l'esperienza.
Non agirò in modo da ferirmi, tutto sommato cosa mi sono proposto di organizzare nella mia vita sono diversi viaggi ... considerare gli altri come persone adulte e responsabili delle proprie volontà, azioni, parole ... superare gli ostacoli che mi inibiscono nel conoscere nuove persone, ed in particolare persone che mi attirano e che alimentano la mia immaginazione.
Non ci riuscirò sempre, so che continuerò a fare molta fatica nel tentativo che mi sono proposto. Già è accaduto ieri sera ad una festa: avevo la possibilità di conoscere una donna che sedeva a mezzo metro da me, mentre entrambi eravamo soli ... donna che mi attrae molto, mi fa volare con la mente.
I motivi per cui non l'ho fatto è perchè non so assolutamente nulla sul suo conto, se non il suo nome, e mi troverei in imbarazzo se scoprissi che è già impegnata ... o che ha ancora una volta molti anni più di me (cosa che francamente temo) ... o che pensi che ci stia provando con risultati deludenti.
Serve tempo.
E' il credito che sto dando a questa città da quasi un anno a oggi.
Credito a fondo perduto, fino ad ora.
Credito che ero riuscito a far fruttare quando ero nella mia vecchia città, che mi ha fatto superare altri ostacoli e che forse poteva continuare ad aiutarmi, visto che mi aveva "lanciato".
Tempo che sto concedendo a me stesso, diceva invece "questa persona".
Credito che sto fornendo alla mia capacità di (ri)trovare fiducia in me stesso e negli altri.
Credito che non so a quale fondo appartenga.
Di certo, tempo che dovrà servire per imparare e prendere consapevolezza nell' osare.
Senza "prevederne" il risultato finale.
Senza sapere se c'è modo di raccogliere buoni frutti e continuare a sbloccarmi ulteriormente ...
nella speranza di non ricadere in una nuova illusione scoprendo, alla fine del gioco, che ho solo vinto una nuova, brutta bastonata (secondo la mia indole).
Anche questo serve a crescere, a forgiare il carattere.
Non sempre tutto prende la piega di come vorremmo che le nostre aspettative vadano.
C'è l'occasione buona, c'è l'occasione cattiva.
E ci sono molte occasioni intermedie, da cui bisogna sempre ricavare un' esperienza di vita che ci abbia insegnato qualcosa.
Comunque vada ... deve essere un successo.
Devo starci bene io, prima di tutto.
giovedì 8 gennaio 2009
L'inferno
L' inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:
CERCARE E SAPER RICONOSCERE CHI E COSA, IN MEZZO ALL'INFERNO, NON E' INFERNO, E FARLO DURARE E DARGLI SPAZIO.
(Marco Polo, < Il milione >)
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:
CERCARE E SAPER RICONOSCERE CHI E COSA, IN MEZZO ALL'INFERNO, NON E' INFERNO, E FARLO DURARE E DARGLI SPAZIO.
(Marco Polo, < Il milione >)
giovedì 1 gennaio 2009
Ne abbiamo avute di occasioni, perdendole ...
Oggi, mi sono veramente reso conto di quanto poco dialogo ho con la mia famiglia e di quanto silenzio ho creato da ormai quasi un anno, in generale.
E' solo un pensiero che butto così, senza giustificazioni.
Chissà se creando un test di conoscenza che mi riguardi, i miei familiari riuscirebbero ad azzeccare le risposte giuste. Forse, ci riuscirebbero rispondendo "a senso", ma senza sapere veramente i motivi.
Ho pensato a quante occasioni perse ci sono state in passato, a quante ce ne saranno ancora in futuro ... rendendomi conto che il tempo intanto passa e, una volta trascorso, non ritorna più e che quindi ogni lasciata è definitivamente persa. Per sempre.
E magari ... anzi senza magari ... un giorno arriverà la morte e solo in quel momento avrei voluto parlare, dire, raccontare a quella persona.
Non potendolo però più fare.
Non potendo più dire che la si vuole bene ... o chissà che cos'altro.
E forse, ti aggrappi all'esistenza dell'aldilà ed ai sogni ... in cui ti appare la persona defunta ... che ti rassicura sulla sua serenità ... che vuole che ci sia altrettanta serenità nell'aldiquà.
L'unica verità è che non potrò più dire niente a quella persona!
Probabilmente, lo stesso accade con l'amicizia e con l'amore e con il lavoro e con chissà quanti altri aspetti della vita!
E' solo un pensiero che butto così, senza giustificazioni.
Chissà se creando un test di conoscenza che mi riguardi, i miei familiari riuscirebbero ad azzeccare le risposte giuste. Forse, ci riuscirebbero rispondendo "a senso", ma senza sapere veramente i motivi.
Ho pensato a quante occasioni perse ci sono state in passato, a quante ce ne saranno ancora in futuro ... rendendomi conto che il tempo intanto passa e, una volta trascorso, non ritorna più e che quindi ogni lasciata è definitivamente persa. Per sempre.
E magari ... anzi senza magari ... un giorno arriverà la morte e solo in quel momento avrei voluto parlare, dire, raccontare a quella persona.
Non potendolo però più fare.
Non potendo più dire che la si vuole bene ... o chissà che cos'altro.
E forse, ti aggrappi all'esistenza dell'aldilà ed ai sogni ... in cui ti appare la persona defunta ... che ti rassicura sulla sua serenità ... che vuole che ci sia altrettanta serenità nell'aldiquà.
L'unica verità è che non potrò più dire niente a quella persona!
Probabilmente, lo stesso accade con l'amicizia e con l'amore e con il lavoro e con chissà quanti altri aspetti della vita!
La stagione dell'amore viene e va,
i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
La stagione dell'amore viene e va,
all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni perdendole;
non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.
Ancora un'altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.
Nuove possibilità per conoscersi
e gli orizzonti perduti non ritornano mai.
La stagione dell'amore tornerà
con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
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