Dall'ultimo commento pubblicato, è successo qualcosa che è servito molto al mio carattere ed al cumulo di esperienze finora vissute.
Tutto è nato dalla pratica di portabilità del mio numero di cellulare da 3 a Wind.
Con la nuova scheda, quindi un nuovo numero a disposizione per pochi giorni, ho giocato d'amore in maniera del tutto anonima con una ragazza che mi ha sempre affascinato fin dal primo momento che l'ho conosciuta in istituto, a Genova.
Le ho inviato un messaggio molto bello, facendo riferimento ad un momento bello che avevo vissuto con la donna con cui ebbi una relazione tre anni fa: indossare la mia giacca dopo che lei l'aveva portata per diverse ore, provando il calore di un abbraccio virtuale molto realistico.
Dapprima, consideravo questo messaggio uno scherzo ma in realtà, desideravo veramente avere dei momenti di intimità con lei.
Ad un certo punto, dopo vari giochi e stuzzicamenti vari e a vicenda, sono uscito dall'anonimato e mi sono dichiarato, suscitando curiosità e sorpresa da parte sua perchè non si sarebbe mai aspettata un mio interessamento nei suoi confronti. Infatti, l'ho sempre e spesso sostenuta in una relazione a distanza con un tecnico con il quale ha avuto una serie di incontri occasionali ma che non hanno portato ad una relazione stabile, sebbene lei sia ancora attratta da lui.
A questo punto, lei ha voluto chiarezza e mi ha chiesto di incontrarci fuori per parlarne. Caso ha voluto che il fine settimana scorso sia dovuto tornare giù a casa per accompagnare mia sorella e famiglia per le ferie estive, procrastinando il nostro incontro di alcuni giorni invece che nel fine settimana, quando lei è libera da ogni attività e non ha nessuno in casa.
Sembrava anche interessata a me, c'è stato un momento in cui ci siamo scambiati messaggi molto teneri e divertenti allo stesso tempo.
Nella sera del nostro incontro, sotto una pioggia battente e fermi lungo una delle banchine del Porto Antico, abbiamo veramente chiarito tutto sulla vicenda. Io le ho raccontato del mio interessamento nei suoi confronti, di quanto mi facesse uscire letteralmente pazzo quando compie determinati gesti e che mi sentivo molto attratto da lei.
Di contro, lei che mi riferisce che non ha mai pensato a me, che neanche le interesso e che ha ancora vive in mente le sue storie precedenti che, a mio parere, non riesce a scrollarsi di dosso. Lei non è pronta per una nuova storia, perchè non ne ha voglia, tempo e forze.
Un capitolo non nuovo che si ripresenta nella mia storia sentimentale.
Nonostante tutto, lei si concede a me in lunghi ed eccitantissimi baci e abbracci, sotto un diluvio incredibile per essere metà giugno, fino a tardissima notte.
Non ho risentito del colpo sentimentale negativo come invece successo anni fa, fortunatamente sono stato in grado di tenere a bada il cuore o, quando voleva metterci dito nella storia, a saperlo gestire e riappacificare in breve tempo.
Pochi giorni dopo, dovendoci tra colleghi incontrare fuori in centro per trascorrere insieme il sabato sera, una tormenta di pioggia ha fatto saltare i piani di uscita ma non la mia volontà di trascorrere del tempo assieme a lei.
Questa volta, a casa sua.
Da soli.
Sentivo che sarebbe stata una serata molto difficile da gestire dal punto di vista sessuale...e infatti sono partito da casa lasciando ogni speranza di avere un rapporto con lei quella notte, anche nel caso in cui lei lo desiderasse per davvero.
Siamo stati alcune ore a parlare di noi, poi a trascorrere un sacco di tempo davanti al suo pc a scambiarci musica, evitando qualsiasi contatto fisico e riferimenti a quanto accaduto giorni prima.
Ad un certo punto, lei si butta sul letto, stanca, sfinita e consumata dal sonno.
So di titubare volontarimente, nonostante il desiderio e la voglia di lei fosse altissimo.
Però, ad un certo momento, siamo fianco a fianco e cominciamo a baciarci.
Manca il mordente tra di noi, lei è distaccata in maniera totale ed io non voglio vivere una situazione del genere perchè mi mette in una condizione di inferiorità, come infatti mi sentivo in quei momenti.
Mi chiede cosa mi aspetto da lei, mi chiede se ho pensato nei giorni precedenti a quanto accaduto quella sera al porto.
Le rispondo che ho desiderio di lei ma so che non si può andare avanti, anche per rispetto delle sue volontà di non intraprendere nuove relazioni.
Lei mi risponde che le è piaciuto ed è stato bello quanto ha vissuto quella notte, ma che non si può andare avanti e che non accadrà nulla.
Infatti, dopo pochi ulteriori scambi di effusioni, mi invita ad andar via perchè non mi sarà concesso restare a dormire con lei.
Io, prendo e vado, senza dire una parola, senza dare spiegazioni del mio silenzio.
Non ne vedo il motivo, se non quello fondamentale della mia vita: DIFENDERMI.
DIFENDERE I MIEI SENTIMENTI E LE MIE CONVINZIONI SULLE RELAZIONI.
Al mattino seguente, lei si fa sentire con un messaggio chiedendomi come stessi e scusandosi se è apparsa dura se ha insistito nel farmi andar via, essendo la cosa più giusta da fare.
Per la prima volta in vita mia, mi sono sentito forte e non mi sono fatto prendere da emozione, tipico del mio carattere anni fa, oramai.
Non ne ho risentito per tutto il giorno, la vita è trascorsa bene come sempre in queste ultime settimane e non ne risento neanche in questo momento e neanche domani, quando la rivedrò al lavoro.
Per quanto riguarda me, però sono sempre più convinto che una storia d'amore non la vivrò mai e, di conseguenza, non troverò mai una donna che mi desideri e mi ami per quello che sono.
domenica 20 giugno 2010
mercoledì 26 maggio 2010
Exit Strategy
Sei mesi dall'ultimo intervento sono davvero tanti ...
Ma, adesso, ho qualcosa su cui scrivere che servirà molto al mio star bene in futuro.
Non sono solito usare terminologia inglese, penso di averlo già scritto in passato, ma sono le parole più appropriate perchè dalla strategia militare anglosassone derivano questi due vocaboli:
EXIT STRATEGY
In effetti, non sono molto lontano dal muovere guerra a qualcuno: a me stesso.
Stasera, ho fatto qualcosa che ho rinviato per troppo tempo, in questi ultimi mesi: scavare nel mio passato.
Ho pensato a cosa, nel passato, mi ha reso "sereno" e "tranquillo" con me stesso e verso gli altri e mi ha procurato "piacere". Quindi, ha generato in me "sicurezza".
Mi sono risposto in sequenza cronologica (e non sto a spiegare qui il perchè di queste risposte): le ricetrasmissioni con la radio CB, gli esami universitari più "difficili", gli amici scoperti nell'ultimo periodo dell'università, la pallacanestro, le tre importanti amicizie coltivate nel periodo ferrarese, la mia unica esperienza sentimentale/relazionale, l'attività sportiva, il tempo trascorso a svolgere servizi di volontariato, la scoperta di due eccezionali colleghe di lavoro e, per concludere, i venti giorni spesi a preparare, fino a tarda notte, la presentazione scientifica che mi ha permesso di trasferirmi da Siena a Genova.
Sono "esperienze" non attinenti tra di loro, diversificate.
Ciò che è di estrema importanza è che quelle attività hanno sempre previsto, da parte mia, due caratteristiche fondamentali:
la COSTANZA e l' IMPEGNO
C'è quasi sempre stata una resistenza iniziale, "esogena" o "endogena", verso quelle attività ma solo con costanza e impegno, che so tirar fuori nelle cose che compio, sono riuscito ad amare ed apprezzare fino in fondo ciò che facevo, mantendone sempre vivo il ricordo.
Non è strano che alcune di quelle attività continuo a mantenerle vive e fruttifere per il mio bene interiore, nonostante la lontananza, nonostante il tempo e le difficoltà varie.
Alla fine, ho ricondotto a queste due parole i momenti di benessere nella mia vita.
Alla fine, ho ricondotto a queste due parole i momenti di sconforto e di odio verso me stesso nella vita: quando, a mio parere, non mettevo costanza e impegno nelle mie attività; peggio ancora, quando non sperimentavo costanza e impegno verso di me da parte di chi doveva starmi vicino: Tatiana in un caso, la mia famiglia in un altro.
Ecco, quindi, che la mia "Exit Strategy" dalla chiusura in me stesso ha come cardini questi due elementi: costanza e impegno.
Ho pensato di scorporare il mio problema in pochi brevi punti:
1) Ritrovare costanza e rimettere tutto il mio impegno a partire da qualcosa di cui
ho estrema necessità in questo momento: le amicizie. Devo evitare di trascorrere tutto il mio
tempo lavorativo nella ricerca scientifica. Devo coltivare quotidianamente le mie amicizie
all'interno del dipartimento in cui lavoro: Chiara, Claudio, Romina, Mauro, Aldo, Oscar, Joao,
Rita, Fabio, Glauco e chiunque abbia voglia di conoscermi veramente. Ricavare il tempo su
due/tre pause per trascorrere momenti con queste persone e vederle, se possibile, anche fuori
dal lavoro, come già si fa con l'aperitivo o con qualche uscita finesettimanale.
2) Carpere diem: cogliere tutti gli attimi che mi si presentano nel corso della giornata, badando
di più all'impulso, anche se questo comporterà fortissima vergogna da parte mia. E'
obbligatorio superare qualsiasi ostacolo che mi sono creato e che mi hanno creato nel corso
della vita.
3) Questo implica di non aggiungere ulteriore ritardo a quanto già accumulato nella mia vita.
Ho sempre la sensazione di sentirmi meno maturo di chiunque mi sta attorno e questo mi
fa sentire piccolissimo a loro confronto. Di fatto, ho almeno una decina d'anni di ritardo
rispetto a chiunque, a causa delle esperienze non vissute durante il periodo giovanile.
Ho necessità di trovare tanta sicurezza e un bel pò di pace. Solo così potrò sentirmi soddisfatto di come vivo. E' troppo tempo, oramai, che non provo questo sentimento.
A parole è semplice definire la strategia. Ora cercherò di metterci costanza e impegno e vediamo cosa uscirà fuori.
Ma, adesso, ho qualcosa su cui scrivere che servirà molto al mio star bene in futuro.
Non sono solito usare terminologia inglese, penso di averlo già scritto in passato, ma sono le parole più appropriate perchè dalla strategia militare anglosassone derivano questi due vocaboli:
EXIT STRATEGY
In effetti, non sono molto lontano dal muovere guerra a qualcuno: a me stesso.
Stasera, ho fatto qualcosa che ho rinviato per troppo tempo, in questi ultimi mesi: scavare nel mio passato.
Ho pensato a cosa, nel passato, mi ha reso "sereno" e "tranquillo" con me stesso e verso gli altri e mi ha procurato "piacere". Quindi, ha generato in me "sicurezza".
Mi sono risposto in sequenza cronologica (e non sto a spiegare qui il perchè di queste risposte): le ricetrasmissioni con la radio CB, gli esami universitari più "difficili", gli amici scoperti nell'ultimo periodo dell'università, la pallacanestro, le tre importanti amicizie coltivate nel periodo ferrarese, la mia unica esperienza sentimentale/relazionale, l'attività sportiva, il tempo trascorso a svolgere servizi di volontariato, la scoperta di due eccezionali colleghe di lavoro e, per concludere, i venti giorni spesi a preparare, fino a tarda notte, la presentazione scientifica che mi ha permesso di trasferirmi da Siena a Genova.
Sono "esperienze" non attinenti tra di loro, diversificate.
Ciò che è di estrema importanza è che quelle attività hanno sempre previsto, da parte mia, due caratteristiche fondamentali:
la COSTANZA e l' IMPEGNO
C'è quasi sempre stata una resistenza iniziale, "esogena" o "endogena", verso quelle attività ma solo con costanza e impegno, che so tirar fuori nelle cose che compio, sono riuscito ad amare ed apprezzare fino in fondo ciò che facevo, mantendone sempre vivo il ricordo.
Non è strano che alcune di quelle attività continuo a mantenerle vive e fruttifere per il mio bene interiore, nonostante la lontananza, nonostante il tempo e le difficoltà varie.
Alla fine, ho ricondotto a queste due parole i momenti di benessere nella mia vita.
Alla fine, ho ricondotto a queste due parole i momenti di sconforto e di odio verso me stesso nella vita: quando, a mio parere, non mettevo costanza e impegno nelle mie attività; peggio ancora, quando non sperimentavo costanza e impegno verso di me da parte di chi doveva starmi vicino: Tatiana in un caso, la mia famiglia in un altro.
Ecco, quindi, che la mia "Exit Strategy" dalla chiusura in me stesso ha come cardini questi due elementi: costanza e impegno.
Ho pensato di scorporare il mio problema in pochi brevi punti:
1) Ritrovare costanza e rimettere tutto il mio impegno a partire da qualcosa di cui
ho estrema necessità in questo momento: le amicizie. Devo evitare di trascorrere tutto il mio
tempo lavorativo nella ricerca scientifica. Devo coltivare quotidianamente le mie amicizie
all'interno del dipartimento in cui lavoro: Chiara, Claudio, Romina, Mauro, Aldo, Oscar, Joao,
Rita, Fabio, Glauco e chiunque abbia voglia di conoscermi veramente. Ricavare il tempo su
due/tre pause per trascorrere momenti con queste persone e vederle, se possibile, anche fuori
dal lavoro, come già si fa con l'aperitivo o con qualche uscita finesettimanale.
2) Carpere diem: cogliere tutti gli attimi che mi si presentano nel corso della giornata, badando
di più all'impulso, anche se questo comporterà fortissima vergogna da parte mia. E'
obbligatorio superare qualsiasi ostacolo che mi sono creato e che mi hanno creato nel corso
della vita.
3) Questo implica di non aggiungere ulteriore ritardo a quanto già accumulato nella mia vita.
Ho sempre la sensazione di sentirmi meno maturo di chiunque mi sta attorno e questo mi
fa sentire piccolissimo a loro confronto. Di fatto, ho almeno una decina d'anni di ritardo
rispetto a chiunque, a causa delle esperienze non vissute durante il periodo giovanile.
Ho necessità di trovare tanta sicurezza e un bel pò di pace. Solo così potrò sentirmi soddisfatto di come vivo. E' troppo tempo, oramai, che non provo questo sentimento.
A parole è semplice definire la strategia. Ora cercherò di metterci costanza e impegno e vediamo cosa uscirà fuori.
lunedì 16 novembre 2009
17 Agosto 94
Questo titolo è di pura fantasia, creato dopo aver osservato un dato oggi pomeriggio, ma ha il suo perchè.
Non è successo nulla quel giorno; il massimo che posso ricordare è che un mese prima esatto ero partito per il mio primo viaggio a lunga distanza, il mio primo viaggio aereo, verso la Scozia.
Il motivo di questo titolo riguarda solo il lavoro.
Oggi, abbiamo ottenuto un risultato molto positivo su di una molecola. E' stato fatto un test particolare da cui si può dire che il farmaco permea molto bene nel cervello. Un risultato estremamente positivo giunto alla fine di una lunga cascata di altre analisi volte a stabilire la potenza, l'efficacia e la stabilità del farmaco.
E' venuto il nostro capo in persona a dirci questo risultato, congratulandosi con quelli che lavorano direttamente nel progetto e che sintetizzano le molecole: in tutto tre, tra cui io. Ha inviato l'e-mail con le presentazioni dei dati; a caratteri cubitali, in blu, la prima parola è stata:
BRAVISSIMI !!!
Io non sapevo neanche di che molecola stesse parlando, non ricordavo la struttura nè tanto meno i risultati precedenti. Nulla di nulla. Avrò visto quei dati e la struttura una sola volta, poi ho fatto Mastro Lindo.
Il mio coinvolgimento sentimentale in questo lavoro lo si può immediatamente intuire.
Strano che sia proprio il mio stesso capo a non rendersi conto di nulla; ancor più grave è se nasconde volutamente la testa sotto la sabbia.
Giovedì scorso, infatti, mi ha inviato una e-mail in cui richiedeva la valutazione sul mio diretto superiore. La ragione è la valutazione annuale per l'erogazione dei premi di produzione. Mi ha inviato una e-mail in cui mi domandava:
1. Hai l’informazione scientifica del progetto necessaria per gestire il tuo lavoro e prendere decisioni basati sugli ultimi dati? Avete sempre avuto obiettivi chiari per il progetto e le tempistiche?
2. Quanto sono in grado i chimici di progetto nel recuperare i dati biologici da soli?
3. Dopo le riunioni, per esempio quello che faccio con XX e gli altri Senior/Group Leader, SPC e Team, XX vi fa sempre un riassunto di quello che e’ stato discusso e deciso?
4. Sei contento con il tuo livello di crescita personale quest’anno? C’e’ qualcosa in piu’ che avresti voluto imparare nel tempo disponibile?
6. Se potessi suggerire un obiettivo per XX nel PDP 2010 cosa sarebbe?
Io ho risposto oggettivamente, ma non onestamente.
Nel corso di quest'anno, ho osservato i modi con cui XX gestisce l'unità MedChem5.
Per quanto riguarda gli obiettivi di progetto, ognuno di noi chimici coinvolti ha saputo cosa svolgere in laboratorio e con quale tempistica, sulla base delle esigenze aziendali, riuscendo a dividere equamente tra di noi il lavoro di sintesi. Questo vuol dire che, man mano che prendevamo confidenza con i dati, abbiamo saputo cosa fare e con quale arco di tempo a disposizione. XX ci ha costantemente informato per e-mail sugli esiti dei test, inoltrandoci le comunicazioni provenienti da Giovanni, Pietro e Marta, dando così a noi la possibilità di ricercare i dati su Activity Base. Quando qualcuno di noi ha incontrato delle difficoltà sull'uso di SARgen e SARwiev, XX si è dimostrata presente e paziente nello spiegare e suggerire la risoluzione dei problemi. Inoltre, utilizzando file presenti nella cartella di unità (personali, di incontri, di team etc...) gestiti e curati da XX, noi chimici abbiamo avuto a disposizione strumenti per aggiornarci sullo "stato dell'arte" del progetto, quali il livello di produzione delle molecole finali, i risultati dei test ed i composti scelti per i test più avanzati. Sulla capacità di comunicare le decisioni di carattere dipartimentale e aziendale, senza ombra di dubbio posso affermare che XX è stata sempre rapida ed efficiente nel relazionarci tutte le questioni sorte negli incontri.
Purtroppo, al momento non ho un obiettivo da suggerire a XX per il prossimo PDP.
Oggettivamente, tutto questo è stato fatto. Onestamente, non è vero che studio i dati e riconosco come figli il mio operato, pur avendo a disposizione gli strumenti per farlo.
La cosa più importante è che ho volutamente omesso di rispondere ad una precisa domanda.
Il mio capo non mi ha detto nulla.
Non se n'è accorto?
Oggi pomeriggio, dopo la notizia e la lettura di quei dati, ho avuto la curiosità di ricercare chi aveva sintetizzato quella molecola.
IO.
Non ho provato per un solo istante la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono e di rilevante, neanche dire che sono stato fortunato nell'aver fatto quella molecola o a quanto mi sono sbattuto per sintetizzarla, ripulirla e consegnarla.
Magari, un giorno diventerà anche un farmaco in commercio e non ne avrò tratto nessuna soddisfazione.
Non è successo nulla quel giorno; il massimo che posso ricordare è che un mese prima esatto ero partito per il mio primo viaggio a lunga distanza, il mio primo viaggio aereo, verso la Scozia.
Il motivo di questo titolo riguarda solo il lavoro.
Oggi, abbiamo ottenuto un risultato molto positivo su di una molecola. E' stato fatto un test particolare da cui si può dire che il farmaco permea molto bene nel cervello. Un risultato estremamente positivo giunto alla fine di una lunga cascata di altre analisi volte a stabilire la potenza, l'efficacia e la stabilità del farmaco.
E' venuto il nostro capo in persona a dirci questo risultato, congratulandosi con quelli che lavorano direttamente nel progetto e che sintetizzano le molecole: in tutto tre, tra cui io. Ha inviato l'e-mail con le presentazioni dei dati; a caratteri cubitali, in blu, la prima parola è stata:
BRAVISSIMI !!!
Io non sapevo neanche di che molecola stesse parlando, non ricordavo la struttura nè tanto meno i risultati precedenti. Nulla di nulla. Avrò visto quei dati e la struttura una sola volta, poi ho fatto Mastro Lindo.
Il mio coinvolgimento sentimentale in questo lavoro lo si può immediatamente intuire.
Strano che sia proprio il mio stesso capo a non rendersi conto di nulla; ancor più grave è se nasconde volutamente la testa sotto la sabbia.
Giovedì scorso, infatti, mi ha inviato una e-mail in cui richiedeva la valutazione sul mio diretto superiore. La ragione è la valutazione annuale per l'erogazione dei premi di produzione. Mi ha inviato una e-mail in cui mi domandava:
1. Hai l’informazione scientifica del progetto necessaria per gestire il tuo lavoro e prendere decisioni basati sugli ultimi dati? Avete sempre avuto obiettivi chiari per il progetto e le tempistiche?
2. Quanto sono in grado i chimici di progetto nel recuperare i dati biologici da soli?
3. Dopo le riunioni, per esempio quello che faccio con XX e gli altri Senior/Group Leader, SPC e Team, XX vi fa sempre un riassunto di quello che e’ stato discusso e deciso?
4. Sei contento con il tuo livello di crescita personale quest’anno? C’e’ qualcosa in piu’ che avresti voluto imparare nel tempo disponibile?
6. Se potessi suggerire un obiettivo per XX nel PDP 2010 cosa sarebbe?
Io ho risposto oggettivamente, ma non onestamente.
Nel corso di quest'anno, ho osservato i modi con cui XX gestisce l'unità MedChem5.
Per quanto riguarda gli obiettivi di progetto, ognuno di noi chimici coinvolti ha saputo cosa svolgere in laboratorio e con quale tempistica, sulla base delle esigenze aziendali, riuscendo a dividere equamente tra di noi il lavoro di sintesi. Questo vuol dire che, man mano che prendevamo confidenza con i dati, abbiamo saputo cosa fare e con quale arco di tempo a disposizione. XX ci ha costantemente informato per e-mail sugli esiti dei test, inoltrandoci le comunicazioni provenienti da Giovanni, Pietro e Marta, dando così a noi la possibilità di ricercare i dati su Activity Base. Quando qualcuno di noi ha incontrato delle difficoltà sull'uso di SARgen e SARwiev, XX si è dimostrata presente e paziente nello spiegare e suggerire la risoluzione dei problemi. Inoltre, utilizzando file presenti nella cartella di unità (personali, di incontri, di team etc...) gestiti e curati da XX, noi chimici abbiamo avuto a disposizione strumenti per aggiornarci sullo "stato dell'arte" del progetto, quali il livello di produzione delle molecole finali, i risultati dei test ed i composti scelti per i test più avanzati. Sulla capacità di comunicare le decisioni di carattere dipartimentale e aziendale, senza ombra di dubbio posso affermare che XX è stata sempre rapida ed efficiente nel relazionarci tutte le questioni sorte negli incontri.
Purtroppo, al momento non ho un obiettivo da suggerire a XX per il prossimo PDP.
Oggettivamente, tutto questo è stato fatto. Onestamente, non è vero che studio i dati e riconosco come figli il mio operato, pur avendo a disposizione gli strumenti per farlo.
La cosa più importante è che ho volutamente omesso di rispondere ad una precisa domanda.
Il mio capo non mi ha detto nulla.
Non se n'è accorto?
Oggi pomeriggio, dopo la notizia e la lettura di quei dati, ho avuto la curiosità di ricercare chi aveva sintetizzato quella molecola.
IO.
Non ho provato per un solo istante la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono e di rilevante, neanche dire che sono stato fortunato nell'aver fatto quella molecola o a quanto mi sono sbattuto per sintetizzarla, ripulirla e consegnarla.
Magari, un giorno diventerà anche un farmaco in commercio e non ne avrò tratto nessuna soddisfazione.
lunedì 9 novembre 2009
Wonderful - Gary Go
Niente pensieri "originali", oggi, ma solamente un testo, una traduzione ed un video di una canzone di cui ho scoperto, pochi giorni fa, il significato che vuole trasmettere.
The person that you were has died aaaaaaaaaaaaaLa persona che eri è morta
You've lost the sparkle in your eyes aaaaaaaaaaaaHai perso lo scintillio nei tuoi occhi
You fell for life into its traps aaaaaaaaaaaaaaaaaaaTi sei innamorato della vita, nelle sue trappole
Now you wanna bridge the gaps aaaaaaaaaaaaaaaOra vuoi colmare il divario
Now you wanna bridge the gaps aaaaaaaaaaaaaaaOra vuoi colmare il divario
Now you want that person back aaaaaaaaaaaaaaaOra rivuoi indietro quella persona
And all your ammunition's gone aaaaaaaaaaaaaaaTutte le tue munizioni son finite
Run out of fuel to carry on aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaHai terminato la benzina per proseguire
You don't know what you wanna do aaaaaaaaaaaaNon sai ciò che vuoi fare
You've got no pull to pull you through aaaaaaaaaaNon hai più spinte per tirare avanti
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am wonderful" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono meraviglioso”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am wonderful" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono meraviglioso”
If what you've lost cannot be found aaaaaaaaaaaaSe ciò che hai perso non può essere ritrovato
And the weight of the world weighs you down aaaE i pesi del mondo ti opprimono
No longer with the will to fly aaaaaaaaaaaaaaaaaaSenza più la voglia di volare
You stop to let it pass you by aaaaaaaaaaaaaaaaaTi fermi per lasciarla passare
Don't stop to let it pass you by aaaaaaaaaaaaaaaaNon fermarti per lasciarla passare
You gotta look yourself in the eye aaaaaaaaaaaaaDevi guardarti negli occhi
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am wonderful" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono meraviglioso”
Oh you are aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaLo sei
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am wonderful" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono meraviglioso”
Cause we are all miracles aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaPerchè noi tutti siamo miracoli
Wrapped up in chemicals aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaRicoperti di elementi chimici
We are incredible aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaSiamo incredibili
Don't take it for granted, no aaaaaaaaaaaaaaaaaaaNon darlo per scontato, no
We are all miracles aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaNoi tutti siamo miracoli
The person that you were has died aaaaaaaaaaaaaLa persona che eri è morta
You've lost the sparkle in your eyes aaaaaaaaaaaaHai perso lo scintillio nei tuoi occhi
You fell for life into its traps aaaaaaaaaaaaaaaaaaaTi sei innamorato della vita, nelle sue trappole
Now you wanna bridge the gaps aaaaaaaaaaaaaaaOra vuoi colmare il divario
Now you wanna bridge the gaps aaaaaaaaaaaaaaaOra vuoi colmare il divario
Now you want that person back aaaaaaaaaaaaaaaOra rivuoi indietro quella persona
And all your ammunition's gone aaaaaaaaaaaaaaaTutte le tue munizioni son finite
Run out of fuel to carry on aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaHai terminato la benzina per proseguire
You don't know what you wanna do aaaaaaaaaaaaNon sai ciò che vuoi fare
You've got no pull to pull you through aaaaaaaaaaNon hai più spinte per tirare avanti
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am wonderful" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono meraviglioso”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am wonderful" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono meraviglioso”
If what you've lost cannot be found aaaaaaaaaaaaSe ciò che hai perso non può essere ritrovato
And the weight of the world weighs you down aaaE i pesi del mondo ti opprimono
No longer with the will to fly aaaaaaaaaaaaaaaaaaSenza più la voglia di volare
You stop to let it pass you by aaaaaaaaaaaaaaaaaTi fermi per lasciarla passare
Don't stop to let it pass you by aaaaaaaaaaaaaaaaNon fermarti per lasciarla passare
You gotta look yourself in the eye aaaaaaaaaaaaaDevi guardarti negli occhi
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am wonderful" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono meraviglioso”
Oh you are aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaLo sei
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono”
Say "I am wonderful" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaDì “Io sono meraviglioso”
Cause we are all miracles aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaPerchè noi tutti siamo miracoli
Wrapped up in chemicals aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaRicoperti di elementi chimici
We are incredible aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaSiamo incredibili
Don't take it for granted, no aaaaaaaaaaaaaaaaaaaNon darlo per scontato, no
We are all miracles aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaNoi tutti siamo miracoli
mercoledì 4 novembre 2009
Comunicare
Ad agosto avevo scritto un post intitolato "Bellissima serata del 6, stupenda mattinata del 7. Grazie."
Ho trascorso l'ultimo fine settimana provando tanti sentimenti, forti e allo stesso tempo piacevoli, come in quell'occasione.
Questo fine settimana l'ho trascorso in viaggio, come di consueto; però, l'unico momento di solitudine è avvenuto durante il tratto in auto verso il Piemonte, verso Alessandria precisamente. Ci sono andato per ritrovare una persona con la quale mi sono visto solo in tre occasioni: durante il congresso che ha organizzato ad Ischia nel 2006; a Napoli due mesi dopo quell'evento e lo scorso gennaio a Genova. Abbiamo i contatti su facebook e su MSN e quando possibile riusciamo a trascorrere del tempo scambiando due chiacchiere.
Un pò pochi gli incontri ma la verità è che sono stati più che sufficienti per instaurare un ottimo rapporto e scoprire tanto su di lei e su di noi. Specialmente quest'ultimo, fondamentalmente direi.
Probabilmente non mi conosce abbastanza eppure è stata "coraggiosa" nell'ospitarmi a casa sua, senza sapere con chi avesse a che fare. Mi ha confidato tantissimo su di lei, sulla sua vita, sulla famiglia, sulle giornate trascorse ad Alessandria e al lavoro; sulle sue storie passate ... quella presente ... gli "errori" commessi.
Abbiamo toccato argomenti ancor più personali, intimi, a tratti ridendoci sopra e sdrammatizzando con ironia.
Ho principalmente ascoltato, come al mio solito e per amore, ed ho incamerato una mole di informazioni su di lei tale da capire quanti cambiamenti ha effettuato in tre anni e quanti altri ne ha in cantiere di compiere se solo riuscisse ad esprimere, come vorrebbe lei, quanto ha dentro. E devo dire che il modo in cui li ha espressi sabato, e domenica in particolare, mi ha profondamente colpito. Non potrò dimenticare, tra tante, come ha descritto il suo nuoto teatrale.
Era reale.
Vivere momenti così particolari non mi capita spesso. Vivevo in maniera fortemente empatica.
Nonostante questo, non ho trovato il coraggio di esprimere e di dire quanto effettivamente sentivo in quei frangenti, per paura probabilmente di rovinare tutto. Per consuetudine familiare e sociale.
Il mio famoso "Rischiare".
Me lo ha anche fatto notare lei, quando mi ha chiesto di raccontarle della mia relazione vissuta a Ferrara e perchè ho avuto solo quella storia fino ad ora: non bisogna temere di provare, male che vada si prende un rifiuto, si incassa e si ritenta.
Molte di quelle cose non dette le può trovare scritte nelle pagine di questo blog. Lei non sa che l'anno scorso, poco dopo l'apertura della sua pagina, anch'io ho cominciato a scrivere i miei pensieri e stati d'animo su uno spazio, senza che NESSUNO sapesse cosa scrivessi.
Ho pensato che lei possa essere la prima persona alla quale far leggere la mia vita.
Mi piacerebbe darle questo URL per farmi conoscere meglio.
Ho trascorso l'ultimo fine settimana provando tanti sentimenti, forti e allo stesso tempo piacevoli, come in quell'occasione.
Questo fine settimana l'ho trascorso in viaggio, come di consueto; però, l'unico momento di solitudine è avvenuto durante il tratto in auto verso il Piemonte, verso Alessandria precisamente. Ci sono andato per ritrovare una persona con la quale mi sono visto solo in tre occasioni: durante il congresso che ha organizzato ad Ischia nel 2006; a Napoli due mesi dopo quell'evento e lo scorso gennaio a Genova. Abbiamo i contatti su facebook e su MSN e quando possibile riusciamo a trascorrere del tempo scambiando due chiacchiere.
Un pò pochi gli incontri ma la verità è che sono stati più che sufficienti per instaurare un ottimo rapporto e scoprire tanto su di lei e su di noi. Specialmente quest'ultimo, fondamentalmente direi.
Probabilmente non mi conosce abbastanza eppure è stata "coraggiosa" nell'ospitarmi a casa sua, senza sapere con chi avesse a che fare. Mi ha confidato tantissimo su di lei, sulla sua vita, sulla famiglia, sulle giornate trascorse ad Alessandria e al lavoro; sulle sue storie passate ... quella presente ... gli "errori" commessi.
Abbiamo toccato argomenti ancor più personali, intimi, a tratti ridendoci sopra e sdrammatizzando con ironia.
Ho principalmente ascoltato, come al mio solito e per amore, ed ho incamerato una mole di informazioni su di lei tale da capire quanti cambiamenti ha effettuato in tre anni e quanti altri ne ha in cantiere di compiere se solo riuscisse ad esprimere, come vorrebbe lei, quanto ha dentro. E devo dire che il modo in cui li ha espressi sabato, e domenica in particolare, mi ha profondamente colpito. Non potrò dimenticare, tra tante, come ha descritto il suo nuoto teatrale.
Era reale.
Vivere momenti così particolari non mi capita spesso. Vivevo in maniera fortemente empatica.
Nonostante questo, non ho trovato il coraggio di esprimere e di dire quanto effettivamente sentivo in quei frangenti, per paura probabilmente di rovinare tutto. Per consuetudine familiare e sociale.
Il mio famoso "Rischiare".
Me lo ha anche fatto notare lei, quando mi ha chiesto di raccontarle della mia relazione vissuta a Ferrara e perchè ho avuto solo quella storia fino ad ora: non bisogna temere di provare, male che vada si prende un rifiuto, si incassa e si ritenta.
Molte di quelle cose non dette le può trovare scritte nelle pagine di questo blog. Lei non sa che l'anno scorso, poco dopo l'apertura della sua pagina, anch'io ho cominciato a scrivere i miei pensieri e stati d'animo su uno spazio, senza che NESSUNO sapesse cosa scrivessi.
Ho pensato che lei possa essere la prima persona alla quale far leggere la mia vita.
Mi piacerebbe darle questo URL per farmi conoscere meglio.
martedì 27 ottobre 2009
Faziosità
Gran rabbia oggi al lavoro.
Avrei voluto non sentire "di nascosto" quanto veniva detto dal mio capo e da un senior al mio collega di lavoro nonchè amico conosciuto a Ferrara.
Io ero ad evaporare del solvente alle spalle della scena: la cappa dove il mio amico stava lavorando.
Il mio capo lo cercava per dirgli e chiedergli qualcosa. Parte di quel discorso me lo ha riferito il mio stesso amico, dato che non trattiene nulla dei discorsi che lo riguardano.
Il discorso è partito dalla conferma di Michele sul posto di lavoro. In questi giorni scadrà il suo periodo di prova di tre mesi e son contento per lui che non lo mandino via, evento raro ma non impossibile visto che una sola volta è accaduto da quando ci sono anch'io in quest'ambiente.
I discorsi successivi riguardavano una sua carissima amica, la stessa che l'ha invitato a candidarsi in università a Ferrara. Lui sta cercando di farla rientrare in Italia, spargendo il CV al lavoro, in modo da potersi accaparrare un contratto di sostituzione di maternità, dato che in questo periodo ci sono due ricercatrici in stato interessante. Gli hanno chiesto come conosceva la ragazza, come lei l'avesse fatto arrivare dal mio prof e di cosa si stava interessando in ambito lavorativo.
Poi, dalla mia postazione al rotavapor, non so come il mio capo ha tirato fuori il discorso sul mio vecchio ricercatore con il quale ho avuto il piacere e l'orgoglio di lavorarci assieme per quasi tre anni e con il quale ho stretto un certo legame di confidenza, non profondo ma comunque buono.
Ha chiesto qualcosa sul suo attuale progetto di ricerca, di quanto se ne intendesse e cose così.
Ripeto, i nessi tra i tre discorsi non li ho ascoltati.
Mi ha fatto davvero tanta rabbia che queste domande sul progetto del mio vecchio ricercatore fossero state rivolte a lui e non a me.
Mi ha fatto credere che non sia mai stato a Ferrara, come se le mie memorie fossero state frettolosamente cancellate, come se io non potessi sapere nulla di quanto accada ora in dipartimento. Questo mi ha rattristato veramente tanto.
Loro non sanno, invece, che io sto aiutando nei limiti delle mie possibilità il mio vecchio ricercatore per trovargli un partner aziendale da dedicare al suo progetto di ricerca, mandandogli proprio il contatto del mio capo per potergli illustrare il progetto in corso.
Mi sono sentito ancora una volta estremamente poco considerato dalla parte di chi detiene il comando, perchè già in passato avevo proposto un contatto tra le due parti e perchè "my boss" sa che durante il dottorato ho lavorato proprio per e con lui.
E' come se fossi stato tagliato fuori ancora una volta.
Potrei pensare che l' abbia fatto perchè io sono troppo coinvolto nella vicenda o perchè sa fin troppo bene cosa penso del mio carissimo ricercatore, volendo sentire così una campana diversa. Questo però mi sfiducia, mi da il sapore che quello che dico non sia giusto o da prendere in considerazione.
Questo discorso lo ripeteva Lei, quando mi accusava di essere sentimentalmente parziale e fazioso, perchè coinvolto.
Rabbia, rabbia e rabbia!
Avrei voluto non sentire "di nascosto" quanto veniva detto dal mio capo e da un senior al mio collega di lavoro nonchè amico conosciuto a Ferrara.
Io ero ad evaporare del solvente alle spalle della scena: la cappa dove il mio amico stava lavorando.
Il mio capo lo cercava per dirgli e chiedergli qualcosa. Parte di quel discorso me lo ha riferito il mio stesso amico, dato che non trattiene nulla dei discorsi che lo riguardano.
Il discorso è partito dalla conferma di Michele sul posto di lavoro. In questi giorni scadrà il suo periodo di prova di tre mesi e son contento per lui che non lo mandino via, evento raro ma non impossibile visto che una sola volta è accaduto da quando ci sono anch'io in quest'ambiente.
I discorsi successivi riguardavano una sua carissima amica, la stessa che l'ha invitato a candidarsi in università a Ferrara. Lui sta cercando di farla rientrare in Italia, spargendo il CV al lavoro, in modo da potersi accaparrare un contratto di sostituzione di maternità, dato che in questo periodo ci sono due ricercatrici in stato interessante. Gli hanno chiesto come conosceva la ragazza, come lei l'avesse fatto arrivare dal mio prof e di cosa si stava interessando in ambito lavorativo.
Poi, dalla mia postazione al rotavapor, non so come il mio capo ha tirato fuori il discorso sul mio vecchio ricercatore con il quale ho avuto il piacere e l'orgoglio di lavorarci assieme per quasi tre anni e con il quale ho stretto un certo legame di confidenza, non profondo ma comunque buono.
Ha chiesto qualcosa sul suo attuale progetto di ricerca, di quanto se ne intendesse e cose così.
Ripeto, i nessi tra i tre discorsi non li ho ascoltati.
Mi ha fatto davvero tanta rabbia che queste domande sul progetto del mio vecchio ricercatore fossero state rivolte a lui e non a me.
Mi ha fatto credere che non sia mai stato a Ferrara, come se le mie memorie fossero state frettolosamente cancellate, come se io non potessi sapere nulla di quanto accada ora in dipartimento. Questo mi ha rattristato veramente tanto.
Loro non sanno, invece, che io sto aiutando nei limiti delle mie possibilità il mio vecchio ricercatore per trovargli un partner aziendale da dedicare al suo progetto di ricerca, mandandogli proprio il contatto del mio capo per potergli illustrare il progetto in corso.
Mi sono sentito ancora una volta estremamente poco considerato dalla parte di chi detiene il comando, perchè già in passato avevo proposto un contatto tra le due parti e perchè "my boss" sa che durante il dottorato ho lavorato proprio per e con lui.
E' come se fossi stato tagliato fuori ancora una volta.
Potrei pensare che l' abbia fatto perchè io sono troppo coinvolto nella vicenda o perchè sa fin troppo bene cosa penso del mio carissimo ricercatore, volendo sentire così una campana diversa. Questo però mi sfiducia, mi da il sapore che quello che dico non sia giusto o da prendere in considerazione.
Questo discorso lo ripeteva Lei, quando mi accusava di essere sentimentalmente parziale e fazioso, perchè coinvolto.
Rabbia, rabbia e rabbia!
giovedì 22 ottobre 2009
Qualcosa che [non] c'è
Sono in dubbio se scrivere un'unico commento oppure separarlo in due, data la vastità di parole che scriverò. Intanto inizio, poi deciderò in corsa.
Tra ieri ed oggi sono successe un paio di cose che non mi stanno affatto bene e di cui ne ho risentito parecchio oggi mentre ero al lavoro.
Ieri sera, ho prestato servizio sull'ambulanza, assieme alla solita squadra del mercoledì sera, cioè un uomo ed una ragazza di 19 anni. Ci sono stati solo un paio di casi di una certa importanza. Il primo, una signora anziana caduta in casa con sospetta frattura del femore. Si è pensato un pò sul da farsi prima di prendere la tavola spinale e caricarla sopra, sperando di fare il meno male possibile all'anziana donna. La mia proposta era di usare l'estricatore in posizione invertita, in modo tale da immobilizzare anche il bacino oltre che la gamba. A pensarci ancora meglio, sarebbe stato anche di aiuto l'uso della barella a cucchiaio per posizionarla sulla tavola spinale.
Noto solo adesso che la manovra dell'estricatore è quella suggerita nel manuale che ci avevano fornito durante il corso. Bene, proprio a questo volevo arrivare con il discorso: ancora una volta suggerisco qualcosa di corretto ma non viene preso minimamente in considerazione.
Difatti, la risposta che mi viene data dalla ragazza è che l'estricatore non serve a nulla perchè non immobilizza l'arto fratturato. Si fa come dicono loro.
E uno.
Secondo caso. Incidente stradale sulla Siena-Firenze. Fortunatamente nulla di grave all'unica persona coinvolta nell'accaduto, tant'è che lo abbiamo trovato fuori dalla macchina al lato della strada. Dell'incidente di per sè niente da dire ... solo qualcosa che è accaduto durante il tragitto verso l'ospedale. Alla domanda della vittima sulla quantità di fila e d'attesa, stavo rispondendo che di solito con l'ambulanza c'è una certa priorità e che si avanza lungo la fila. Neanche il tempo di dire la metà di questo pensiero che subito vengo zittito e invitato, sempre dalla ragazza, a non rispondere mai in questo modo per evitare che i furbi se ne approfittino.
Come se già non lo facessero o non si sapesse.
Ancora una volta, una mia opinione stroncata di netto.
Con due aggravanti.
La prima, che mi faccio mettere i piedi in testa anche da una ragazza di 19 anni che per quanta esperienza da soccorritrice possa avere (1, 2 anni al massimo), non ne ha di vita.
La seconda, è che io stesso lo lascio permettere e non faccio/dico nulla in risposta!
Non so se per evitare di attaccare liti (il che è probabile) o per lasciar spazio alla prepotenza e all'incapacità di ascolto da parte delle persone.
Sta di fatto, che queste situazioni aumentano solo il mio malessere, ancor di più perchè ne sono ormai pienamente cosciente e consapevole.
Grazie alla mia famiglia, che si è sempre comportata in questo modo nei miei confronti e che non mi ha dato modo di difendermi nella giusta maniera.
L'avvenimento di oggi, invece, ha luogo sul lavoro. Purtroppo, oggi per la prima volta ho combinato un serio danno ad uno strumento. Nulla di irreparabile o di estremamente costoso, l'unico fastidio è stato solo una lunga attesa e ben tre persone che si sono adoperate per risistemarlo. Non mi sono sentito in colpa per l'accaduto, è stato un incidente ed una disattenzione certo ma, proprio per definizione di incidente, cioè qualcosa di imprevedibile ed involontario, non ho provato sensi di colpa. Ripeto, solo fastidio per il disagio creato, ed essermi "messo in mostra" in questo modo.
Non so perchè ma a questo incidente ho collegato la mia vita da bambino. Se fosse successo in casa un fatto del genere, sarebbero volate grida e mazzate dure. Ed ho ripensato a quando andavo in bicicletta e magari cadevo, proprio per incidente. L'unica cosa che mi ricordo è che avrei avuto il terrore di tornare a casa e farmi vedere ferito e con i pantaloni strappati perchè sarebbero volate botte pesanti. E' successo tante volte.
Ovvio che non accade più ora, alla mia età, e ci mancherebbe pure! Ma ho pienamente compreso come la mia famiglia mi abbia troppo negativamente influenzato il carattere. Come altre istituzioni sociali.
L'introversione, la mancanza di fiducia in me stesso, il non farsi ascoltare e il non rispettare le mie idee, le mie aspirazioni, i miei desideri. Ci credo che ho sempre vissuto una situazione difficile con tutti quelli con cui coabitavo sotto lo stesso tetto di casa! Ci credo che ero insistente quando volevo stare in compagnia dei miei fratelli perchè desideravo la loro presenza e considerazione e invece finiva sempre a botte!
Quando ero a Ferrara, avevo cambiato molto sull'introversione e stavo iniziando a lavorare con minimi successi sugli altri aspetti.
Mi rendo conto che qui a Siena ho fatto un lungo e spaventoso balzo all'indietro. "Casus belli" è stata anche la vicenda sentimentale di due anni fa che ha frantumato tutto il lavoro compiuto.
Per questo, non voglio far altro che viaggiare, stare solo con me stesso e dare libero sfogo alle mie volontà senza che nessuno si permetta di dirmi cosa fare e non fare.
La conseguenza di tutto ciò è che, nonostante abbia il desiderio di avere qualcuno vicino, non riesco più a sopportare la presenza degli altri perchè "prevaricatori".
Banalità, quale vedersi superati come se si fosse trasparenti mentre controllavo una lastra cromatografica !
Ho pensato subito alle parole della canzone di Elisa, "Qualcosa che non c'è" :
E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette senza umiltà
Senza cuore
così
Solo per far rumore
Ancora una volta, mi sono domandato cosa ci sia di "sbagliato" in me, cosa non mi permette di essere felice e di esprimermi come desidero, senza blocchi psicologici, senza provare senso di inadeguatezza.
Vorrei tanto vedere solo il sole, non smettere di sognare ma è da un bel pezzo che non credo più a queste frottole !!!!
Vorrei gratificazione !!!!
Vorrei solo riavere vicino quelle poche persone, ma fidatissime; nessuno della mia famiglia se non mio fratello maggiore che, per ironia della sorte, è l'unico che ha vissuto poco in famiglia, in mia presenza.
Voglio rompere questo muro di silenzi e di solitudini che mi sto creando attorno, possibile solo che non riesca a trovare persone giuste che mi aiutino in tutto ciò?
Mi è stato detto che da soli non si va avanti; purtroppo è ciò che sto facendo da un mucchio di tempo a questa parte e la pentola a pressione non regge ormai più.
Tutto questo tempo a chiedermi Cos'è che non mi lascia in pace Tutti questi anni a chiedermi Se vado veramente bene Così Come sono Così Così un giorno Ho scritto sul quaderno Io farò sognare il mondo con la musica Non molto tempo Dopo quando mi bastava Fare un salto per Raggiungere la felicità E la verità è che Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare il sole sorgere Questo è sempre stato un modo Per fermare il tempo E la velocità I passi svelti della gente La disattenzione Le parole dette Senza umiltà Senza cuore così Solo per far rumore Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare Il sole sorgere E miracolosamente non Ho smesso di sognare E miracolosamente Non riesco a non sperare E se c'è un segreto E' fare tutto come Se vedessi solo il sole Un segreto è fare tutto Come se Fare tutto Come se Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole E non Qualcosa che non c'è
Tra ieri ed oggi sono successe un paio di cose che non mi stanno affatto bene e di cui ne ho risentito parecchio oggi mentre ero al lavoro.
Ieri sera, ho prestato servizio sull'ambulanza, assieme alla solita squadra del mercoledì sera, cioè un uomo ed una ragazza di 19 anni. Ci sono stati solo un paio di casi di una certa importanza. Il primo, una signora anziana caduta in casa con sospetta frattura del femore. Si è pensato un pò sul da farsi prima di prendere la tavola spinale e caricarla sopra, sperando di fare il meno male possibile all'anziana donna. La mia proposta era di usare l'estricatore in posizione invertita, in modo tale da immobilizzare anche il bacino oltre che la gamba. A pensarci ancora meglio, sarebbe stato anche di aiuto l'uso della barella a cucchiaio per posizionarla sulla tavola spinale.
Noto solo adesso che la manovra dell'estricatore è quella suggerita nel manuale che ci avevano fornito durante il corso. Bene, proprio a questo volevo arrivare con il discorso: ancora una volta suggerisco qualcosa di corretto ma non viene preso minimamente in considerazione.
Difatti, la risposta che mi viene data dalla ragazza è che l'estricatore non serve a nulla perchè non immobilizza l'arto fratturato. Si fa come dicono loro.
E uno.
Secondo caso. Incidente stradale sulla Siena-Firenze. Fortunatamente nulla di grave all'unica persona coinvolta nell'accaduto, tant'è che lo abbiamo trovato fuori dalla macchina al lato della strada. Dell'incidente di per sè niente da dire ... solo qualcosa che è accaduto durante il tragitto verso l'ospedale. Alla domanda della vittima sulla quantità di fila e d'attesa, stavo rispondendo che di solito con l'ambulanza c'è una certa priorità e che si avanza lungo la fila. Neanche il tempo di dire la metà di questo pensiero che subito vengo zittito e invitato, sempre dalla ragazza, a non rispondere mai in questo modo per evitare che i furbi se ne approfittino.
Come se già non lo facessero o non si sapesse.
Ancora una volta, una mia opinione stroncata di netto.
Con due aggravanti.
La prima, che mi faccio mettere i piedi in testa anche da una ragazza di 19 anni che per quanta esperienza da soccorritrice possa avere (1, 2 anni al massimo), non ne ha di vita.
La seconda, è che io stesso lo lascio permettere e non faccio/dico nulla in risposta!
Non so se per evitare di attaccare liti (il che è probabile) o per lasciar spazio alla prepotenza e all'incapacità di ascolto da parte delle persone.
Sta di fatto, che queste situazioni aumentano solo il mio malessere, ancor di più perchè ne sono ormai pienamente cosciente e consapevole.
Grazie alla mia famiglia, che si è sempre comportata in questo modo nei miei confronti e che non mi ha dato modo di difendermi nella giusta maniera.
L'avvenimento di oggi, invece, ha luogo sul lavoro. Purtroppo, oggi per la prima volta ho combinato un serio danno ad uno strumento. Nulla di irreparabile o di estremamente costoso, l'unico fastidio è stato solo una lunga attesa e ben tre persone che si sono adoperate per risistemarlo. Non mi sono sentito in colpa per l'accaduto, è stato un incidente ed una disattenzione certo ma, proprio per definizione di incidente, cioè qualcosa di imprevedibile ed involontario, non ho provato sensi di colpa. Ripeto, solo fastidio per il disagio creato, ed essermi "messo in mostra" in questo modo.
Non so perchè ma a questo incidente ho collegato la mia vita da bambino. Se fosse successo in casa un fatto del genere, sarebbero volate grida e mazzate dure. Ed ho ripensato a quando andavo in bicicletta e magari cadevo, proprio per incidente. L'unica cosa che mi ricordo è che avrei avuto il terrore di tornare a casa e farmi vedere ferito e con i pantaloni strappati perchè sarebbero volate botte pesanti. E' successo tante volte.
Ovvio che non accade più ora, alla mia età, e ci mancherebbe pure! Ma ho pienamente compreso come la mia famiglia mi abbia troppo negativamente influenzato il carattere. Come altre istituzioni sociali.
L'introversione, la mancanza di fiducia in me stesso, il non farsi ascoltare e il non rispettare le mie idee, le mie aspirazioni, i miei desideri. Ci credo che ho sempre vissuto una situazione difficile con tutti quelli con cui coabitavo sotto lo stesso tetto di casa! Ci credo che ero insistente quando volevo stare in compagnia dei miei fratelli perchè desideravo la loro presenza e considerazione e invece finiva sempre a botte!
Quando ero a Ferrara, avevo cambiato molto sull'introversione e stavo iniziando a lavorare con minimi successi sugli altri aspetti.
Mi rendo conto che qui a Siena ho fatto un lungo e spaventoso balzo all'indietro. "Casus belli" è stata anche la vicenda sentimentale di due anni fa che ha frantumato tutto il lavoro compiuto.
Per questo, non voglio far altro che viaggiare, stare solo con me stesso e dare libero sfogo alle mie volontà senza che nessuno si permetta di dirmi cosa fare e non fare.
La conseguenza di tutto ciò è che, nonostante abbia il desiderio di avere qualcuno vicino, non riesco più a sopportare la presenza degli altri perchè "prevaricatori".
Banalità, quale vedersi superati come se si fosse trasparenti mentre controllavo una lastra cromatografica !
Ho pensato subito alle parole della canzone di Elisa, "Qualcosa che non c'è" :
E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette senza umiltà
Senza cuore
così
Solo per far rumore
Ancora una volta, mi sono domandato cosa ci sia di "sbagliato" in me, cosa non mi permette di essere felice e di esprimermi come desidero, senza blocchi psicologici, senza provare senso di inadeguatezza.
Vorrei tanto vedere solo il sole, non smettere di sognare ma è da un bel pezzo che non credo più a queste frottole !!!!
Vorrei gratificazione !!!!
Vorrei solo riavere vicino quelle poche persone, ma fidatissime; nessuno della mia famiglia se non mio fratello maggiore che, per ironia della sorte, è l'unico che ha vissuto poco in famiglia, in mia presenza.
Voglio rompere questo muro di silenzi e di solitudini che mi sto creando attorno, possibile solo che non riesca a trovare persone giuste che mi aiutino in tutto ciò?
Mi è stato detto che da soli non si va avanti; purtroppo è ciò che sto facendo da un mucchio di tempo a questa parte e la pentola a pressione non regge ormai più.
Tutto questo tempo a chiedermi Cos'è che non mi lascia in pace Tutti questi anni a chiedermi Se vado veramente bene Così Come sono Così Così un giorno Ho scritto sul quaderno Io farò sognare il mondo con la musica Non molto tempo Dopo quando mi bastava Fare un salto per Raggiungere la felicità E la verità è che Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare il sole sorgere Questo è sempre stato un modo Per fermare il tempo E la velocità I passi svelti della gente La disattenzione Le parole dette Senza umiltà Senza cuore così Solo per far rumore Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare Il sole sorgere E miracolosamente non Ho smesso di sognare E miracolosamente Non riesco a non sperare E se c'è un segreto E' fare tutto come Se vedessi solo il sole Un segreto è fare tutto Come se Fare tutto Come se Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole E non Qualcosa che non c'è
domenica 18 ottobre 2009
Altoforno
Quanto ho faticato per premere il tasto "invio" sul mio computer, inviandole quattro semplici parole: "ciao, sei impegnata, studi?". Ci avrò messo 20 minuti, oltre a tutto il tempo impiegato a pensare se scriverle o meno.
Chi mi ha tolto la paura della conversazione è stato il prepararsi ad uscire.
Tanto timore nel premere quel tasto, tanto "sollievo" nel non avviare la conversazione.
Fottutissima stranezza.
Come sono impaurito di fronte a situazioni che desidero sperimentare ma che non sono solito vivere.
La cosa buffa è che mi rendo spaventosamente conto di quali siano i miei blocchi eppure non riesco a controllarli e superarli.
Non mi sembra piacevole vivere in questo modo. Non mi permette di essere libero, di esprimere ancora una volta le mie emozioni ed i sentiementi verso altri con la paura di non "esser capito" o, peggio ancora, "deriso".
Già, deriso. A ripensarci bene, mi sa che in tante situazioni della mia vita mi sono sentito in imbarazzo per questo distorto modo di percepire le sensazioni altrui.
Penso che proprio il motivo per cui un'infinità di volte non seguo il mio istinto è proprio dovuto all'alta probabilità di sentirmi deriso. Anche quando ho la certezza assoluta nel rispondere ad una domanda/affermazione, il più delle volte non parlo. Poi, capita di mangiarmi le mani per l'occasione persa.
Avevo imparato a non dare troppa importanza alla "critica" degli altri, giustificandola con la naturale diversità di vedute e di opinione, rispettando l'altro. Quando la faccenda diventa troppo personale ed intima, mi faccio prevaricare dall'ipotetico giudizio altrui, immaginando di considerarmi come un poveraccio, nella migliore delle ipotesi.
Questo lato del mio carattere sarà durissimo a morire, lo vedo come un'ostacolo enorme, un iceberg, di cui la punta rappresenta solo il niente della massa totale da scongelare.
Così, non farò altro che continuare a indurire il cuore verso gli altri e verso me, principalmente. Sarà difficile usare una comune fonte di calore per liquefarlo; dovrò andare direttamente di altoforno, sempre che funzioni.
Chi mi ha tolto la paura della conversazione è stato il prepararsi ad uscire.
Tanto timore nel premere quel tasto, tanto "sollievo" nel non avviare la conversazione.
Fottutissima stranezza.
Come sono impaurito di fronte a situazioni che desidero sperimentare ma che non sono solito vivere.
La cosa buffa è che mi rendo spaventosamente conto di quali siano i miei blocchi eppure non riesco a controllarli e superarli.
Non mi sembra piacevole vivere in questo modo. Non mi permette di essere libero, di esprimere ancora una volta le mie emozioni ed i sentiementi verso altri con la paura di non "esser capito" o, peggio ancora, "deriso".
Già, deriso. A ripensarci bene, mi sa che in tante situazioni della mia vita mi sono sentito in imbarazzo per questo distorto modo di percepire le sensazioni altrui.
Penso che proprio il motivo per cui un'infinità di volte non seguo il mio istinto è proprio dovuto all'alta probabilità di sentirmi deriso. Anche quando ho la certezza assoluta nel rispondere ad una domanda/affermazione, il più delle volte non parlo. Poi, capita di mangiarmi le mani per l'occasione persa.
Avevo imparato a non dare troppa importanza alla "critica" degli altri, giustificandola con la naturale diversità di vedute e di opinione, rispettando l'altro. Quando la faccenda diventa troppo personale ed intima, mi faccio prevaricare dall'ipotetico giudizio altrui, immaginando di considerarmi come un poveraccio, nella migliore delle ipotesi.
Questo lato del mio carattere sarà durissimo a morire, lo vedo come un'ostacolo enorme, un iceberg, di cui la punta rappresenta solo il niente della massa totale da scongelare.
Così, non farò altro che continuare a indurire il cuore verso gli altri e verso me, principalmente. Sarà difficile usare una comune fonte di calore per liquefarlo; dovrò andare direttamente di altoforno, sempre che funzioni.
mercoledì 7 ottobre 2009
2 euro 2 speranze
La vicenda che desidero raccontare oggi è lo scambio di una moneta da 2 euro tra me ed una vecchia conoscenza di questo blog.
Questa persona ora è mio collega di lavoro, è un buon amico ma ogni tanto mi ferisce pur facendolo involontariamente.
Mi ha portato una moneta da 2 euro tedesca con effigie speciale, per le celebrazioni dei 20 lander.
Ovviamente, l'ho ringraziato molto per il gesto, gli ho restituito il controvalore ma l'ho esortato a non istigarmi a collezionare anche le monete da 2 euro altrimenti sono tanti bei soldi che vengono meno!
Lui, che ha sempre qualcosa da dire, sempre e subito, risponde che la collezione è un valore e mal che vada sono soldi sempre spendibili in futuro, magari in caffè o a bere qualcosa specialmente quando smetterò di chiudermi a riccio e ricomincerò a pensare alle donne.
Grande! Ottimo modo per rovinarmi il resto della giornata (tanto per intenderci: abbiamo parlato di questo verso le 10 del mattino ...).
Sto proprio cercando di aprirmi, con immense difficoltà e con tempi lunghissimi ma non ne vedo via d'uscita.
C'è una ragazza che mi interessa molto, molto amica del vecchio inquilino di casa che ho sostituito e con il quale ho stretto una certa relazione d'amicizia, che spesso mi parla di lei.
Il problema è che non riesco a trovare un punto di contatto, non ce la faccio proprio. Mi sento bloccatissimo e più ci penso e più i blocchi aumentano.
Abbiamo bevuto un caffè assieme, una volta; sapeva che ero suo collega e che conoscevo Andrea dato che le aveva parlato lui di me. Quando ero ad Urbino, ho ricevuto una sua e-mail in cui mi chiedeva chi fossi.
Ho pensato che parlarne di persona sarebbe stato meglio, ecco come si è arrivati all'incontro.
Ovviamente le ho detto chi ero, tramite una foto, ma l'ho anche invitata per un caffè.
Ci siamo scambiati i profili su Facebook, l'indirizzo su MSN, ho provato una volta a chiacchierare con lei via internet e a domandarle se voleva prendere un altro caffè ma non ho sentito "mordente". Ci incrociamo solo un attimo a mensa, ci salutiamo, al massimo uno scambio di battute brevi. Poi, null'altro. Mi piacerebbe scoprirla di più, ma non so come fare, non trovo il coraggio di superarmi. Quell'unica volta che abbiamo parlato, ho scoperto che è una persona interessante con alcune attività comuni. Tramite Andrea, poi, ho saputo che abbiamo trascorso più o meno le stesse vicende sentimentali.
E' una ragazza che non passa inosservata e questo non mi facilita le cose, affatto.
Alle donne ci penso; chiudermi a riccio lo faccio in conseguenza di paure insormontabili.
Magari bastassero solo due euro per risolvere tutto!
Questa persona ora è mio collega di lavoro, è un buon amico ma ogni tanto mi ferisce pur facendolo involontariamente.
Mi ha portato una moneta da 2 euro tedesca con effigie speciale, per le celebrazioni dei 20 lander.
Ovviamente, l'ho ringraziato molto per il gesto, gli ho restituito il controvalore ma l'ho esortato a non istigarmi a collezionare anche le monete da 2 euro altrimenti sono tanti bei soldi che vengono meno!
Lui, che ha sempre qualcosa da dire, sempre e subito, risponde che la collezione è un valore e mal che vada sono soldi sempre spendibili in futuro, magari in caffè o a bere qualcosa specialmente quando smetterò di chiudermi a riccio e ricomincerò a pensare alle donne.
Grande! Ottimo modo per rovinarmi il resto della giornata (tanto per intenderci: abbiamo parlato di questo verso le 10 del mattino ...).
Sto proprio cercando di aprirmi, con immense difficoltà e con tempi lunghissimi ma non ne vedo via d'uscita.
C'è una ragazza che mi interessa molto, molto amica del vecchio inquilino di casa che ho sostituito e con il quale ho stretto una certa relazione d'amicizia, che spesso mi parla di lei.
Il problema è che non riesco a trovare un punto di contatto, non ce la faccio proprio. Mi sento bloccatissimo e più ci penso e più i blocchi aumentano.
Abbiamo bevuto un caffè assieme, una volta; sapeva che ero suo collega e che conoscevo Andrea dato che le aveva parlato lui di me. Quando ero ad Urbino, ho ricevuto una sua e-mail in cui mi chiedeva chi fossi.
Ho pensato che parlarne di persona sarebbe stato meglio, ecco come si è arrivati all'incontro.
Ovviamente le ho detto chi ero, tramite una foto, ma l'ho anche invitata per un caffè.
Ci siamo scambiati i profili su Facebook, l'indirizzo su MSN, ho provato una volta a chiacchierare con lei via internet e a domandarle se voleva prendere un altro caffè ma non ho sentito "mordente". Ci incrociamo solo un attimo a mensa, ci salutiamo, al massimo uno scambio di battute brevi. Poi, null'altro. Mi piacerebbe scoprirla di più, ma non so come fare, non trovo il coraggio di superarmi. Quell'unica volta che abbiamo parlato, ho scoperto che è una persona interessante con alcune attività comuni. Tramite Andrea, poi, ho saputo che abbiamo trascorso più o meno le stesse vicende sentimentali.
E' una ragazza che non passa inosservata e questo non mi facilita le cose, affatto.
Alle donne ci penso; chiudermi a riccio lo faccio in conseguenza di paure insormontabili.
Magari bastassero solo due euro per risolvere tutto!
venerdì 2 ottobre 2009
La vita
Stavo risistemando lo spazio sul mio computer, oggi pomeriggio.
Sono rimasto meravigliato dal fatto che metà dello spazio disponibile l'ho occupato in canzoni!
Ho aperto la cartella per sentirla tutta mentre rifacevo ordine.
Il primo brano andato in esecuzione in realtà è stato un video.
Era lo spot della nuova 500.
Video molto particolare ...
E' stato trasmesso 4 luglio 2007, lo ricordo bene perchè in tutti i giorni 4 dei mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto di quell'anno successe sempre qualcosa che mi ha segnato a vita ...
Queste parole non le ascoltavo da tantissimo, non ne ricordavo neanche il video.
Forse, inconsciamente, mi sono rimaste nella testa in questi due anni e mi hanno aiutato a maturare e far mio il pensiero che volevano esprimere.
Come confrontarmi per stabilire se sono cresciuto e maturato attraverso queste esperienze?
La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo.
Il nostro tempo.
Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze.
Sono queste che poi vanno a definirci.
Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere.
Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
La differenza tra il bene e il male.
Cosa essere e cosa non essere.
Ci insegnano chi vogliamo diventare.
In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo spontaneo e inestricabile.
Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci.
Ci legittimano nell’essere autentici e veri.
E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve.
E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno.
Sono rimasto meravigliato dal fatto che metà dello spazio disponibile l'ho occupato in canzoni!
Ho aperto la cartella per sentirla tutta mentre rifacevo ordine.
Il primo brano andato in esecuzione in realtà è stato un video.
Era lo spot della nuova 500.
Video molto particolare ...
E' stato trasmesso 4 luglio 2007, lo ricordo bene perchè in tutti i giorni 4 dei mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto di quell'anno successe sempre qualcosa che mi ha segnato a vita ...
Queste parole non le ascoltavo da tantissimo, non ne ricordavo neanche il video.
Forse, inconsciamente, mi sono rimaste nella testa in questi due anni e mi hanno aiutato a maturare e far mio il pensiero che volevano esprimere.
Come confrontarmi per stabilire se sono cresciuto e maturato attraverso queste esperienze?
La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo.
Il nostro tempo.
Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze.
Sono queste che poi vanno a definirci.
Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere.
Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
La differenza tra il bene e il male.
Cosa essere e cosa non essere.
Ci insegnano chi vogliamo diventare.
In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo spontaneo e inestricabile.
Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci.
Ci legittimano nell’essere autentici e veri.
E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve.
E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno.
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